Secondo un recente studio dell’Istat l’Italia vive una fase di fortissima depressione economica. I disoccupati aumentano e persino molti occupati finiscono con lo scivolare nella triste categoria dell’esclusione sociale a causa di salari irrisori e di politiche inadeguate. Siamo più poveri, precari e senza molte prospettive. Ma se sull’analisi delle cose quasi tutti concordano, sulle ricette le ipotesi si sprecano. Il ritornello che va per la maggiore da un ventennio a questa parte è quello incentrato sulla retorica “della crescita”. Siamo messi così, spigano fior di professori, perché il sistema è ingessato e l’economia è asfittica. Certamente è una parte del problema. Ma la verità non è racchiusa in questa minimalistica analisi. E’ vero, l’Italia fatica a produrre ricchezza ma quella che produce è spalmata in maniera diseguale. Le disparità economiche aumentano in maniera vertiginosa, il contraltare delle nuove e crescenti povertà è rappresentato infatti dai lussi smisurati che una ristretta élite di iperprivilegiati può permettersi sulle spalle delle categorie più deboli. E’ ora di pretendere politiche pubbliche che mettano un freno a questa barbarie non più sostenibile. Bisogna potenziare il welfare, imporre salari dignitosi e proporzionati al merito, colpire le rendite parassitarie e le pratiche familistiche e di favore. Una società molto diseguale è sopportabile sono nella misura in cui è estremamente limpida. Solo, cioè, nella misura in cui le enormi differenze economiche e sociali sono direttamente proporzionate al merito e all’impegno dei singoli individui. Le differenze italiche sono al contrario spesso soltanto il frutto di prassi consolidate, di logiche clientelari, familistiche e di favore. Tutto è stato privatizzato. La politica e il concetto stesso di interesse pubblico è sacrificato sull’altare dell’interesse particolare. Siamo ai prodromi di una crisi sociale dai risvolti imprevedibili. L’incantesimo che ha tenuto fino ad ora il Paese inebetito e paralizzato sta per terminare. E il risveglio repentino dei sonnambuli è pacificamente considerato un momento molto pericoloso. Per tutti.

    Categorie: Economia, Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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