Tangentopoli non ci ha mai abbandonato. L’inchiesta sugli appalti Enav genera stupore solo negli sprovveduti o in quelli in mala fede. La nostra classe politica è nel suo insieme corrotta non sulla base dell’assunto demagogico che dipinge i politici come “tutti uguali”, ma in ossequio ad una legge non scritta che garantisce la sopravvivenza della specie e che impone una selezione al ribasso di un personale politico dove abbondano figure di uomini ignoranti, spregiudicati e ricattabili. Questo circo mediatico e politico, fatto sempre dalle stesse facce, non potrebbe resistere a lungo se i cosiddetti poteri di controllo facessero fino in fondo il loro dovere. Ma sarebbe troppo comodo, nonché intellettualmente disonesto, limitarsi ad evidenziare le criticità della nostra classe politica, omettendo dolosamente di considerare la qualità e l’efficacia di altri poteri, come la stampa e la magistratura, costituzionalmente chiamati a vigilare sull’operato di chi comanda. Il vero dramma del nostro Paese è oggi rappresentato non tanto dal fatto che la nostra politica è investita da una colossale questione morale da far impallidire i protagonisti di mani pulite, quanto dal fatto che tale questione contagia oggi in maniera evidente anche i poteri di controllo. Questa terribile consapevolezza sembra serpeggiare anche all’interno dei palazzi del potere dove, non a caso, dilaga un diffuso senso di impunità. Fa rabbrividire l’intercettazione ambientale riguardante un dirigente Enav il quale, a proposito dell’inchiesta in corso e riferendosi all’operato del pm procedente Paolo Ielo avrebbe esclamato: “Ielo pensa di fare il milanese ma qui a Roma le cose si fanno alla romana. O si calma o lo calmano”. L’anonimo profeta appalesa un suo granitico convincimento che lo porterebbe a supporre che il ruolo della Procura di Roma sarebbe nei fatti proteso, non tanto all’accertamento dei reati, quanto a garantire “la tranquillità” dei manovratori. Ritorna lo spettro del famigerato “porto delle nebbie”. Non è semplice trovare una soluzione ad una situazione così complicata. Intanto, preliminarmente, sarebbe il caso di concentrare le attenzioni non tanto sui controllati quanto sui controllori. Mai come oggi, infatti, tornano di attualità i sempreverdi interrogativi di Giovenale che si domandava: “Quis custodiet ipsos custodes?”. Già, quis?

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. Mario scrive:

      Salve sig. Toscano

      il sito http://www.lincredibileparlamentoitaliano.yolasite.com

      è a sua disposizione (e dei suoi lettori) , come fonte documentale.

      Mario

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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