In Europa cresce il fermento politico. Nuove forze si affacciano all’orizzonte, sottraendo linfa alle stanche formazioni politiche tradizionali dovunque avvertite come intercambabili comitati d’affari dediti alla gestione del potere senza nessun afflato ideale. Il commissariamento della politica ad opera della tecnocrazia speculare alla grande finanza, provoca alla lunga radicati sentimenti di rigetto che favoriscono la nascita di movimenti politici nuovi e spesso immaturi. La vera sfida dei sinceri democratici europei, che colgono ovunque l’improcrastinabilità di una radicale rivisitazione dei dogmi liberisti che infestano l’Europa, si gioca nel recinto della preparazione di una alternativa credibile e costruttiva. Anni di politiche scellerate, fatte di tagli al welfare e di aggressioni sadiche verso le classi più deboli, hanno seminato odi e rancori profondi che potrebbero trovare uno sfogo politico all’interno di nuovi e già visibili contenitori illiberali, violenti e antidemocratici, ai quali non bisogna per calcolo o pigrizia accarezzare il pelo. L’obiettivo di chi ha a cuore il futuro dell’occidente deve, al contrario, principalmente concentrarsi nella direzione di catalizzare un crescente malcontento sociale verso forme di cambiamento nobili, oneste e possibili. Dato per acquisito il concetto che individua nelle attuali e recenti classi dirigenti dei principali Paesi occidentali i responsabili dello sfacelo che viviamo, dobbiamo sforzarci di immaginare soluzioni razionali e lungimiranti che non mirino soltanto a soddisfare un elementare e primitivo desiderio di rivalsa o, peggio, di vendetta fine a se stessa. Questo humus pervade l’Europa intera e le elezioni nei diversi Paesi costituiscono un affidabile strumento utile per tastare il polso del grande malato. Mi sono recentemente occupato dell’ascesa del candidato francese Melenchon, capace di dettare l’agenda ai candidati favoriti Hollande e Sarkozy. Condivido l’analisi degli intellettuali che si riconoscono nel movimento di opinione Democrazia radical popolare (clicca per leggere) secondo cui la proposta di Hollande di tassare in misura sproporzionata i ricchi francesi risponda in via principale a richiami strumentali e populisti. Lo studio della MMT consente infatti di comprendere meglio la corretta funzione che la fiscalità svolge in un Paese a moneta sovrana, anche se continuo a ritenere valide in ogni caso tutte le leve utilizzate con criterio per diminuire picchi di disuguaglianza mostruosi e per nulla attinenti al merito o all’ingegno dei miliardari privilegiati. Se in Francia cresce Melenchon, in Germania si affacciano  prepotentemente “I Pirati” sullo scenario politico che conta. Il Piraten Partei è un movimento tedesco, che ricalca un fenomeno già presente in Svezia, vera sorpresa delle elezioni appena svoltesi nella piccola regione del Saarland. I Pirati hanno bissato il successo raccolto alle ultime amministrative berlinesi, raccogliendo anche nel sudovest della Germania notevoli consensi e imponendosi come quarta forza politica del Paese dietro Cdu, Spd e Linke. Mentre in Italia noventenni come Napolitano chiedono di togliere dignità al lavoro in nome e per conto di fantomatici giovani da trattare come sottospecie tutelata, il partito dei Pirati tedeschi esprime leader ventiduenni come Jasmin Maurer. La piattaforma politica dei Pirati, a parte un vago richiamo antisistema che in tempi come questi assicura di per sè facile consenso, si snoda intorno alle parole d’ordine di democrazia dal basso e libertà in rete. Non ancora chiara la proposta economica di questa giovane formazione che oscilla tra pulsioni liberali ad altre di sinistra classica come il riconoscimento di un reddito di cttadinanza per tutti. In alcuni passaggi del loro programma i Pirati sembrano più simili ai profeti della decrescita che non alle istanze della più convincente Modern Money Theory. In ogni caso, in qualche modo, è possibile cogliere degli aspetti di somiglianza con il fenomeno italico impersonato da Grillo. Anche se quest’ultimo pare molto più pervaso da tentazioni autoritarie e antipolitiche. In questo biennio, previste le elezioni in Francia, Germania e Italia, si decideranno le sorti dell’Europa. Le avanguardie più illuminate che si spendono per una Europa diversa sembrano puntare nella direzione di un improvviso rinsavimento dei partiti che proseguono nel solco della tradizione socialdemocratica. Dubito che ciò possa avvenire, specie senza un rapido avvicendamento delle figure apicali dei partiti di riferimento. All’esterno brulicano poi formazioni rumorose o poco attrazzate sul piano della proposta economica o, peggio, ancorate a suggestione tragiche del passato. Sarà impossibile incidere nelle dinamiche politiche prossime venture senza avere però preliminarmente sciolto questo intricato nodo.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Esteri

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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