Il Moralista si è occupato in anticipo di raccontare a beneficio dei lettori quello che la grande stampa, costretta dagli eventi, racconta solo adesso in merito alla cosiddetta trattativa tra mafia e Stato che costò la vita al giudice Paolo Borsellino. A tal proposito si vedano gli articoli:
    http://www.ilmoralista.it/la-scatola-nera-della-seconda-repubblica
    http://www.ilmoralista.it/stragi-impunite
    http://http://www.ilmoralista.it/la-morte-di-falcone-nella-notte-della-repubblica
    http://http://www.ilmoralista.it/il-potere-la-trattativa-e-i-nuovi-possibili-scenari
    http://http://www.ilmoralista.it/trattativa-for-ever
    http://http://www.ilmoralista.it/esclusivo-ciancimino-si-racconta
    http://www.ilmoralista.it/franco-oh-franco
    Ora, nonostante alcune mezze verità stiano lentamente diradando la coltre di nebbia che avvolge le stragi di quegli anni, c’è poco da stare allegri comunque. Proviamo a ripercorrere sinteticamente le tappe di questa ennesima vergogna italiana permanente. Per venti anni, tutti gli alti papaveri politici e istituzionali che indegnamente ci rappresentano non hanno mai provato pudore nel commemorare retoricamente la figura di Paolo Borsellino, presentandosi contriti ad ogni anniversario della strage, elargendo a piene mani banalità e frasi di circostanza. La quiete dell’ipocrisia è stata poi improvvisamente interrotta dall’entrata in scena di un personaggio controverso come Massimo Ciancimino, figlio del già sindaco mafioso di Palermo Vito, che ha cominciato a raccontare retroscena impensabili e occulti sulle vere dinamiche che incentivarono la strategia della violenza mafiosa. A parte Ciancimino, un nuovo pentito di mafia, Gaspare Spatuzza, tra gli autori materiali della strage di via D’Amelio, demolisce poi con le sue dichiarazioni, suffragate da inoppugnabili riscontri fattuali, tutti i farseschi processi via via celebrati ai presunti autori della strage che uccise il giudice Paolo Borsellino, costruiti intorno alla figura macchiettistica di tale Vincenzo Scarantino, delinquentello di borgata elevato a boss per l’occasione. I politici, di destra e di sinistra, protagonisti di quella seconda Repubblica i cui equilibri sono stati certamente forgiati dalle stragi di mafia del 1992 e del 1993, ritrovano a fatica la memoria. Mancino, Martelli, Violante, Scalfaro, Ciampi, Conso e compagnia cantante vengono sentiti come persone informate sui fatti per ricostruire il clima di quegli anni direttamente dalla voce dei protagonisti del tempo. Intano prosegue il processo ai militari Mori e De Donno che fisicamente, all’indomani della morte di Falcone, intavolarono una trattativa con Vito Ciancimino. Secondo Massimo Ciancimino, la figura del padre divenne in seguito irrilevante nella misura in cui, con il mutare degli equilibri politici, il ruolo di mediatore tra il mondo politico e quello mafioso divenne pertinenza del senatore Marcello Dell’Utri, condannato in primo e secondo grado per concorso esterno in associazione mafiosa ma salvato pochi giorni fa da una sentenza della Corte di Cassazione che ha annullato la condanna e disposto un nuovo processo d’Appello. La sentenza di secondo grado appena cassata , tra l’altro, era giudicata palesemente illogica da molti, poiché considerava Dell’Utri “avvicinabile” ma solo fino al 1994. Un amico degli amici, a dare retta ai giudici d’Appello, con una precisa data di scadenza tipo yogurt. Una sentenza che alcuni, come Genchi, avevano compreso non avrebbe potuto superare il vaglio della Cassazione. Una sentenza in definitiva scritta in modo palesemente sprovveduto o, a seconda dei punti di vista, fin troppo chirurgico e preciso. Secondo Spatuzza, sul finire della prima Repubblica, i boss si sentirono garantiti dalla discesa in campo di Silvio Berlusconi, imprenditore che aveva già ospitato in passato presso la sua villa a Milano mafiosi del calibro di Vittorio Mangano e anche per questo, secondo Spatuzza, una volta consolidatisi i nuovi equilibri politici le stragi d’incanto cessarono. I magistrati di Caltanissetta hanno adesso iscritto nel registro degli indagati anche l’ex ministro Mannino, ora nell’Udc, che avrebbe all’epoca fatto pressioni per far allentare la repressione dello Stato nei confronti di mafiosi di rango. Ora non è il caso di ripercorre singolarmente tutte le incongruenze e le illogicità che ruotano intorno a queste storiacce. Le destre puntano il dito contro Scalfato e Conso, le sinistre su Dell’Utri e Berlusconi. Sono due modi diversi di mistificare la realtà nel suo insieme esasperando una parte per confondere il tutto. Quel periodo storico va affrontato con animo sereno e senza partigianeria. Destra e sinistra non significano nulla. Nel 1992 un sistema di potere crollava per lasciare il posto a nuove personalità. La scatola nera della nascita della seconda Repubblica è tutta imbrattata dal sangue delle stragi. Mani pulite fece fuori quella parte di Dc che si riconosceva in Andreotti e in Forlani. Ma la cosiddetta sinistra Dc, della quale faceva parte anche Mancino, subì un trattamento diverso. Oggi i magistrati siciliani indicano una possibile chiave di lettura che consente di percepire su quali basi alcuni politici furono indotti a ritirarsi a vita privata, mentre altri spiccarono il volo verso carriere sempre più brillanti. Lo stesso criterio di selezione, badate bene, ha probabilmente riguardato non solo i politici ma anche giudici e uomini delle forze armate. Mancino, non dimenticate, finisce la sua carriera come vicepresidente del Csm. Come mai, mi chiedo, i giudici di Caltanissetta non hanno ancora approfondito il ruolo di quei militari che indirizzarono il processo Borsellino intorno alle parole estorte di un pentito che sapeva di tarocco lontano un miglio? Cosa fanno oggi quei poliziotti e quei magistrati che si occuparono di quei processi? Una rapida ricerca potrebbe fornire risposte eloquenti. La verità vera sulle stragi, non solo su quella di via D’Amelio ma anche su quelle di Firenze e Roma del 1993, difficilmente verrà fuori tutta. Così come non si poteva fare piena luce sull’omicidio Matteotti sotto il fascismo. Come spiegava Sciascia “lo Stato non può processare se stesso”. Può individuare bersagli di comodo buoni per lavarsi la coscienza, ma non può fare di più. Il conto, per la trattativa che costò la vita a Paolo Borsellino, lo pagherà probabilmente per tutti qualche figura di secondo ordine, andata in avanscoperta per precisi ordini superiori che rimarranno imperscrutabili in ossequio alla solita vomitevole interpretazione della ragion di Stato. Gli altri alti farisei potranno così tranquillamente continuare a fare passerelle in occasione delle rituali commemorazioni in ricordo di quegli eroi che continueranno ad uccidere con le loro omissioni, menzogne e infami condotte.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale, Italia

