Francesco Maria Toscano per Gazzetta del sud
    Il sistema economico italiano mostra diverse fragilità. A fianco ai tanti problemi strutturali non risolti che il nostro Paese stancamente si trascina da tempo, la modernità presenta pure criticità nuove che rischiano di indebolire ulteriormente un tessuto produttivo che in Italia in generale, e nel mezzogiorno in particolare può perdere ulteriori posizioni nel confronto con gli altri Paesi occidentali. Un tema, quello del declino produttivo, che merita di essere affrontato in maniera seria e approfondita, e senza mai cedere alla comoda tentazione dell’autocompiacimento o, tanto peggio, del fatalismo piagnone che spesso contraddistingue le classi dirigenti meridionali. E proprio per tentare di dare risposte concrete, sulla base di analisi scientifiche intellettualmente oneste, che il professor Massimiliano Ferrara, docente dell’università Mediterranea, ha riunito intorno ad un tavolo esperti in materie economiche ed importanti protagonisti della vita produttiva, uniti dall’obiettivo comune di mettere a fuoco possibili strategie di crescita capaci di indicare alla Calabria alcuni modelli di sviluppo. L’incontro, titolato “Il Mediterraneo e l’Europa, un nuovo sistema creditizio per lo sviluppo economico del mezzogiorno”, ha toccato diversi aspetti e indicato alcune soluzioni. Dopo i saluti introduttivi del prof. Ferrara, il prof. Attilio Gorassini ha ricordato “l’importanza che il sistema creditizio riveste in merito allo sviluppo dei territori” e invitato la Calabria “a guardare con sempre maggiore insistenza all’area del mediterraneo”. Molto puntuale e articolata l’analisi del professore Antonio del Pozzo: “Dobbiamo abituarci a ragionare”, premette Del Pozzo, “all’interno di un quadro che è quello della società globale. Nel mondo globalizzato la crescita delle imprese va di pari passo con la crescita finanziaria”. Guardando ai fenomeni interni, poi, Del Pozzo ha distribuito qualche chirurgica bacchettata: “In Italia non abbiamo una buona finanza e il nostro sistema bancario, inoltre, non è competitivo su scala internazionale. Le nostre imprese”,continua il professore, “hanno in genere dimensioni troppo ridotte e sono pure generalmente sprovviste di figure manageriali. Penso che l’accordo di Basilea ( che stabilisce le linea guida in materia di requisiti patrimoniali delle banche, ndc) vada ripensato. L’eccessiva rigidità di alcune impostazioni rischia infatti di avere effetti paralizzanti sul sistema delle imprese. Senza una deciso cambio di marcia”, conclude Del Pozzo, “il mezzogiorno rischia la definitiva de-industrializzazione”. Molto ancorato ai temi dell’attualità e pieno di esempi significativi l’intervento di Lucio Dattola, vicepresidente di Unioncamere: “Noto con amarezza”, dice Dattola, “ che le poche eccellenze economiche reggine lentamente chiudono e il lavoro dei reggini finisce così solo con l’aumentare la ricchezza di altri territori. I calabresi devono imparare a farsi protagonisti del loro destino senza aspettare qualcuno che all’improvviso risolva tutti i problemi. Quel qualcuno non arriverà” Impietosa, poi, l’analisi di Dattola sullo stato di crisi che attanaglia il porto di Gioia Tauro: “Il porto è già morto, solo che ancora chi di dovere non trova il coraggio di dirlo con chiarezza. Le grandi imprese scappano dopo che per anni hanno usufruito di condizioni molto vantaggiose utilizzando il ricatto morale del lavoro, come se il lavoro per i calabresi fosse quasi un privilegio del padrone verso degli straccioni tenuti ad una incondizionata riconoscenza”. Pure sull’ impianto della prospettiva mediterranea, Dattola ha espresso qualche diffidenza: “ Mi dicono che è giusto guardare ai paesi del mediterraneo. Ma, mi chiedo, guardare per fare che?, in Tunisia, ad esempio, producono come noi olio di qualità, pagando però la manodopera una miseria. Non è possibile competere in questo modo”. Giuseppe Castagna, direttore generale del Banco di Napoli, ha lanciato qualche pillola di ottimismo: “La crisi finanziaria nel mondo è già passata e alcuni paesi come la Germania hanno ricominciato a crescere a ritmi sostenuti. Non credo che il problema di competitività del mezzogiorno possa essere ridotto solo ad una questione del costo del lavoro. Manca una visione strategica del futuro figlia anche della inadeguatezza della classe dirigente politica”. Ai lavori ha partecipato anche Antonio Signorello, direttore della filiale di Reggio Calabria della Banca d’Italia”. La globalizzazione, evidentemente, come abilmente spiegato dal premio Nobel Joseph Stiglitz nel suo “La globalizzazione e suoi oppositori” è foriera di opportunità ma anche di gravissimi rischi. Primo fra tutti l’estrema debolezza delle tante donne e dei tanti uomini che possono contare oggi soltanto sulla forza del loro lavoro. Concetto di lavoro che, ai nostri tempi, ha subito un degradante processo di neomercificazione di stampo ottocentesco. Riprendendo una lucida analisi del sociologo di chiara fama Luciano Gallino, l’aver messo in competizione i lavoratori occidentali con un miliardo di lavoratori dei Paesi in via di sviluppo ha determinato un livellamento dei diritti e dei salari verso il basso. Non proprio un gran risultato.

    Categorie: Economia

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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