Fa veramente impressione questo orgia di finto stupore che accompagna le dichiarazioni ipocrite e false di tante anime candide che si dicono emotivamente indignate dalle prime risultanze che emergono dall’inchiesta giornalisticamente ribattezzata sulla “P4”. Ma di che vi stupite?, dolci vergini e sacre vestali dell’etica pubblica. Tutte le notizie che affollano le redazioni dei giornaloni non dicono nulla di nuovo. Questa grande organizzazione, interna alle istituzioni, che opera per mantenere un ordine che garantisce sotto il profilo politico, economico e giudiziario il solito circo composto dai soliti noti è di dominio pubblico da almeno tre anni. Da quando cioè, i soliti noti, si misero in moto in maniera coordinata e coerente per affossare tutte quelle indagini di sistema che facevano intravedere in controluce l’immagine terrificante del mostro a più teste. I nomi che vengono fuori dalla carte sono sempre gli stessi nei quali si era imbattuto il pm de Magistris quando era a Catanzaro. I giornalisti che oggi fanno finta di scoprire l’acqua calda sono gli stessi che dolosamente hanno fatto a gara per occultare e mistificare quelle notizie che mettevano in pericolo un sistema che in qualche modo tutela loro o i loro corrucciati padroni editoriali. Più delle porcherie commesse dagli indagati odierni, preoccupano le dichiarazioni indignate di chi tenta di smarcarsi solo adesso che gli argini stanno per saltare. Il Pd e la Lega mostrano “preoccupazione” così come autorevoli esponenti del mondo delle toghe. De Magistris ha dichiarato: “I miei problemi iniziarono l’indomani della perquisizione a Bisignani”. Una dichiarazione fortissima che, questa sì, spaventa e terrorizza. Perché c’è un rapporto di causa ed effetto tra ciò che dichiara il sindaco di Napoli e la realtà empiricamente verificabile. Quindi, per capirci, se la logica ha ancora un senso, per intuire quali e quanti sono gli alti papaveri che si muovono per garantire uno status quo che si regge grazie ai meccanismi propri di Bisignani e compagnia, basterebbe ricordare i nomi dei tantissimi che, da posizioni differenti, si impegnarono per impedire dolosamente che quel calderone venisse scoperchiato. Ma siccome i fatti sono ostinati e non si possono intimidire o licenziare tutte le persone per bene che amano la verità, ecco che i soliti noti ciclicamente tornano alla ribalta. A chi ha letto “Il caso Genchi”, le grandi rivelazioni di oggi non dicono nulla. Il nostro paese è così corrotto che oramai colpisce alla luce del sole non tanto quelli che vengono scoperti con le mani nella marmellata ma quelli, come Genchi, che li scoprono. Quando un sistema di potere avvezzo alla violazione dell’etica e delle leggi può imporre con la forza i suoi metodi, significa che la democrazia è completamente svuotata. Adesso il pericolo più grande non è rappresentato tanto dalla presenza di alcuni personaggi finiti al centro dell’inchiesta, quanto dalla capacità che alcuni protagonisti del vecchio mondo dimostreranno di possedere nel riciclarsi, magari sulla pelle dei compagni di un tempo. La storia siamo noi, cantava De Gregori, ed è su quella che un paese senza memoria come il nostro deve puntare per cambiare le cose. Non c’è nessun mistero da scoprire. I fatti e le persone sono state già tutte scoperte. Serve solo il coraggio di guardare e la voglia di capire.

    Categorie: Editoriale, Politica

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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