Se gli economisti Stephanie Kelton e Michael Hudson si sono prevalentemente concentrati nel mettere a nudo dal punto di vita tecnico le storture macroscopiche di una costruzione comunitaria pensata per disarticolare le classi medie e schiavizzare quelle proletarie, il Prof. Alain Parguez (nella foto), professore di economia all’Università di Besancon e profondo conoscitore dei lati meno visibili del processo di integrazione comunitaria, ha allargato la visuale nel tentativo di decodificare un aspetto politico certamente propedeutico rispetto al risultato pratico. Il ragionamento di Parguez, che si snoda a partire da una domanda retorica, getta una luce fosca sulla nobiltà delle intenzioni recondite di alcuni tecnocrati molto influenti come Jacques Attali, già consigliere del presidente Mitterand, nonché estimatore forse non casuale del nostro attuale premier Mario Monti che volle, insieme al già ministro Franco Bassanini, come consigliere di una commissione parigina finalizzata “alla crescita”. “Perché”, attacca Parguez, “i pianificatori dell’Unione monetaria europea hanno deciso di estendere il progetto euro a così tanti Paesi come la Grecia? Perché dovevano risolvere una contraddizione di fondo”, si risponde lesto il professore per aggiungere subito dopo: “Nell’ottica dei manovratori della prima ora, la distruzione del potere di acquisto delle economie interne di Paesi come la Francia era stata ampiamente messa nel conto, ma sarebbe stata compensata dall’aumento delle esportazioni”. L’analisi di Parguez è prodiga di dettagli e infarcita pure di utili riferimenti storici che non depongono per nulla a favore delle classi dirigenti del Paese transalpino:”I tedeschi”, ricorda Parguez, “non volevano l’unione monetaria. Durante i primi anni ‘70 la politica monetaria e fiscale era più espansionistica in Germania che in Francia. Mitterand ha di fatto obbligato i tedeschi ad entrare nell’euro. Il suo potere derivava anche dalla circostanza che il governo Kohl era finanziato dai servizi segreti francesi”. Sistemati i rapporti franco-tedeschi, l’economista francese passa ad approfondire quelli franco-italiani:”I francesi hanno sempre avuto un’ossessione: l’odio verso l’Italia”, ammette serafico Parguez. “I nostri tecnocrati” continua l’accademico, “avevano come primo obiettivo quello di distruggere il tessuto industriale italiano. Odiavano gli italiani anche perché li consideravano troppo generosi nel riconoscere salari e diritti ai lavoratori. Con l’entrata nell’euro il delitto si è compiuto perché all’Italia, privata della sua politica monetaria, è stata di fatto tolta la possibilità di esportare. Altri paesi come la Grecia e il Portogallo, seppur più deboli dell’Italia, sono stati assorbiti nell’euro con lo stesso obiettivo. Tutta l’Europa mediterranea, in sintesi, è con l’euro diventata di fatto una grande colonia funzionale alle esportazioni franco-tedesche”. Per dare forza alle sue analisi, il professore elenca poi alcuni dati che confermano la bontà del ragionamento: “L’aumento delle esportazioni di Paesi centrali come Francia e Germania”, svela Parguez, “è non a caso perfettamente combaciante con l’aumento del debito pubblico dei Paesi mediterranei. L’85% delle esportazioni tedesche si perfeziona infatti all’interno dell’eurozona, e per questo che la Merkel non accetterà mai un abbandono dell’euro da parte dei Paesi più deboli. Se così fosse, le grandi aziende francesi e tedesche si ritroverebbero improvvisamente senza utili”. Alla luce di queste considerazioni, suonano ancora più tetre le analisi a reti unificate dei tanti esperti mediatici pronti a colpevolizzare popoli interi, come quello greco, accusati di essere le cicali d’Europa in grado di mettere a repentaglio le virtù delle generose formichine tedesche:” E’ ridicolo”,conferma Parguez, “accusare l’Italia e la Grecia a causa del deficit pubblico. Questi deficit non servono né ai cittadini italiani né a quelli greci. Ma solo ad evitare la bancarotta delle industrie tedesche e francesi”. Secondo Parguez questo tipo di Europa classista, diseguale e involuta è il risultato di un disegno preciso: “Attali ha sempre detto”, rivela Parguez,” che con Maastricht bisognava distruggere per sempre qualunque capacità industriale che non fosse appannaggio di Francia e Germania. Attali ha lavorato con successo per mettere all’angolo quella che lui definiva in maniera spregiativa la plebaglia europea”. Se è comprensibile, quand’anche non giustificabile, il piglio egoistico che avrebbe, secondo tale ricostruzione, spinto paesi come la Francia a realizzare questa cattiva Europa, si capisce meno perché le classi dirigenti di Paesi violentati come l’Italia abbiano assecondato tali sconvenienti disegni. Ma Parguez ha una risposta anche su questo: “Alcuni Paesi come l’Italia sono stati traditi dalle loro classi dirigenti corrotte e ignoranti. Illustri personaggi della politica hanno barattato l’interesse del loro Paese per averne un ritorno di tipo personale in termini di denaro e potere”. In chiusura del suo interessante intervento, Parguez ha ripreso alcuni concetti basilari della Modern Money Theory e indicato nell’uscita dall’euro l’unica soluzione possibile adatta a Paesi come l’Italia per evitare una catastrofe annunciata. Se l’analisi dell’esistente ha visto però quasi tutti concordi i cinque economisti relatori al meeting di Rimini, differenze importanti si sono invece registrate in merito alle possibili soluzioni. Ad un Parguez che indica nell’abbandono del progetto europeo l’unica ancora di salvezza, fa infatti da contraltare l’economista canadese Marshall Auerback che individua nella costruzione di una Europa politica unita e solidale la soluzione migliore. E proprio questo, relativo ad immaginare quale sbocco indicherà questa violenta crisi in atto, sarà il tema decisivo da approfondire nel pezzo di domani.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Economia, Politica

    2 Commenti

    1. Alessandro scrive:

      Nel precedente articolo si è parlato delle colpe della social democrazia, quindi se l’analisi di Parguez è fondata, la colpa è da condividere con la scarsa lungimiranza del tessuto industriale italiano che non ha chiesto alla politica un disegno istituzionale europeo più equilibrato.

    2. amico pulito scrive:

      “Alcuni Paesi come l’Italia sono stati traditi dalle loro classi dirigenti corrotte e ignoranti. Illustri personaggi della politica hanno barattato l’interesse del loro Paese per averne un ritorno di tipo personale in termini di denaro e potere”.

      C’è altro da aggiungere???

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    1 Commento

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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