Leggo con stupore l’ editoriale di oggi sul caso Grecia del direttore in pectore della Gazzetta del Sud Lino Morgante, figlio del proprietario Giovanni, giornale con il quale saltuariamente collaboro, dal titolo perentorio: “Inaccettabile un intervento cha appare pericoloso”. Morgante entra subito a gamba tesa nel cuore del ragionamento, paragonando la legittima richiesta del ministro delle Finanze ellenico Evangelos Vanzelinos alla Bce al fine di trovare una soluzione in grado di alleviare le estreme sofferenze del popolo greco, ad un “venticello” che si somma alle temperature polari che stanno attraversando l’Europa. A parte la metafora di dubbio gusto, tutto si può rimproverare a Morgante circa la capacità ermeneutica di cogliere le criticità decisive che stanno minando le fondamenta della costruzione europea, tranne che una mancanza di chiarezza espositiva: “ In parallelo ai negoziati con i creditori privati”, scrive Morgante riprendendo la proposta del ministro greco, “ ci devono essere trattative con la Bce perché accetti di sopportare perdite sui bond ellenici che detiene”. Questa richiesta di buon senso diventa però agli occhi del prossimo direttore addirittura “un pericoloso precedente che violerebbe lo statuto dell’Eurotower , al contempo facendo passare il principio che l’Europa possa e anzi debba garantire tutte le cicale europee che allegramente spandono e spendono. Se la Grecia non è in grado di onorare gli impegni, dopo i tanti aiuti finanziari ricevuti negli ultimi anni”, continua spedito Morgante, “affari suoi. L’Argentina dopo il default è rinata perché i finanziamenti non sono serviti a tappare i buchi ma a rimettere in moto il sistema. Non passi il messaggio”, chiosa l’analista, “che la Bce possa diventare banca di ultima istanza…”. Nella sua furia rigorista, didattica e velatamente moralisteggiante, Lino Morgante confonde gli effetti con le cause proponendo di fatto di rendere ancora più stringenti quelle politiche economiche iperliberiste, fatte di austerità e tagli al welfare, che hanno dolosamente portato l’Europa sull’orlo del baratro. La speculazione finanziaria privata che sta mettendo in ginocchio i Paesi periferici dell’Unione gettando nel girone infernale dell’indigenza migliaia di famiglie in carne ed ossa, caro Morgante, è possibile proprio perché l’euro non è una moneta sovrana e la Germania si oppone per egoismo alla creazione degli Eurobond. E non perché i greci o gli italiani “spendono e spandono” come erroneamente lasci credere. Basterebbe leggere Paul Krugman per farsi venire qualche salutare interrogativo. Il Giappone, ad esempio, ha un debito pubblico molto superiore al nostro ma nessuno si sogna di imporre al Paese del Sol levante un commissario liquidatore che, abolendo la democrazia, risponda pedissequamente ai diktat di una oligarchia miope di tecnocrati ben pagati. Il tuo richiamo al fallimento Argentino mi pare infine fuori luogo. Il caso Argentina, lungi dal dimostrare la bontà del tuo ragionamento, rappresenta al contrario la sublimazione del fallimento di quelle politiche liberiste nelle quali conservi una fiducia così cieca da far invidia agli economisti della scuola di Chicago. Un’ultima cosa, quando scrivi “se la Grecia non ce la fa…si arrangi” dai l’impressione di non riflettere a fondo sul senso delle tue affermazioni. La Grecia non è un’espressione geografica buona per giocare a risiko, ma un Paese popolato da uomini piegati da una crisi finanziaria che li vede incolpevoli vittime. E quel tuo “si arrangino” suona persino peggio di quel “mangino brioches” di aristocratica memoria.
Francesco Maria Toscano
































