Di Grecia non si parla più. I giornali non ne parlano, le proteste non arrivano e quindi evidentemente il problema non esiste più. I greci sono al collasso ma le euro burocrazie sono contente perché il temutissimo default è stato evitato grazie alla “generosità” degli strozzini del Fondo monetario internazionale che condizionano l’arrivo di risorse al definitivo commissariamento della democrazia ellenica. Anche sulle elezioni previste in Grecia per il mese di Aprile è calato un silenzio inquietante,  in attesa del via libera dei mercati. Le forze di opposizione al sistema barbarico che ha piegato la Grecia godono di un consenso vastissimo e quindi,  pensano in molti, se la democrazia rappresentativa non è funzionale alla costruzione oligarchica dominante, è probabilmente il caso di sospendere l’esercizio del voto. E se proprio bisogna ossequiare le forme,  rimuginano i malfattori più sottili,  bisogna costringere chiunque vinca le elezioni a recitare un copione preordinato e preparato dalla Troika. D’altronde, si consoleranno, anche nella Bulgaria sovietica studiata attentamente da un giovane Giorgio Napolitano formalmente si votava. A parte il fatto che i cosiddetti aiuti internazionali non serviranno affatto ad alleviare le pene del popolo greco ma solo a tranquillizzare i potenti creditori, specie banche tedesche e francesi, che li strozzano con l’inganno, è bene cercare di capire cosa è accaduto in quei Paesi che di recente hanno dichiarato quel default dipinto come una immane tragedia. Prendiamo il caso dell’Argentina. Le politiche liberiste applicate in passato in  Argentina hanno prodotto gli stessi risultatati nefasti oggi visibili in Europa. Una politica monetaria scellerata, che ancorava il valore del Peso (la moneta argentina) a quello del Dollaro, aveva fatto il resto. Nel 2001 la situazione diventa insostenibile e il Paese del Sud America è costretto a dichiarare il fallimento rendendo al contempo fluttuante il Peso che rapidamente si svaluta del 60%. Comincia su queste basi una primavera argentina tuttora in atto, fatta di crescita economica mista ad equità sociale e distributiva. Mentre i bimbi greci svengono in classe per fame, e ai loro genitori viene spiegato a reti unificate che bisogna continuare con il rigore sennò è peggio, gli argentini sono rinati cacciando sapientemente a pedate gli interessati consigliori stranieri, facendosi al contempo artefici del proprio destino. Il Presidente Fernandez ha avviato politiche ispirate alla sempre attuale lezione di Keynes, nazionalizzando anche  le Aereolines Argentinas mentre da noi Berlusconi organizzava cordate di improbabili patrioti pronti a spolparsi Alitalia. L’economia argentina è cresciuta nell’ultimo decennio del 94%. Uno dei tassi di crescita più elevati al mondo. Un risultato ottenuto grazie ad un maggiore intervento pubblico capace di mettere un freno alla finanza sregolata e immorale. La più grande banca d’Argentina, basti pensare, è di proprietà dello Stato. I fondi pensione privati sono stati inoltre nazionalizzati nel 2008.  Tutte queste misure, che vanno nella direzione esattamente opposta alle linee di indirizzo imposte in Europa da una élite avida e schiavista, non solo non hanno rallentato la crescita ma hanno ne hanno persino favorito una rapida e salutare esplosione. Mente sapendo di mentire, perciò, chi chiede meno regole per favorire lo sviluppo. Un altro luogo comune malefico, spesso raccontato, riguarda il presunto ruolo salvifico impersonato dai sempre idolatrati investimenti esteri. Anche oggi il duo Monti-Napolitano spiega che bisogna togliere tutele ai lavoratori per favorire l’arrivo di capitali dall’estero indispensabili per la futura crescita economica (intanto però grazie a queste politiche siamo già in recessione). Falso. L’Argentina, a causa di alcuni problemi non risolti con i vecchi creditori,  negli ultimi anni ha avuto un accesso limitato ai mercati di capitali internazionali, nonché pochissimi  flussi di investimenti diretti esteri (1,7% del Pil negli ultimi otto anni). Nonostante questo l’economia ha continuato a prosperare tranquillamente a ritmi vertiginosi, con buona pace di Monti e Fornero. La ripresa argentina viaggi sui binari dei consumi e degli investimenti. Lo Stato ha creato tantissimi posti di lavoro grazie ad un piano di intervento denominato “Safes de Hogar”. Un piano che ha occupato oltre due milioni di lavoratori grazie alla possibilità, offerta a tutti i capifamiglia disoccupati,  di poter  lavorare all’interno di progetti comunitari finalizzati, tra le altre cose, alla realizzazione di grandi investimenti infrastrutturali, al miglioramento dell’assistenza sanitaria  e alla creazione di centri antiviolenza. Questi programmi hanno prodotto occupazione, credito e istruzione per i partecipanti. La povertà è diminuita di due terzi,  le disuguaglianze si sono di molto ridotte e l’aumento dei consumi ha dato nuova linfa al tessuto produttivo reale. Non dobbiamo rassegnarci ad un  futuro grigio e gravido di immotivate paure veicolate ad arte da chi ha interesse a paralizzarci brandendo l’arma subdola del terrore. Dobbiamo soltanto dotarci di nuove classi dirigenti che, al contrario di quelle che ci devastano oggi, riconoscano l’attualità di concetti  immortali come democrazia,  giustizia e uguaglianza.

