I demoni incravattati che si aggirano per le segrete stanze d’Europa non si riposano mai. Non hanno fatto in tempo a godersi lo spettacolo ateniese, che sono già all’opera per seminare nuova miseria, rabbia e disperazione. I demoni continuano a puntare la classe lavoratrice italiana nel tentativo di fiaccare le ultime deboli resistenze di chi, come Landini, non intende affidarsi alle cure di Mengele. Il canto delle sirene non accenna a diminuire. Anche oggi i megafoni di regime ripropongono la storiella della necessità di rendere più competitiva l’Italia attraverso l’iniezione di nuova flessibilità capace di attirare investimenti stranieri. Da venti anni il massacro sociale si regge su questa colossale mistificazione. Da quando lo spettro della precarietà ha preso in ostaggio le vite della mia generazione (quella dei trentenni invecchiati male), il Paese non ha conosciuto nessuna crescita economica che potesse lontanamente giustificare tale scempio. Eppure insistono perché, a dispetto dell’evidenza, una bugia ripetuta all’infinito diventa per forza una mezza verità. Il governo Monti e il ministro piangente Fornero, ne sono certo, riusciranno a disarticolare definitivamente i diritti dei lavoratori. Il governo Monti nasce fondamentalmente con questo obiettivo. Quando, dieci anni fa, il governo Berlusconi provò a toccare l’art. 18 il Paese rispose con forza e determinazione. Milioni di lavoratori si radunarono al Circo Massimo costringendo il governo a fare retromarcia con la coda in mezzo alle gambe. Ma Monti non è Berlusconi. E’ un professionista, e lo dimostrerà. Il clima che si respira è emblematico e il risultato delle trattative sostanzialmente già scritto. E’ interessante rileggere oggi le dichiarazioni dei leader politici della sinistra che 10 anni fa difendevano l’art. 18 come baluardo assoluto di civiltà. Gli intransigenti di allora adesso trattano e organizzano incestuosi incontri nel sottoscala del potere per sentire meno vergogna. Le grandi lobby internazionali, fiancheggiate da Merkozy, vogliono costruire nel sud Europa un bacino di disperati sottocosto che fatichi per ingrassare le tasche di pochi. Mentre prima delocalizzavano, reclutando schiavi in Paesi remoti del mondo, ora hanno capito che anziché spostarsi è più comodo ricreare condizioni da terzo mondo in Europa, mantenendo così pure la comodità di restare a casa. Perché trasferire la produzione in Cina quando è possibile portare la Cina nel cuore dell’Europa? Tutti gli interventi legislativi in tema di lavoro vengono concepiti e approvati non perdendo mai di vista l’obiettivo finale. Il disegno è semplice quanto malefico e banale. Bisogna cinesizzare l’Europa del sud anche a costo di fare calare a picco una domanda interna che, nelle intenzioni dei sobri e prestigiosi affamatori, verrà compensata dai crescenti bisogni di Paesi in via di sviluppo come India e Brasile. E’ questo il mostro ben nascosto che si nutre di tagli ai salari, ai diritti e al welfare. Divenuto oramai troppo grosso per non essere intravisto.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    3 Commenti

    1. il problema infatti non è economico, bensì politico: la cinesizzazione del continente è il vero grande obiettivo che comporterà la fine dell’idea di Europa Unita. Bisogna cominciare ad accorparsi in nuovi soggetti di aggregazione per la rivoluzione culturale italiana. La cosiddetta sinistra democratica nazionale sembra aver abdicato al porprio ruolo per optare a svolgere una funzione di controllo e gestione degli strumenti operativi che garantiscano all’oligarchia europea l’applicazione di un piano generale di annientamento sociale. Nel nome del Mercatismo.

    2. amico pulito scrive:

      Dopo averti letto, mi sento come Canà nel film quando il presidente Borlotti gli comunica la necessità di fare harakiri per non andare in serie A…. “Canà la vedo strano, come si sente? Come uno che ha mangiato una tonnellata e mezza di merda! Pesante da digerire!!!!!!”

    3. Ugo scrive:

      Bravo. Ora prova a leggere alla luce di queste tue (corrette) intuizioni il fenomeno tutto artificiale e pianificato a tavolino dell’invasione migratoria che ha colpito l’Italia a far data dal 2001… Se non credi alle parole, osserva i numeri: le migrazioni a sei cifre (fenomeno che i mezzi di [in]formazione vogliono spacciarci come “naturale, spontaneo e inarrestabile”) sono curiosamente iniziate in modo repentino nel 2001 e proseguite pressoché linearmente per il corso d’un intero decennio. Davvero uno strano modo di procedere, per un fenomeno naturale di tipo biologico (queii fenomeni hanno solitamente un andamento esponenziale, asintotico o “a campana”, non lineare). Ora, non dico che tu debba prendere la mia affermazione come oro colato, ma considerala uno spunto, un dubbio da verificare. Mi sembra che lo spirito di autonomia critica non ti manchi.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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