La crisi del bipolarismo è certa. Persino tifosi entusiasti del modello anglosassone come Salvati hanno avuto il tempo di ricredersi. Centrodestra e centrosinistra sono concetti vuoti. Non esprimono nulla, non evocano niente di più se non differenti nomenclature. Eppure, faticosamente, questo schema vigente dal 1993 con l’introduzione del sistema maggioritario denominato “mattarellum” ancora tiene. Forse perché, nel vuoto della politica e delle idee, l’unico caposaldo certamente riconosciuto è rappresentato dalla divisione umorale tra chi venera Berlusconi e chi lo detesta. La sintesi del nostro sistema dell’alternanza si riduce fondamentalmente a questo. Ora, si affaccia sul panorama nazionale un nuovo tentativo terzo polista che rievoca il solito spettro del “centro”. Dopo i tentativi non brillantissimi di D’Antoni nel 2001 con la sua Democrazia Europea e di Tabacci nel 2008 con la Rosa Bianca, adesso è il turno di Casini. Curiosa parabola quella del bel Pierferdy. Protagonista assoluto della morente era berlusconiana, nella quale ha ricoperto sempre incarichi di prestigio, coglie improvvisamente tutti i limiti della “politica dell’amore” nel momento in cui non si sente più garantito. Strada facendo raccoglie un altro smemorato emiliano, tale Fini, anch’egli desideroso di convincere gli italiani di poter rappresentare il nuovo, nonostante abbia per quasi un ventennio puntellato il sistema di potere dell’arrapato di Arcore. Le cose sono cambiate e i vecchi amici si sono trasformati in acerrimi rivali. Sembra passato un secolo da quando Fini e Casini, ribattezzati cip e ciop da Berlusconi, sminuivano il problema del conflitto di interessi per ingraziarsi le simpatie del sultano. Chissà se in questi mesi, nei quali Fini ha avuto modo di assaggiare il manganello mediatico del suo ex sodale, i due sono stati colti da qualche ripensamento circa le loro lungimiranti strategie politiche. A loro si è affiancato, da sinistra, il solito Rutelli forse perché desideroso di battere tutti i record europei per numero di cambi di casacca. Oggi è più semplice dire in quale partito Rutelli non ha militato anziché il contrario. E in grado questo terzetto di giovani virgulti e ostinati sognatori (di poltrone) di mandare in soffitta il bipolarismo italico? Mah. L’impressione è che la loro presenza “terza”, piuttosto che accelerare la fine del bipolarismo possa finire con il rivitalizzarlo. Perché magari gli italiani, spaventati dalla presenza dei soggetti in questione, pur di non essere governati da simili riciclati potrebbero subire la tentazione di rivalutare l’esistente. E con queste alternative Berlusconi governerà vita natural durante.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale, Politica

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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