Il successo elettorale di Luigi de Magistris è una sorpresa solo per quelli abituati a sorprendersi. Gli ingredienti per un ulteriore affermazione dell’ex pm c’erano tutti. Il Pd paga decenni di amministrazione scriteriata, specie al sud, mentre monta una rabbia popolare che cerca nella figura dell’angelo vendicatore il proprio riscatto. Sia chiaro, e lo premetto, non credo che questo sia un male. La gente si è stancata di contrapposizioni finte che mirano sempre e in ogni caso al mantenimento di uno status quo che garantisce una manica di sfruttatori avvezzi al crimine a spese degli ultimi e degli emarginati. I voti a de Magistris non possono essere superficialmente considerati soltanto come espressione di una crescente insofferenza verso Berlusconi e, per contro, di solidarietà ai giudici oggetto degli strali del Cav. Non bisogna mai dimenticare infatti che de Magistris, da pm, non fu oggetto di sanzioni da parte dei soliti “ servi di Berlusconi”, ma del massimo organo di autogoverno della magistratura, quel Csm cioè che esprimeva all’epoca come vicepresidente Nicola Mancino, recentemente tirato in ballo dal pentito Brusca quale terminale della trattativa Stato-mafia. I successi di de Magistris danno sì forza a coloro i quali intendono affrontare la questione morale, ma una questione morale che, prima della politica, riguarda proprio la magistratura. Se dal punto di vista politico la vittoria di un personaggio come de Magistris può certamente velocizzare la fine di un sistema di potere non più difendibile, nutro invece delle perplessità sull’uomo. Mi chiedevo come mai tante persona finite nel mirino insieme a lui, che ebbero il coraggio di metterci la faccia quando “infuriava la battaglia” in difesa delle sue inchieste, quelle stesse che gli permisero pure di guadagnare una certa notorietà nazionale, siano oggi così lontane e deluse dall’uomo nel quale avevano fermamente creduto. Mi riferisco al giudice Forleo, al giornalista Carlo Vulpio, a Beppe Grillo e a tanti altri che, guarda caso, hanno fatto tutti delle decise inversione a U una volta approfondita la conoscenza con il neocandidato sindaco di Napoli. Domande che hanno smesso di assimilarmi quando ebbi modo di conoscere di persona, seppur rapidamente, il “mito di Catanzaro”. Incontrai de Magistris quattro volte. La prima nella redazione della Gazzetta del sud di Reggio Calabria durante la campagna elettorale per le europee. Mi parve un uomo freddo e distaccato ma le mie sensazioni erano ancora surclassate dall’aurea di eroe moderno che, ai miei occhi, avvolgeva l’ex pm. Nei successivi incontri, uno negli studi televisivi di “Perfidia” in onda su “Telespazio”, gli altri in pubblici dibattiti, finita la fase emozionale, rimase impressa nella mia mente soltanto la sensazione primigenia, spogliata di qualsiasi sovrastruttura emotiva. A quel punto tutti i miei dubbi scomparvero d’incanto e i miei perché trovarono silenziose ma convinte risposte.

    Categorie: Editoriale, Politica

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