Ma come si fa a dirsi stupiti delle risultanze emerse dall’inchiesta milanese denominata “Infinito”? Ma lo vogliamo dire, una volta per tutte, che è da almeno un decennio di pubblico dominio il metodo utilizzato dalle classi dirigenti calabresi per scalare i vertici del potere? Ma lo vogliamo dire che la vera notizia non riguarda tanto gli arrestati ma quelli che, seppur citati nelle pagine di tutte le principali inchieste, sono sempre a piede libero? Ma vi pare normale sapere che, a dispetto di morti, ruberie, suicidi, favoritismi e collusioni, non succede nulla, ma proprio nulla? Fatevi una domanda e datevi una risposta. Il giudice Giuseppe Lombardo, non a caso, parla di pigrizia in capo ad alcuni suoi colleghi restii a fare giustizia nei confronti di chi “conta”, e magari feroci con innocui rubagalline trasformati in pericolosi sanguinari a beneficio dei fotografi. Dalle carte dell’inchiesta milanese si evince come gli inquirenti ritengano che la nomina della dottoressa Sarlo a capo dell’’Asp di Vibo Valentia possa essere oggetto di un patto di natura illecita. Se si utilizzasse questo criterio in maniera non sporadica, magari, ci si accorgerebbe che ciò che sembra un’eccezione è in realtà la regola. Che, cioè, i favori e le prebende assicurate per mogli, parenti e reduci di chi sarebbe costituzionalmente obbligato ad indagare sul potere non si esauriscono con la “lapidazione di Giglio”. A Reggio aleggiano, ad esempio, da qualche anno misteri di Pulcinella, che però rimangono inspiegabilmente tali. Si cercano ancora, a distanza di venti anni, i presunti mandanti a volto coperto delle bombe che straziarono Falcone e Borsellino, ma sulle interessenze che avrebbero impostato ad arte una “strategia del terrore” nel territorio reggino per finalità politiche ed eversive tutto tace. A mezza bocca ogni tanto qualcuno parla, chi deve capire capisce, e poi si chiude lì. il Pg Mollace intervistato la scorsa estete da Calabria Ora ha dichiarato: “A Reggio è in atto una strategia della tensione partita con la bomba ritrovata nei bagni del comune nel 2004”. A tal proposito il consulente Gioacchino Genchi, durante una puntata di Klauscondicio, ha avanzato ipotesi precise. Ipotesi riprese e sviluppate in un numero recente del settimanale Il Corriere della Calabria titolato non a caso “bombe di antistato”. Nonostante la gravità assoluta di tali ipotesi, per giunta avanzate pure da un magistrato in servizio, nessuno stranamente ha ritenuto opportuno approfondire la questione. Forse non ci vorrebbe neanche un grande pool di investigatori per fare chiarezza. Forse sarebbe utile, anche in questo caso, ricostruire le strabilianti carriere di alcuni uomini delle Istituzioni. Ma forse, al contrario, sarebbe meglio non farsi domande, affidarsi alla vuota retorica e andare alle manifestazioni antimafia che “fanno fico”. La storia recente ci insegna che ormai chi disturba i manovratori non si merita nemmeno di essere valorosamente trucidato da mano assassina per poi essere ipocritamente osannato ad ogni anniversario della morte. Oggi chi disturba viene calunniato, delegittimato, sostituito, licenziato, trasferito e disarticolato, spesso da chi dovrebbe tutelarne l’impegno. W l’Italia, w la Calabria.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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