Aboliamo il voto. E’ questo l’ultimo coerente tassello di un disegno autoritario basato sulla dittatura della finanza immorale. E’ bene che i padroni si assumano le loro responsabilità completamente, così come hanno fatto prima di loro altri dittatori del passato del calibro di Mussolini ,o più recenti come Saddam Hussein e Gheddafi. Nessuno prova più pudore nell’affermare bestialità del tipo “non si può votare ora per non innervosire i mercati”. E chi ci assicura che alla scadenza naturale della legislatura i fantomatici mercati si saranno calmati? Bonomelli?. La democrazia, ossia l’idea che il potere trovi legittimazione dal mandato popolare, è vissuta da più parti come una inutile camicia di forza, e quindi invito i tanti Soloni che predicano impudicamente tali teorie ad essere consequenziali fino in fondo con le loro scellerate opinioni. Chiedano, quindi, la cessazione fino a data da destinarsi del libero esercizio del voto in nome del superiore interesse nazionale a rassicurare i mercati internazionali nonché quelli ittici e ortofrutticoli. Con lo stesso schema, chiedano poi il completo annullamento di qualsiasi garanzia in capo ai salariati, ovunque occupati, da ritenersi come inutili fardelli al possibile decollo di una economia brillante come quella italiana frenata dalla zavorra rappresentata da uomini e donne nemici della crescita e quindi dell’interesse nazionale e mondiale. Al fine di ottenere il tanto agognato pareggio di bilancio si taglino infine le pensioni, si chiudano gli ospedali, le scuole e gli asili nido. Sono riforme dure, si capisce, ma necessarie per “rimettere in carreggiata l’Italia” come ha elegantemente proposto il presidente francese Sarkozy. Bene signori, abbiate il coraggio di fare tutto questo per poi vedere di nascosto, come recitava quel simpatico motivetto di tanto tempo fa, “l’effetto che fa”. L’unica cosa che non potete fare, di contro, è violentare il sistema democratico e lo stato di diritto per poi magari, alla bisogna, farvene scudo. Chi intende perseguire strade oblique deve essere pronto ad accettarne gli innumerevoli e insiti rischi.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale, Politica

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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