Ci sono molti modi per anestetizzare il potere, potenzialmente dirompente ed illimitato, della democrazia. Il più subdolo è quello, attualmente in atto, di favorire contrapposizioni strumentali tra uguali. Come ha avuto modo di chiarire, giorni fa, con efficace sintesi il responsabile economico del Pd Stefano Fassina, le due consustanziali coalizioni che si fronteggiano in Italia da un ventennio a questa parte rischiano di differenziarsi soltanto per lo zelo con il quale accolgono ed applicano le verità rivelate imposte dal turbo capitalismo dominante, elaborate e pianificate in oscuri consessi sovranazionali. Se così è, l’unico potere rimasto in capo al “popolo sovrano” (de che?) , rimane quello di scegliere, su base prevalentemente emozionale, il musicista che dovrà suonare uno spartito già deciso e immodificabile. Solo gli ingenui si stupiscono della nuova convergenza politica che Bersani, Casini e Alfano hanno suggellato ieri di fronte al premier Monti in occasione di un pranzo di lavoro che, ci tiene a far sapere il cronista del Corriere della Sera, pare fosse ben calibrato nel rapporto calorico grazie al sapiente mix di proteine e carboidrati. Così come solo gli ingenui continuano ad indignarsi rispetto alla assodata mediocrità, propensione alla corruzione e generale dabbenaggine che contraddistingue equamente il ceto politico nostrano. Questa selezione della classe dirigente al ribasso non solo non è casuale ma è, al contrario, l’unica possibile per mantenere intatta l’efficienza di un sistema di potere che vive il concetto stesso di potere delegato dal popolo con aristocratico fastidio e disprezzo. Se esistesse infatti una classe politica culturalmente attrezzata e democraticamente legittimata, farebbe fatica ad obbedir tacendo di fronte ad ogni fesseria partorita dalla tecnocrazia europea. Emblematico il caso della famosa lettera della Bce, nella quale si chiedeva ai governanti italiani di procedere, alla svelta, nella direzione di una rapida ed improcrastinabile attuazione di riforme di stampo recessivo per “salvare il Paese”. Riuscite ad immaginare quanti calci in culo avrebbe ricevuto un qualsiasi tecnocrate bancario che in altri tempi avesse provato ad imporre l’indirizzo politico, non dico a Churchill o Roosevelt, ma allo stesso Bettino Craxi? Solo dei miracolati senza arte né parte, come la maggior parte degli attuali nostri rappresentanti politici e militanti partitici, poteva e può supinamente accettare simili illegittime invasioni di campo, autoaffidandosi in estrema sintesi solo l’ingrato ruolo di meri e stolti esecutori per conto terzi. Non è con le ipocrite battaglie anticasta che miglioreremo le cose. Quella additata al pubblico disprezzo non è poi la vera casta, ma solo una caricatura di Parlamento, popolato da una miriade di disgraziati che il più delle volte anziché rabbia suscita a ben vedere tenerezza e pietà. E’ inutile concentrarsi sui burattini e lasciar perdere i burattinai che, per quanto ben nascosti, si intravedono benissimo. La casta visibile dei pretoriani in mala fede che affamano i popoli europei per servire gli interessi della grande speculazione privata e per imporre un nuovo ordine mondiale che ri-proletarizzi gran parte del cosiddetto ceto medio europeo è oggi composta in via principale da Merkel, Sarkozy, Monti e Draghi, utili e contingenti servitori di una filosofia politica malsana, elitaria, ipocrita, classista ed oligarchica. O credete per davvero che i drammi contemporanei che affliggono mentre scrivo intere nazioni ed intere generazioni siano il frutto casuale del destino cinico e baro o peggio, il risultato della perfidia di personaggi improbabili alla Mimmo Scilipoti? Fatevi una domando e datevi una risposta.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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