Lo scontro tra il premier Berlusconi e il ministro dell’economia Tremonti comincia a diventare stucchevole. Le continue frizioni non aiutano e alimentano un’area di irresponsabilità. Di Tremonti è apprezzabile la vena analitica che però quasi mai si traduce in buoni provvedimenti. La politica dei tagli lineari è una fesseria, i continui condoni uno scandalo e l’idea di istituire una social card per i meno abbienti è perfettamente in linea con quella idea di capitalismo compassionevole da respingere con tutte le forze. Insomma Tremonti in concreto è fautore di politiche mediocri, ad essere generosi. Se però ci si limita a leggere le cose che l’ex tributarista di Sondrio scrive, viene quasi la tentazione di dargli ragione. In uno dei suoi ultimi libri “La Paura e la Speranza”, Tremonti individua parte del problema che affligge il mondo nel primato del mercato sulla politica e quindi sulle leggi e sulle regole. Ottima intuizione, che sarebbe utile se però trovasse pratica applicazione. Oltre che sul piano dell’azione politica, Tremonti non convince poi sul piano dell’etica personale. Per quale motivo un milionario come il ministro senta il bisogna di farsi pagare la casa, manco fosse uno Scajola qualsiasi, da un personaggio coma Milanese resta un mistero doloroso. In ogni caso, fatte queste dovute premesse, credo che nello scontro con il premier, il ministro abbia qualche ragione. Interessante, a tal proposito, una sortita dell’ex ministro socialista Formica che formula un invito a Tremonti affinché quest’ultimo spieghi al Paese la sua verità. Contestualmente, Formica analizza con lucidità l’attuale quadro internazionale, denunciando con chiarezza lo svuotamento delle moderne sovranità nazionali ad opera di organismi tecnici e non rappresentativi. Le sanguisughe annidate nei principali santuari finanziari hanno oggi vinto una inutile battaglia, “persuadendo” il premier greco Papandreau a fare marcia indietro rispetto all’ipotesi che il popolo greco fosse doverosamente interpellato circa i provvedimenti imposti dai tecnocrati dell’Unione. Una decisone miope e irresponsabile che finirà con l’alimentare un’ondata di indignazione e di protesa forse non più incanalabile. Strana parabola quella dei tedeschi, endemicamente desiderosi di conquistare il resto d’Europa. Dove fallì Hitler con le baionette riesce a distanza di settanta anni la Merkel con la carta bollata. Quasi nessun Paese europeo è oggi in grado di autodeterminarsi previo assenso della Cancelliera. Con buona pace di chi non trova di meglio da fare che limitarsi all’invettiva come le comare cantate da De Andrè. Caro Silvio, la Merkel sarà anche “una culona inchiavabile” ma ci comanda a bacchetta.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale, Politica

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