Il direttore in pectore della Gazzetta del sud Lino Morgante, figlio dell’editore Giovanni, è stato accontentato. In un editoriale del 4 Febbraio scorso (vedi il pezzo del Moralista del 4 Febbraio dal titolo “Lino Morgante, Maria Antonietta e la tragedia greca”, rilanciato anche dal sito ufficiale del Grande Oriente Democratico) firmato dall’erede della casata calabro-messinese, il giovane predestinato, in merito alle sofferenze del popolo greco, scriveva testualmente con apprezzabile tatto: “ Se la Grecia non è in grado di onorare gli impegni dopo i tanti aiuti finanziari ricevuti negli ultimi anni affari suoi”. Oggi sappiamo con certezza che il proposito sciagurato espresso in termini barbarici da Morgante, che è riuscito a farmi provare pudore per il giornale con il quale saltuariamente collaboro, non solo si è avverato, ma la crudeltà dei severi sezionatori della troika europea non si è limitata a mostrare soltanto quell’ indifferenza verso la culla della nostra civiltà consigliata con piglio minimalista dal sensibile Morgante junior. Ha fatto di peggio. Prima di abbandonare la Grecia al suo destino, infatti, l’Europa ha imposto una durissima manovra recessiva, l’ennesima, capace di impoverire in maniera esponenziale una larghissima parte dell’incolpevole popolo ellenico, scatenando un prevedibile clima di fortissima tensione sociale. Gli usurai di Bruxelles continuano a brandire comunque il ricatto degli aiuti economici per costringere Atene a rinunciare alla sua sovranità presente e futura. Fino a quando le ultime resistenze non saranno definitivamente piegate dalla fame e dalla disperazione, l’Europa non muoverà un dito. Il governo del proconsole franco-tedesco Papademos, che esercita il potere in Grecia nell’interesse dell’impero centrale, ha finito la sua missione. Ad Aprile in Grecia si vota e l’Europa vuole essere certa che, chiunque vinca, continuerà a colpire la sua gente obbedendo ossequioso alle imposizioni della Troika. Le sadiche torture inflitte al popolo greco assumono poi una luce ancora più tetra tenendo conto delle analisi di prestigiosi economisti che, come Giovanni Dosi, spiegano con chiarezza come le misure intraprese non possano in alcun modo allontanare lo spettro di un fallimento che è già nelle cose. Insomma, per usare una metafora medica, la dolorosissima cura da cavallo imposta ai greci da questi scienziati pazzi finirà soltanto con l’aggiungere indicibili sofferenze ad una conclusione obbligata. Fa poi inorridire l’indifferenza da più parti manifestata verso la condizione di un Paese che rischia di essere soltanto l’apripista di sconvolgimenti estesi e diffusi. La sinistra tace, Vendola compreso, e quelli che parlano fanno danno. Il Presidente Napolitano, sempre sobrio, ci ha tenuto a far sapere al mondo che “l’Italia non è la Grecia”. Un’analisi degna del Bossi peggiore che qualche mese fa bollò il nostro presidente della Repubblica come “terùn”. Meglio terùn che greco potrebbe sempre consolarsi l’uomo sul Colle più alto, che ha recentemente commosso gli italiani annunciando tagli imperscrutabili (ne parla anche Stella sul Corriere di oggi) circa gli sprechi di un sobrio Quirinale che costa più del doppio di Buckingham Palace. L’Argentina è uscita dalla crisi, checché ne pensi Morgante, cacciando di casa i finti salvatori stranieri, abbandonando le ricette funeree del Washington Consensus e abbracciando teorie economiche d’avanguardia come la Modern Money Teory di Randall Wray. Le soluzioni quindi esistono e il cambiamento è possibile. A patto di non appaltare la salvezza dei popoli europei a chi per storia e costituzione punta a scaraventarli nella miseria più nera.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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