Le dittature in Europa formalmente non ci sono più. A parte l’improbabile presidente bielorusso Lukashenko, il resto risulta sotto la voce “democrazia”. Ma siamo sicuri che sia proprio così? O forse,a ben vedere, anche il nostro sistema di democratico conserva soltanto la forma e lo sbiadito ricordo? Io propendo per questa ipotesi. Le dittature moderne,a differenza di quelle novecentesche, si sono fatte soltanto più furbe. I dittatori in senso classico infatti, una volta girato il vento, rischiano di fare la fine di Gheddafi o, nel migliore dei casi, quella di Saddam Hussein. Le migliori teste d’uovo contemporanee hanno trovato un sistema fantastico per privare il popolo di qualsiasi potere decisionale senza però certificare l’avvenuto spoglio. Il giochino, a dire il vero, è tanto semplice quanto malefico nella sua banalità. In sintesi hanno commissariato la politica, intesa come espressione della volontà popolare, attraverso la creazione di superorganismi tecnocratici guidati da uomini che non hanno ricevuto alcun mandato, e sono però in grado di dare ordini a chi è stato democraticamente eletto. Prendiamo il caso della letterina con la quale la Bce guidata da Draghi (l’agente tedesco , copyright Tremonti) spiega all’Italia quali politiche deve adottare. A che titolo parla? A nome di chi? Da vent’anni oramai le politiche iperliberiste affamano inermi e disinformati cittadini di mezzo mondo, costretti a subiri supini e disorientati lo smantellamento dello Stato sociale finalizzato all’arricchimento smisurato di una èlite di oligarchi avida e schiavista. Destra e sinistra sono categorie senza senso. Chiunque governi non cambia nulla perché questa classe dirigente nella sua totalità è al servizio di un disegno sovranazionale finalizzato al rafforzamento di un nuovo ordine mondiale fondato sulle disuguaglianze , la mortificazione dell’uomo e la mistificazione mediatica. Finalmente persino la Chiesa comincia ad accorgersene e denuncia i limiti di un mercato sfrenato e senza regole. L’Europa è già di fatto unita sotto la stessa dittatura. Dove fallì Hitler con le baionette, trionfarono invece gli euro burocrati con la carta bollata.

    Categorie: Economia, Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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