    P.s. (Dati statistici estrapolati dal blog “vocidallestero.blogspot.com”)

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Esteri

    4 Commenti

    1. Alessandro scrive:

      della salvezza della Grecia e del suo popolo vessato non importa a nessuno… in Grecia il debito pubblico e quello privato cresce vertiginosamente, dichiarare default per la Grecia significa dire ai creditori (Germania e Francia): “cari miei i soldi son finiti.. così è se vi pare… le forniture di armi vendetele a qualcun altro ciao e arrivederci… quanto a BCE e FMI grazie dei consigli ma la politica economica da oggi ce la gestiamo noi!”
      In questo modo, poiché questa Europa egoista non intende condividere il debito degli stati spendaccioni del sud (debito privato o pubblico che sia), le sofferenze bancarie che provocherebbe un eventuale default greco dovrebbero essere ripianate dai bilanci degli stati formichine interessati.. ecco che tornerebbero i conti! Abbandonare l’euro sarebbe uno smacco bestiale che decreterebbe il fallimento di questa unione monetaria (criticata ormai dagli economisti di mezzo mondo), proprio a partire dallo stato culla della civiltà europea. I greci dopo il default passerebbero un periodo nero, ma credo che alla lunga gli convenga uscirsene prima di essere completamente dissanguati e scegliere il modello di sviluppo argentino. Il Portogallo stà seguendo pedissequamente le indicazioni della BCE e del FMI e stà andando in rovina… ciò dimostra che le ricette della porca Tro…ika sono fallimentari. Il popolo sia greco che portoghese non condivide queste politiche scellerate e non ha possibilità di contrastarle democraticamente.. insomma non è rappresentato, anzi è vessato da una squallida dittatura. Essendo il vaso ormai colmo, è bene allora ricordare che l’anno 2011 lo ricordiamo anche per i movimenti di piazza, di protesta e di rivolta, si veda occupy wall street, gli indignados, ma anche le rivolte arabe… finché si fanno sacrifici e si stringe la cinghia, si tira avanti e si sopportano anche soprusi… ma quando non c’è più un piatto di pasta caldo per sfamarsi la gente non ha più nulla da perdere… allora sbroccherà.. e anche in maniera scomposta e ci passeranno tutti, colpevoli e innocenti, vincitori e vinti… mi auguro che il buon senso prevalga e si scelga di restituire al popolo la propria vita

    2. Daniel scrive:

      Articolo verissimo.
      Dobbiamo guardare oltre questa oligarchia autoreferenziale ci sono esempi esterni oggettivi da poter prendere come riferimento e guida.
      Dovremmo farlo subito senza aspettare un ulteriore deterioramento.

    3. Ugo scrive:

      Prima di fare paragoni azzardati con l’Argentina, occorre ricordare che quel Paese ha territori immensi, con nutrite risorse agricole e minerarie e una bassa densità di popolazione (oltre tredici volte minore della nostra). In altre parole, hanno ancora una torta da tagliare, loro. Noi no, non più. Inoltre, anno per anno peggioriamo la situazione importando centinaia di migliaia di nuove persone.

    4. [...] “inquietante e dirigista” della Fernandez cresce a ritmi vertiginosi (clicca per leggere http://www.ilmoralista.it/il-caso-argentino-smaschera-le-bugie-di-regime) e si impone al mondo come modello a cui guardare per uscire dalle sabbie mobili di un sistema [...]

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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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