Lo dico da tempo, il vero obiettivo del governo Monti è quello di portare a termine con teutonica efficienza un piano che preveda la definitiva disarticolazione dei ceti medi e proletari con relative rappresentanze sindacali. Dove fallì Berlusconi, riuscirà Monti. Ieri negli studi amici di Matrix, Monti ha spiegato con notevole faccia di tolla che “avere un lavoro fisso è monotono”. Certo è molto più elettrizzante convivere con il terrore di essere licenziato da un momento all’altro per non aver salutato il padrone con il dovuto zelo oppure ingaggiare guerre tra poveri per la sopravvivenza. La monotonia dilaga e produce depressione. Forse, ma fino a questo punto Monti non si è spinto, il definitivo annichilimento dei diritti della classe proletaria che passa anche per la soppressione dell’art.18 dello statuto dei lavoratori, produrrà l’effetto collaterale di abbattere il consumo di ansiolitici e antidepressivi. Una tesi questa ardita ma suggestiva, che potrebbe però trovare credito presso quegli opinionisti nostrani che hanno definitivamente deciso di cancellare in toto dalla loro esistenza il senso del pudore. Penso a tipi alla Pierluigi Battisti che oggi, in uno degli editoriali più vergognosi della storia del quotidiano di via Solferino, mentre le élite schiaviste sferrano un colpo mortale nella direzione della restaurazione di un modello sociale barbaro e vigliacco, distraggono gli intontiti lettori con argomento risibili come il sesso della Fornero piangente. In un clima surreale di agghiacciante unanime consenso verso Monti, il killer venuto dal freddo, operazioni politiche criminali viaggiano spedite sul binario di un artefatto e ricattatorio consenso. Il Pd tace. Eppure tutti ricordano le barricate in difesa dell’Art. 18 quando il pericolo veniva dal dilettante Caimano. Adesso le proteste sono deboli e quasi non si sentono. Ma ti assicuro, caro Bersani, che una bastonata in fronte non duole di meno se a sferrarla è Monti anziché Berlusconi. Siamo al punto di non ritorno, la cancellazione dell’Art. 18 equivale alla promulgazione delle leggi sulla razza di mussoliniana memoria. Il regime tecnocratico ha affilato le strategie e non sembra incontrare ostacoli. Un regime, se possibile, perfino peggiore a quelli autenticamente dittatoriali spesso costretti a pagare prezzi salatissimi per le loro politiche scellerate. I nuovi dittatori invece colpiscono con ferocia ben nascosti dietro una spessa coltre di finta autorevolezza e di perbenismo comunicativo. Nessuno di loro, neppure se il popolo ridotto allo stremo dovesse mai trovare la forza e il coraggio di dire basta, rischierà mai una nuova Norimberga. Finito il lavoro sporco, i tecnici torneranno ad accomodarsi tranquillamente dietro la comoda scrivania di qualche grande gruppo lobbistico sovranazionale, sempre pronto a ricompensare lautamente i buoni servigi.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Economia, Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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