    Un commento

    1. amico pulito scrive:

      …e come oggi tristemente constato, il tuo mirabilissimo (mirabilissimi) pezzo è rimasto senza commenti…
      Il problema è nel suo piccolo enorme!!!
      Come mai uno periodo fondamentale della nostra storia/cultura/società, riassunto con dovizia e attenzione degna dei protagonisti di cui parli (positivi, ovviamente…), rimane quasi inascoltato? Nessuno commenta?
      Sia chiaro non ce l’ho con i lettori/commentatori di questo eccellentissimo blog (io sono il primo d’altronde..) bensì con un senso comune ormai consolidato in questo paese che ci inibisce di fronte ad un argomento del genere. Ci fa sentire inappropriati e spettatori inermi. Come se non sapessimo, ma non potremmo neanche sapere e comprendere, cosa fa parte ormai della nostra triste storia recente. È tutto questo non è dal canto suo un’altrettanta mistificazione? Sottaciuta ovviamente, ma assordante nel suo silenzio? Iniettata ad arte!
      Ecco, per effetto di queste mie elucubrazuoni, che appare chiaro l’intento subdolo di chi ha contribuito palesemente alla creazione di una cultura populista fine a se stessa, di dibattito feroce del nulla, da una parte e dall’altra, silentemente atta solo all’arricchimento personale di questo o quel potente di turno!!!
      Scusate lo sfogo!!! Voleva solo essere un vivace spunto di riflessione, che credo ormai accomuni tanti lettori di questo blog.

      Ps: grazie per i tuoi articoli, moralista.

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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