Si fa un gran parlare in questi giorni di legge elettorale. La Corte Costituzionale, infatti, a breve si pronuncerà circa l’ammissibilità dei requisiti referendari tendenti all’abrogazione della legge attualmente in vigore, il cosiddetto Porcellum, la cui indotta dipartita dovrebbe, secondo gli editorialisti alla Panebianco, provocare per inerzia la resurrezione del vecchio sistema, meglio noto come “Mattarellum”. Sul punto la dottrina è spaccata. Non tutti i costituzionalisti sono persuasi infatti circa l’ineluttabilità del ritorno in vigore della vecchia legge sulla scia di un eventuale vittoria di un referendum abrogativo, con buona pace di Panebianco e dei suoi simpatici quanto poco calzanti esempi comparativi. In ogni caso non è questo il nocciolo della questione. Sia il Porcellum che il Matterellum sono, nel merito e alla prova dei fatti, due pessime leggi elettorali che hanno prodotto guasti a non finire. Quando nel lontano 1993 fu introdotto il precedente sistema elettorale che prendeva il nome dal suo relatore, l’onorevole Sergio Mattarella, i soliti entusiasti per professione spiegavano seriosi come “l’introduzione del maggioritario avrebbe garantito stabilità di governo e minore frammentazione partitica”. Mai previsione si rivelò più errata. Nella seconda metà degli anni ’90, infatti, il numero delle sigle partitiche aumentò a dismisura e in maniera incontrollata. Ogni giorno spuntava un nuovo partito spesso accompagnato da simboli botanici o dal vago richiamo zoo profilattico. Margherite, asini, elefanti e girasoli invadevano i pensieri degli italiani, mentre persino all’interno degli stessi filoni culturali maturavano scissioni folkloristiche. I comunisti si dividevano tra filo e antigovernativi, i repubblicani non sapevano se seguire la Sbarbati a sinistra o La Malfa a destra mentre tutti gli ex Dc, capitanati dall’irrequieto Buttiglione, saltellavano freneticamente da una parte all’altra dello schieramento. Anni di teatrino allo stato puro da far invidia al Bagaglino. La successiva introduzione del Porcellum ha poi, se possibile, peggiorato ulteriormente le cose. Se da un lato, infatti, la previsione di alcune opportune soglie di sbarramento ha sensibilmente favorito la scomparsa di molte sigle personalistiche, dall’altro l’introduzione delle “liste bloccate”, insieme alla scelta di inserire un assurdo quanto sproporzionato premio di maggioranza finalizzato alla salvaguardia del totem bipolarista, ha determinato effetti dirompenti capaci di compromettere seriemente la credibilità del concetto stesso di rappresentanza parlamentare. E proprio sulla conclamata e grave crisi dell’idea stessa di potere delegato dal popolo che ingrassano adesso alcuni movimenti allegramente “antisistema” e fioriscono dal nulla governi tecnici formati da semisconosciuti accompagnati dal coro delle sirene, nascoste sotto le moderne sembianze dei principali mezzi di informazione ( si fa per dire). Meglio, a mio avviso, un proporzionale puro con una soglia di sbarramento al 5%. Nella consapevolezza comunque che nessuna legge elettorale potrà mai da sola riparare la profonda scollatura oggi esistente tra rappresentati e rappresentanti. Si è purtroppo culturalmente imposto un modello alienante che, salvando le forme, ha di fatto invertito la piramide della legittimazione del potere: non più dal basso verso l’alto ma l’esatto contrario. Una rinnovata coscienza ed educazione politica, estesa il più possibile a tutti i cittadini italiani ed europei, costituisce perciò ai giorni nostri il primo necessario passo nella direzione di una virtuosa e non più rinviabile ripartenza.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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