L’informazione italiana non ha il senso del ridicolo. Da giorni le prime pagine dei giornaloni nazionali sono pieni di “sgup”, per dirla con Biscardi, vecchi come il cucco. Con qualche annetto di ritardo, alla grande stampa italica comincia a venire il velato dubbio che esistano nel belpaese cricche, ribattezzate senza fantasia p3 e p4, capaci di drogare la vita democratica delle istituzioni repubblicane. A leggere le pensose analisi gravide di finto stupore delle migliori penne nostrane verrebbe da rispondere con una sonora e liberatoria pernacchia. Ma siccome siamo educati proviamo invece a rispondere nel merito, partendo da qualche punto fermo. Niente, nulla, nada, di ciò che sta emergendo non era già emerso. Rileggendo oggi il libro “Il Caso Genchi” si ha la sensazione di vivere incastrati dentro un continuo déjà vu. Le gesta di molti protagonisti di queste segretissime associazioni, così segrete che le conoscono tutti, sono di dominio pubblico da anni. Le inchieste catanzaresi di de Magistris e le analisi milanesi della Forleo sono state falcidiate proprio perché dimostravano, carte alla mano, ciò che gli italiani intuivano già benissimo senza prove. E cioè che il sistema proprio della p2 non ci ha mai abbandonato. I nomi di Bisignani e Adinolfi, tanto per citarne due recenti, non dicono nulla solo a quelli che sono abituati ad informarsi leggendo le testate guidate da gente che, come de Bortoli, vanta “ottimi rapporti” con personaggi di questo tipo. La vera notizia però riguarda non tanto il profilo delle persone improvvisamente finite sotto l’abbagliante luce dei riflettori, quanto il silenzio che avvolge altri. Primo fra tutti Giancarlo Elia Valori, già tessera numero 283 della loggia del venerabile Gelli, ascoltato nel lontano 1983 dalla commissione parlamentare sulla p2 presieduta da Tina Anselmi. Il nome di Valori fu l’unico fra quelli ritrovati nella liste della p2 ad essere accompagnato dalla dicitura “espulso”. Valori, che ha sempre negato di essere stato affiliato alla loggia, vanta non solo un’infinità di titoli e riconoscimenti, ma ha anche ricoperto importantissimi incarichi di rilievo nazionale nei settori più disparati, dalle autostrade alla Sme. In Italia però il passato non passa mai, e nell’anno di grazia 2005, mentre tiene banco la scandalo delle scalate bancarie, il telefono di Valori secondo i tabulati analizzati da Genchi è molto attivo. Per quale motivo Valori abbia nella sua disponibilità i numeri di cellulare di politici di ogni colore, generali e magistrati, tra cui Achille Toro titolare delle inchieste sulle scalate e sul crac Cirio resta un mistero sconosciuto solo per chi non ha nessuna voglia di conoscere. In ogni caso, forse hanno ragione quelli che in attività come quelle della p4, dolcemente ribattezzata “lobby”, cosi come le odierne puttane si chiamano più educatamente “escort”, non ci trovano nulla di male. Svuotare la democrazia riducendo le istituzioni legittime a simulacri buoni per i fessi, mentre le decisioni vere vengono prese in altri luoghi e secondo logiche oscure probabilmente non è un reato accertabile da un tribunale qualsiasi. Perché è un crimine che, se reale, meriterebbe di essere giudicato dall’alta corte dell’Aja sotto la voce “delitti contro l’umanità”.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale, Italia

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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