Se perfino il duo Feltri-Belpietro su Libero di ieri si domandava se Silvio è bollito, significa che la fine è davvero dietro l’angolo. Senza indugiare troppo sui motivi che determineranno da qui a breve la caduta del sistema di potere berlusconiano, mi preme di più cercare di capire cosa ci aspetta oltre l’orizzonte. Perché se è vero che venti anni di non-politica hanno provocato certamente un indebolimento strutturale del sistema democratico nel suo complesso, non è detto che basti la cacciata del” tiranno” per invertire le lancette della storia. A dirla tutta, invece, temo che il dopo Berlusconi possa rivelarsi se possibile persino peggiore del presente. La politica non si inventa e, a differenza di quello che molti erroneamente pensano, è una cosa seria che non dovrebbe essere lasciata fare a dilettanti allo sbaraglio buoni perlopiù per la Corrida. Eppure la criminalizzazione scientifica dei cosiddetti politici di professione a quale nuova categoria eletta ha aperto la strada? Il mito della meravigliosa società civile è sparito, e sulla scena sono rimasti solo politici per disperazione (altrui) ben rappresentati da gente tipo Domenico Scilipoti. Ora, la democrazia partecipata è stata sostituita da una sorta di telecrazia permanente dove, i titolari di un marchio operanti nel mondo della politica, cercano endemicamente di guadagnare consenso abbracciando gli stessi schemi che usano i pubblicitari per promuovere i loro prodotti. Nessuno forma e seleziona più le future classi dirigenti, preferendo affidarsi a sistemi tipo il “bunga bunga” per capire chi ha i “numeri” per approdare in Parlamento. Credete che il sistema Paese potrà reggere molto a lungo di fronte a tale sciatteria? Ne dubito. Andando nel concreto, se pensiamo a chi, fisicamente, possa ambire a sostituire Berlusconi nel futuro prossimo venturo, mi vengono in mente solo figure mediocri, ad essere generosi. A partire dagli ex scudieri di Berlusconi, Fini e Casini, i quali, lungimiranti, si sono accorti dei limiti del loro capo dopo quasi vent’anni e solo dopo avere ottenuto, a dispetto di limiti evidenti, prebende di ogni tipo. Del Pd è inutile parlare. Un luogo metafisico, popolato da anime migranti, rimaste sepolte dalle macerie del crollo del muro di Berlino. Ritorna infine il mito, pericolosissimo, dell’ingresso dell’uomo forte pronto a scendere in campo per salvare la baracca. Il nome che gira con più insistenza è quello di Montezemolo. Intanto dentro il Pdl si consuma ogni giorno con più evidenza una guerra interna che vede contrapporsi le diverse anime di un partito non più tenute insieme dal carisma di un leader sempre più in difficoltà. Per ricostruire dalle fondamenta una cultura di governo ci vorranno almeno vent’anni, a patto di partire subito. E nel frattempo che Dio ce la mandi buona.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale, Politica

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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