Il pezzo di ieri, dal titolo “Goebbels ha fatto scuola”, ha suscitato precisazioni, alcune delle quali provenienti da ambienti culturali e di avanguardia politica da me ritenuti decisivi per il possibile rilancio di una nuova e migliore fase politica per l’Italia e il mondo. Mi riferisco, come ho già avuto modo di sottolineare in un precedente articolo (“Maschere in commedia”), al movimento denominato Democrazia Radical Popolare capace di sviluppare, sempre con un minuto di anticipo sulle lancette della storia, proposte politiche chiare, incisive e coerenti, sulla base di una opportuna e preliminare analisi ad ampio respiro circa le cause e i protagonisti di una crisi economica internazionale divenuta oramai dolosamente cronica. Grazie alla attenta e ripetuta lettura di alcune riflessioni pubblicate sul sito www.democraziaradicalpopolare.it ho iniziato a cogliere elementi e percorsi sulla struttura reale del potere contemporaneo, dinamiche che prima albergavano nella mia mente in maniera confusa e semmai puramente intuitiva. Fatta questa doverosa premessa, entro tosto nel merito del ragionamento “incriminato”. Sul finire del pezzo di ieri, infatti, esprimevo apprezzamento per l’analisi sulla crisi europea che i leghisti avevano fatto in Aula, alla presenza del premier Monti, individuante nella istituzione degli eurobond e nel cambio della politica monetaria da parte della Bce le vere priorità strategiche da affrontare subito, scremate dalle sterili scenette di Monti e Merkel in stile Totò e Peppino divisi a Berlino. Sulla scia di questa rilevazione di cronaca, gli amici di Democrazia Radical Popolare mi invitavano a non commettere l’errore di pensare di poter trovare un amico nel nemico del mio nemico e, contestualmente, a valutare la bontà e la giustezza delle analisi proposte anche e soprattutto alla luce della credibilità del soggetto proponente. Non mi sfugge la storia della Lega, piena di contraddizioni, di furbizie e di contorsioni dialettiche di macroscopica evidenza. Ne è prova il mutevole giudizio con il quale i fazzoletti verdi hanno nel tempo dipinto Silvio Berlusconi, passato inspiegabilmente da “il mafioso di Arcore” ad interlocutore obbligato e privilegiato. La piroetta con la quale, poi, ieri Bossi ha salvato dal carcere il plenipotenziario campano Cosentino, accusato di camorra nonché coinvolto nell’inchiesta p3, rende palese la tenuta di un asse che rimane saldo a dispetto delle divergenze evidentemente solo tattiche sul governo Monti. Queste corrette puntualizzazioni, lungi dal rasserenarmi, inducono ulteriore pessimismo. E’ possibile, infatti, che solo una forza politica con questo pedigree trovi il coraggio di dire chiaramente a Monti e compagni che senza eurobond e una nuova idea di Bce non si va da nessuna parte? Non è forse triste e frustrante sapere che gli unici presenti in Parlamento che trovano il coraggio di porre l’accento sul cuore del problema lo fanno con ogni probabilità solo per alzare il prezzo? E, tale amara considerazione, non getta semmai ulteriore discredito verso quelle forze, specie di pseudo sinistra, che non riescono a dire cose sensate e forti magari soltanto, come diceva quel simpatico motivetto, per vedere di nascosto l’effetto che fa? Non sono così ingenuo da credere che la Lega possa in futuro rappresentare in concreto nulla di buono, se non per il Trota o per i destini personali di qualche lanzichenecco inseguito da una richiesta di carcerazione per mafia o camorra. Queste ovvietà non cancellano però la sostanziale condivisibilità nel merito delle ricette, pretestuose, ipocrite e strumentali, avanzate dalla Lega per la risoluzione dell’attuale crisi europea. Parimenti ricordo a me stesso che mentre gran parte dell’intellighentia tecnocratico-bancaria, ben rappresentata ed influente nei cenacoli importanti delle sciagurate sinistre nostrane, decantava acriticamente le lodi di questa costruzione europea, dispensatrice maligna di lutti, povertà e rovine già visibilissime nella vicina Grecia, la Lega, probabilmente con l’animo infingardo, doppiogiochista e folklorista di cui sopra, metteva in guardia dai rischi rappresentati dall’avanzata di un modello sbagliato di Europa, all’uopo ribattezzata “Forcolandia”. Recita un proverbio inglese: “Anche un orologio rotto segna l’ora esatta almeno una volta al giorno”. Questa metafora è forse la più calzante per sintetizzare il fenomeno leghista. Sul problema infine della inadeguatezza profonda di una classe dirigente di sinistra presente in Parlamento con il ruolo di ancella di Monti, capace perciò di creare pericolosi vuoti politici occasionalmente riempiti da politicanti da strapazzo, mi conforta sapere che tale preoccupazione non sfugge agli amici di Democrazia Radical Popolare, come si evince chiaramente dalla annunciata ed imminente presentazione di “10 serie proposte per il governo dell’Italia dal 2013 in poi, in sostituzione delle precedenti proposte per il governo dell’Italia dal 2011 in poi”, nelle quali, come sottolineano gli stessi autori del pregevole programma, troppo generoso credito era stato riposto in alcuni personaggi dell’attuale nomenclatura di sinistra che, in quanto a mancanza di credibilità, non hanno certo nulla da invidiare nei confronti di nessuno.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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