Avete presente il tormentone del comico calabrese Franco Neri che, appena entrato in scena, partiva subito con la battuta classica del suo repertorio: “Franco oh Franco…”, e tutti a ridere. Ce n’è un altro di personaggio che, nonostante alcune evidenti similitudini con il caratterista in oggetto, non fa di mestiere il comico. Mi riferisco a Massimo Ciancimino, figlio del più famoso Vito, già sindaco di Palermo negli anni del sacco, che con le sue rivelazioni ha aperto squarci di verità inquietanti rispetto alle dinamiche, occulte e inconfessabili, che forgiarono gli equilibri di potere dell’Italia scossa dalle stragi. Equilibri peraltro stancamente trascinatisi fino ai nostri giorni. Massimo Ciancimino negli ultimi anni è divenuto una figura quasi familiare per gli italiani perché costantemente invitato nei talk show più seguiti del belpaese, specie nell’arena di Santoro. Temuto, deriso e al contempo vezzeggiato, Massimo Ciancimino ha certamente un pregio: ha dato un impulso decisivo per la riapertura di casi, in primis quello riguardante la trattativa stato-mafia negli anni ’92 e ’93, troppo frettolosamente lasciati cadere in un colpevole oblio. I suoi detrattori gli rimproverano di fare dichiarazioni a rate, abilmente cadenzate secondo il suo personalissimo interesse, principalmente volto alla conservazione delle molte sostanze illecitamente accumulate dal padre e finite nel mirino della magistratura che lo ha già condannato in primo e secondo grado per riciclaggio. Anche il noto giornalista e scrittore Francesco la Licata è rimasto affascinato dalla figura di Massimo Ciancimino tanto da scriverci un libro, bello e avvincente, incentrato sulla vita del padre di quest’ultimo e titolato “Don Vito”. Molti dei personaggi chiamati in causa da Massimo Ciancimino hanno improvvisamente ritrovato la memoria, a partire da Violante che dopo anni di silenzio ha inteso rilasciare dichiarazioni alla magistratura siciliana. I documenti, sulla cui autenticità non v’è uniformità di vedute, consegnati da Ciancimino all’autorità giudiziaria contengono certamente spunti interessanti. Il cosiddetto “Papello”, il foglio cioè con le richieste che Riina presentò allo Stato per interrompere la mattanza, n’è costituisce il piatto forte. Trattativa che, a sentire Ciancimino, avrebbe trovato nei già ministri Rognoni e Mancino i destinatari delle richieste. Uomini politici che, per una singolare causalità, hanno pure ricoperto, uno dopo l’altro, il delicato incarico di vicepresidente del Csm, eletti quindi anche con il gradimento delle correnti dell’Anm. Naturalmente i diretti interessati smentiscono sdegnati. Su un punto però il racconto di Ciancimino pareva traballante, quando non omertoso. Sulla mancata chiara identificazione della figura del cosiddetto signor Franco, misterioso uomo dei servizi al centro di tutte le trame oscure raccontate da Massimo Ciancimino. La questione della identificazione del signor Franco aveva assunto il grado di mania collettiva, con giornali del calibro di Repubblica che si cimentavano in esperimenti fantasiosi, persino pubblicando on-line foto di presunti signor Franco, ignari e lontanissimi dai fatti in oggetto. Tutta l’Italia voleva dare un volto a Franco. Fino a quando Ciancimino non ha accostato il nome del signor Franco a quello del prefetto Gianni De Gennaro, attualmente a capo dei servizi segreti italiani. Per Ciancimino De Gennaro avrebbe fatto parte del “giro di Franco”. Le sue dichiarazioni gli sono valse una querela per calunnia, mentre De Gennaro ha intravisto nelle sue parole un tentativo di “vendetta di stampo mafioso”. Da allora Ciancimino è mediaticamente scomparso. Le ultime notizie sul personaggio risalgono a qualche mese fa, quando alcuni giornalisti, tra cui Bianconi sul Corriere della Sera, accennarono ad un nuovo filone di’inchiesta per riciclaggio a carico di Ciancimino, intercettato mentre discuteva di affari con un calabrese residente al nord. Da allora più nulla. Lo charme di Ciancimino junior sembra irrimediabilmente in calo. Nessuno, nemmeno a Repubblica.it, vuole più saperne del signor Franco. E allora a noi, inguaribili curiosi, non resta che rivedere le gag di Franco Neri e ripetere con lui: “Franco, oh Franco…”.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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