La nostra democrazia è finita. Con il complice consenso dei giornali di proprietà delle banche, del presidente della Repubblica Napolitano e di una finta opposizione, incarnata da Bersani, nemica del popolo e amica degli euro strozzini, siamo arrivati al capolinea. Come tutti gli avvenimenti nefasti, capaci di sconvolgere per sempre secoli di conquiste democratiche, il delitto si perfeziona all’interno di una surreale cornice marzulliana e cioè “sottovoce e piano piano”. Monti non è espressione di nessuno se non dei grandi potentati economici internazionali, oramai così tracotanti da imporre a viso aperto un loro commissario senza neppure il fastidio di dover asservire la politica agli interessi di parte. Siamo alla surroga palese che non rispetta neppure le forme. Come in ogni tragedia che si rispetti però non manca il lato comico della questione. La “spaventosa crisi” che fa sprofondare i mercati mettendo in ginocchio l’Italia si sarebbe già placata al solo sentire il nome di Monti, novello profeta e dispensatore della buona novella. Ma fateci il piacere! A qualsiasi latitudine, il potere ontologicamente malvagio usa gli stessi metodi conditi dalle stesse tecniche dissimulatorie. Mi spiego meglio. Sono nato e cresciuto nella Calabria profonda, terra di mafia e di paura spesso alimentata dalla viltà e dall’interessata ipocrisia. Le libertà economiche, in questo sfortunato lembo di terra, non esistono perché la forza impone le regole e quindi il “pizzo”. Le cronache dei giornali sono piene di storie emblematiche che testimoniano il “modus operandi” di molte organizzazioni dedite al controllo del territorio. Per indurre anche i commercianti più riottosi a “ragionare” con chi rappresenta l’autorità di fatto, spesso le cosche suggeriscono la soluzione di problemi da loro stessi creati. Cosicché prima intimidiscono lo sfortunato bersaglio, per poi proporsi come filantropi capaci di restituire allo sfortunato la serenità perduta. Non “a gratis” però, perché anche “alla bontà” c’è un limite. I grandi oligarchi internazionali sembrano seguire, in maniera più raffinata e rispettando le formali procedure, degli schemi sovrapponibili a quelli appena raccontati. Prima cioè scatenano contro l’Italia una forsennata e dolosa speculazione, per poi proporre ricette e uomini capaci, guarda caso, di allontanare scenari spaventosi da loro stessi artatamente costruiti. Bravi, complimenti. A voi, a guardarvi bene, manca solo la coppola.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale, Politica

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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