Questo governo Monti ricorda molto il governo Ciampi. Stesso profilo, stessa provenienza dal mondo economico, stessi rituali e stesse menzogne sulla fantomatica crisi funzionali al giro di vite contro lavoratori, salariati e pensionati. Manca solo di rivedere Mario Draghi sul “Britannia” e poi il quadretto può dirsi completo. Solo due aspetti divergono chiaramente: uno di ordine preliminare, l’altro di natura emotivo- esperienziale. Riguardo al primo bisogna fare una premessa. Il miglior modo per stabilizzare “al centro” un sistema politico indebolito da collusioni, corruzione e inefficienza è quello di creare, nel mondo reale o in quello immaginario, un pericolo gravissimo e in prospettiva mortale. Spiegava già Vito Ciancimino, uno che di sistemi politico-criminali se ne intendeva, che le stragi in genere servono per compattare il sistema politico chiamato a unirsi per fronteggiare il grave e sopravvenuto pericolo. Ma mentre nel 1993 l’ingresso di Ciampi in politica in un clima di ritrovata concordia avvenne anche sulla scia del clima determinato dallo sgomento per la recrudescenza della violenza stragista, oggi l’avvento di Monti viaggia sulle ali di una paventata tragedia di tipo economico e finanziario che, anziché poveri innocenti, potrebbe al più uccidere l’Euro. Sulla possibilità che l’operazione Monti possa in prospettiva funzionare come funzionò il modello Ciampi nutro qualche serio dubbio in ordine al secondo dato sopra evidenziato, quello definito di natura emotivo- esperienziale. Non è semplice infatti fregare qualcuno due volte con lo stesso identico trucco a distanza di poco tempo. Ciò può avvenire soltanto nei confronti di chi si riveli molto sprovveduto, ma non credo sia il caso del popolo italiano. Alla luce di questo dato sono propenso a credere che mentre, completato il suo lavoro, Ciampi finì al Quirinale, Monti al contrario potrebbe finire per andarsene a…casa, diciamo a casa.
Francesco Maria Toscano
































