Il ministro piangente Fornero e la sua collega Cancellieri, sulla scia della brillante battuta di Monti secondo il quale un lavoro dignitoso “è noioso”, si sono sbizzarrite in considerazioni belluine sulla condizione giovanile degli italiani. Tralasciando il fatto che il concetto di “giovane” da noi si è nel tempo particolarmente dilatato, fino al punto da farvi rientrare precari quarantenni invecchiati a colpi di stage e tirocini non pagati, le ministre della provvidenza hanno comunque finalmente individuato, con chirurgica efficienza, una delle categorie che mettono in pericolo l’Italia, l’euro, il mondo e tutti i mondi celesti ancora sconosciuti: i figli che vogliono stare ancora vicino a mammà, papà, ciccillo e cocò. Le ministre ignorano che i figli ultraquarantenni sono ancora spesso costretti per necessità a vivere vicino alla sottana di mammà, perché i salari virtuosi imposti dalle divinità “rigore” e “austerità” spesso non ti consentono di soddisfare vizi, che la commissione europea certo non dimenticherà di bacchettare, come mangiare e vestirsi. Questo vale, si intende, per i figli della plebe. Le sottili analisi sui bamboccioni del Belpaese hanno scatenato l’ira del web. Perfino i giornali capofila del progetto schiavista e reazionario in atto, come il Corriere della Sera, hanno ritenuto opportuno dare voce all’indignazione di chi riesce ancora a sopportare gli stenti ma non tollera oltre di essere insolentito e volgarmente provocato. “A breve mancherà anche il pasto fisso, non solo il posto” sintetizzano i precari colpiti, per poi provare ad empatizzare con i figli delle ministre in oggetto, immaginandoli sperduti in chissà quale angolo remoto del pianeta a mangiare in solitudine una scatoletta la domenica, con la malinconia di chi ricorda con trasporto le lasagne fatte in casa da mammà. E invece no. Le ministre, nel condannare il desiderio dei figli di avere un posto fisso e di non allontanarsi da casa, si riferivano esclusivamente a quelli degli altri. Perché i loro meritevoli e certamente geniali pargoletti hanno tutti fatto una splendida carriera nel cortile di casa, assicurandosi per di più uno o più posti fissi e ben retribuiti alla faccia della austerity , del rigore, del calcio d’angolo, della Merkel, di Monti e di Sarkozy. Cari ingenui e piegati contestatori del ciberspazio, non c’è nessuna contraddizione tra il privilegio accordato ai figli dei potenti e gli stenti riservati ai figli del popolo. I titoli nobiliari si ereditano e questa nuova aristocrazia fondata sul denaro e sulla menzogna intende rispolverare tutti gli strumenti dell’età medievale, mettendo definitivamente in soffitta retaggi del passato come il concetto di uguaglianza. E’ inutile che chiediate conto a Monti o alle ministre spiegazioni circa l’evidente incongruenza tra ciò che predicano per gli altri e quello che riservano per loro stessi. Liquideranno i vostri legittimi dubbi come patetiche espressioni di un pericoloso “populismo”, ripetendo poi nella mente l’insuperabile e pertinente analisi del Marchese del Grillo: “Io so’ io e voi nun siete un cazzo…”.

    Categorie: Editoriale

    Un commento

    1. Ugo scrive:

      Come darti torto?

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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