Nonostante il lodevole impegno di tutti i sondaggisti, che ricordano molto gli auspici di romana memoria, impegnatissimi nel veicolare numeri che testimonierebbero l’altissimo gradimento del gaudente popolo italiano verso il governo Monti e i partiti che lo supportano (e sopportano), a Genova le primarie fatte dal centrosinistra in occasione della prossima tornata amministrativa le ha vinte il prof. Doria, candidato molto vicino alle posizioni di un prete vicino agli ultimi come Don Gallo. Una sonora sberla per il sindaco uscente Marta Vincenzi e per gli altri candidati dell’oscuro establishment piddino. I grigi burocrati guidati da Bersani molto probabilmente si sgoleranno nel sostenere che si tratta di vicende locali, che conta perlopiù l’appeal personale dei singoli candidati e che non c’è nessun rapporto di causa ed effetto tra la scelta del partito nazionale di appoggiare un governo di destra ottuso, reazionario e classista come quello guidato da Monti e la debacle ligure. L’unico aspetto di verità di una siffatta lettura degli eventi, volta a smentire l’influsso negativo dei tecnici montiani sul partito democratico, è rilevabile nella constatazione che il Pd riusciva benissimo a perdere dappertutto anche da solo e senza l’aiuto del bocconiano di Varese. Sebbene quindi le crepe di consenso del sistema berlusconiano fossero già evidentissime lo scorso anno, quando una città simbolo come Milano voltava le spalle al centrodestra, il Pd finiva sempre e comunque con il recitare la triste parte dell’imbucato sorridente alle feste degli altri. A Milano vinceva Pisapia, vicino alle posizioni di Niki Vendola, mentre a Napoli trionfava de Magistris capace da solo di umiliare il candidato dell’apparato democratico, prefetto Morcone. Il clima di fortissima disillusione dell’elettorato veniva reso poi ancora più evidente dall’inaspettato exploit delle liste ispirate da Beppe Grillo, capaci di raccogliere consensi a due cifre in città importanti come Bologna. Il Terzo polo raccoglieva briciole dappertutto e, a dispetto del nome, si riscopriva a malapena quarto. Ormai è chiarissimo, gli italiani pur di non votare l’inciucio permanente del Pup (Partito unico del potere), composto da Pdl, Pd e Udc, voterebbero chiunque, anche Jimmy il fenomeno. Con buona pace dei tanti analisti da strapazzo che da un quinquennio tediano i lettori con rare stupidaggini volte a conferire al partitino di Casini un ruolo decisivo per la futura costruzione di coalizioni a prova di bomba. Se queste premesse sono vere, il problema principale a questo punto del ragionamento è un altro. Dato per scontato che è inarrestabile questa richiesta di cambiamento partita dal basso, il rischio è che tali legittime istanze non trovino uno sbocco politico adeguato, genuino, nobile, sincero ed efficace. Di Pietro e Vendola stanno raccogliendo parte di questo crescente desiderio di radicale cambiamento, ma non sono certo del fatto che i due politici in questione siano in grado di trasformare il consenso elettorale in politiche concrete di radicale discontinuità con il recente, disastroso, passato. L’Idv somiglia troppo ad un partitino a conduzione familiare sprovvisto di solide basi culturali, mentre Sel sembra più una suggestione poetica che viaggia sulle ali dell’immaginazione del governatore pugliese. E’ assordante e indicativo infine il silenzio di entrambi gli aspiranti leader intorno al dramma epocale che sta sconvolgendo la Grecia. Mai come oggi perciò si avverte la necessità storica di una nuova forza di popolo, capace di fondere in un unico corpo tante singole realtà da sole inadeguate ad interpretare l’attualità, per divenire possibile alternativa di governo. Bisogna sbrigarsi, non resta ancora molto tempo.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale, Politica

    2 Commenti

    1. amico pulito scrive:

      Pdl = Pd – l
      Grillo docet!!!

    2. pienamente d’accordo, grazie per l’ottima -direi accorata- sintesi, compresa l’invocazione a una nuova unità d’intenti che riesca ad accorpare menti pensanti e capaci…anch’io penso che non abbiamo molto tempo a disposizione….

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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