Il meeting riminese è finito. La full immersion sui temi economici, analizzati sotto l’innovativa prospettiva indicata da alcuni prestigiosi accademici fautori della Modern Money Theory, è stata certemente utile e illuminante. In un periodo storico molto delicato, nel quale avanzano povertà, esclusione sociale e limitazione dei diritti, è fondamentale comprendere in profodità le dinamiche di una crisi dolosa, al fine di porre un argine anzitutto culturale, quindi sociale e infine politico. Senza una risposta della società, di intesità pari alla gravità del disegno neoschiavista e iperliberista pensato per i lavoratori europei, l’eclissi della democrazia è segnata. Sotto questa prospettiva conforta sapere come, nonostante l’inquietante e generalizzato silenzio mediatico intorno ad una iniziativa di questa portata, la partecipazione all’evento sia stata davvero molto importante. Aumenta evidentemente il desiderio di capire, di informarsi, di organizzarsi da parte di un numero crescente di cittadini stanchi di ascoltare verità di comodo e interessate. Ribadisco però un concetto già fugacemente espresso nel pezzo di ieri. Dal punto di vista dell’elaborazione tecnica, circa le troppe mistificazioni imposte da media asserviti sulle vere cause di una crisi permanente che terrorizza l’Europa, i contribuiti dei relatori stranieri, a partire da Sthepanie Kelton, sono stati certamente eccezionali. Molto meno convincente, al contrario, l’analisi più intimamente politica sulle precondizioni, le dinamiche e gli uomini che nell’arco di un periodo di tempo abbastanza lungo sono riusciti a distruggere le economie di molti Paesi europei, fomentando al contempo fortissime tensioni sociali per nulla sopite. Nei ragionamenti del prof. Hudson, ad esempio, l’avidita della banche ricopre un ruolo centrale per spiegare alcune malefiche politiche di indirizzo, mentre per altri, alla Alain Parguez, le responsabilità delle odierne difficoltà sono in Italia da addebitare principalmente ad alcune miopi figure politiche come Prodi, Ciampi e D’Alema che, a sentire il professore francese, avrebbero nel tempo mantenuto rapporti con la tecnocrazia d’oltrealpe quasi mai nell’interesse del loro Paese. Parguez non ha meglio specificato, nonostante molte esplicite richieste, i contorni del suo ragionamento ipotetico. Nè la figura di Barnard, al quale va comunque un plauso per avere compreso con grande anticipo la forza di una dottrina economica, la MMT, certamente destinata a divenire presto centrale anche nel nostro dibattito pubblico, si è distinta per la capacità di rappresentare nel complesso una sintesi politica e organizzativa prospettica e di largo respriro. Chiarito questo, è bene ripetere ancora una volta la buona riuscita dell’evento, sviluppando così alcuni temi chiave che ruotano intorno alla Money Modern Theory, appresi direttamente dai protagonisti che hanno contribuito alla elaborazione di questa nuova e illuminante teoria economica, in grado di smontare le sicumere dei saccenti economisti neoclassici i quali, fino ad oggi, con le loro ricette, hanno trascinato i popoli europei nel tunnel di una crisi endemica. Da domani comincerò ad approfondire nel dettaglio l’assoluta falsità di alcuni concetti che legittimano alla radice politiche di continuo impoverimento delle classi deboli. “Lo Stato deve tenere i conti in ordine come farebbe una famiglia”, ripetono ad esempio e spesso tromboni ignoranti o in male fede per giustificare “i sacrifici necessari”. Stephanie Kelton (nella foto) ci spiega, dati alla mano, la falsità di tale assunto. Il perché nel pezzo di domani. Primo di una serie, più meno lunga, interamente dedicata alla Modern Money Theory.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Economia, Politica

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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