Finalmente, ancora sottotraccia, si è aperto un dibattito importante all’interno del partito democratico. L’ala maggioritaria e più “berlusconiana” del partito, quella cioè che fa riferimento a Enrico Letta, Veltroni e Fioroni, soffre il salutare e crescente protagonismo di nuovi politici, seri, preparati e intellettualmente onesti ,come Stefano Fassina. Fassina, da non confondere con il torinese Fassino (quello di “abbiamo una banca”)è l’attuale responsabile economico del Pd e, cosa scandalosa visti i tempi, dice cose di sinistra. Troppo per un partito come il Pd che non può sopportare che al suo interno si alimentino voci di nuovi protagonisti capaci di proporre ricette diverse da quelle imposte dal liberismo internazionale galoppante, ben rappresentato in Italia dal Pup (Partito unico del potere) che va da Berlusconi a Veltroni e D’Alema, passando per Fini Casini e cicciobello Rutelli. Come cantavano gli articolo 31 qualche anno fa, oggi “l’impresa eccezionale è essere normale”. Fassina è per la tutela dei diritti dei lavoratori, non condivide le ricette di un uomo di destra eletto nel Pd come Ichino, crede nella volontà popolare e quindi non si entusiasma per governi tecnici o di responsabilità nazionale. Aggiungiamo pure che il suo nome non è mai stato associato a nessuno scandalo, che non risulta contiguo a nessuna cosca e che non è solito frequentare gli ovattati salotti televisivi dei paludati talk shaw italici, cosicché tutti possano comprendere perché gli zombie del Pd lo soffrano con sempre maggiore malcelata evidenza. Alcuni suoi lungimiranti compagni di partito, inoltre, pare gli abbiano consigliato di trasferirsi in Corea del Nord. Simpatici. Non si sono accorti però che il viaggio ad oggi risulterebbe pressoché inutile. Guardatevi intorno, la Corea del Nord è già qui.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    7 Commenti

    1. Teobaldo di Provins scrive:

      Se le cose non le sapete, sappiatele. Fassina è uno dei collaboratori stretti di Bersani e un pupillo di d’Alema. Siete pressappochisti come quelli di Repubblica.

    2. Il Moralista scrive:

      Caro Teobaldo. Grazie per l’illuminante contributo. Non ci voleva però un genio per capire che Fassina è vicino a Bersani visto che lo ha voluto lui a capo del dipartimento economia. Così come non è un mistero che D’Alema abbia spinto per Bersani a capo del Pd. Queste ovvie considerazioni non spostano il ragionamento di un millimetro. Fassina va giudicato per quello che dice e che fa e non per chi frequenta. Hemingway spiegava che non bisogna giudicare gli uomini a seconda delle loro frequentazioni. “Giuda”, ad esempio, “frequentava solo persone irreprensibili”.

      p.s. l’unica offesa veramente imperdonabile è l’accostamento a Repubblica (brrrrrrr)

      Ciao

      Il Moralista

    3. Teobaldo di Provins scrive:

      Ok, capisco, e accetto, e mi cospargo di ceneri la testa, tuttavia credo che non sia corretto enucleare un Fassina dal suo partito. Il PD non è il più bel partito che si possa avere – tutt’altro – , d’altro canto sono molte le cose non proprio bellissime di questo sciagurato paese, ma proprio per quello che scrivi: “bisogna essere giudicati per quello che si dice e si fa” , sarebbe giusto non sparare sul mucchio, altrimenti perché non affidarsi ai fanculisti grilliani, o ai savonarola travagliati di Travaglio? O peggio alle salomoniche prediche di Ezio Mauro? Così per dire.

      Ciao.

    4. Il Miralista scrive:

      Teobaldo non sparo nel mucchio. Credo che nel pd esistano due linee. Una in continuità con le politiche di Berlusconi e rappresentata da Veltroni, Enrico Letta e Fioroni, l’altra composta da facce nuove come Fassina che esprimono idee più in linea con una forza di sinistra. Finoa prova contraria…

      Ciao

    5. Tebaldo di Provins scrive:

      Ricevuto!

    6. Teobaldo di Provins scrive:

      Il conflitto necessario, il conflitto inessenziale, il conflitto inevitabile.

      La politica è conflitto, è conflitto di interessi, è conflitto di classe, è conflitto ideale e di principi. In questi anni neo liberisti, post ideologici e post moderni, il riflusso conservatore che ha portato in Italia all’egemonia berlusconiana, ha anche fatto leva sulla dissuasione verso il conflitto. Dissuasione che continua ancora adesso. Destra e sinistra non hanno significato si dice, in assoluto è vero, la toponomastica non è filosofia, ne tanto meno economia, ma la polemica sottende il desiderio di deconflittualizzare la polita.
      Nessuno ha la ricetta univoca per risolvere la crisi, ne i socialisti ne i liberali, ma due sono le cose sicure e chiare; La crisi è una crisi sistemica, una crisi del modello di sviluppo e di un capitale che per troppo tempo è rimasto svincolato dalla produzione; La seconda questione ci dice che il mondo di domani verrà completamente trasformato da questa crisi.
      Allora le forze progressiste hanno il dovere storico di compartecipare a riscrivere il mondo di domani, hanno cioè il “necessità” di creare un conflitto con le istanze intermedie e capitalistiche, altrimenti abdicherebbero al loro ruolo. Se sotto i magli della crisi si cedono sempre e solo i diritti, le retribuzioni, la spesa pubblica, i costi della politica intesa come “fastidio” per i Parlamenti, allora la crisi affonderà sempre di più in quella direzione finendo per schiacciare definitivamente la classe operaia e le classi subalterne e la politica stessa. Fa bene quindi Fassina a porre la questione di un “conflitto necessario” con le istanze di potere palesi e finanziarie.
      Che senso ha quindi chiedere la “testa” di Fassina, questo si è un conflitto “inessenziale”, aperto da chi non vuole “riformare”, controllare, guidare la crisi, ma assecondarla, lasciare che questo “capitalismo senza controllo” eroda le libertà economiche e civile degli Stati Sovrani. Sono quello che pensano agli “Stati Sovrani” come a “debiti sovrani”, riducendo gli Stati a consigli di amministrazione. L’Europa la si rispetta costruendola, costruendo cioè l’Europa Politica, in un quadro del primato della politica, non accettando passivamente i diktat di quel burocrate piuttosto che della BCE, che corrisponde a subire il capitalismo divora Stati.
      Anche perché potrebbero non bastare gli spray al peperoncino come negli USA, o l’uso spregiudicato dei Black Bloc come in Italia, e a quel punto avremo ben altri conflitti.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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