Monti, parlando dall’Asia, fa sapere di essere pronto ad andarsene se il Paese non dovesse dimostrare la capacità di apprezzarne il genio. Un atteggiamento da professorino saccente, antidemocratico e aristocratico, in linea con la sicumera del personaggio imposto da non meglio specificati “mercati” al fine di rendere edotto il rozzo popolino italico. Grazie professore, troppa grazia. Una volta, quando bisognava mettere in evidenza il comportamento sciatto di qualcuno, lo si ammoniva con queste parole: “Non siamo al mercato”. Oggi, a riprova dell’involuzione culturale che sorregge e preconfeziona mostri politici e governativi, tale paradigma è completamente ribaltato. Per giustificare qualsiasi sconcezza, tutti i pappagalli senza fantasia ripetono in coro: “ Ce lo chiedono i mercati”. Ma chi sono questi mercati e cosa vogliono non lo spiega nessuno. Il mercato è il nuovo dogma di fede. La mistificazione che santifica il premier Monti, divulga la favoletta di una Italia sull’orlo del baratro, salvata appena in tempo dall’arrivo del superman bocconiano. I mercati, al solo vederlo, se la sono fatta sotto e l’erezione dello spread si è magicamente afflosciata. Ora pare che i mercati abbiano messo nel mirino la Spagna di Mariano Rajoy, bacchettato senza garbo proprio dal nostro supermario. Napolitano, quando non legge il gobbo, chiede sacrifici (agli altri, s’intende) perché non “possiamo caricare una montagna di debito pubblico sulle spalle dei nostri giovani”. Ascoltavo questo nobile intento agli inizi degli anni novanta con preoccupazione, e lo risento oggi con sdegno. Per curiosità ho dato una controllatina al debito pubblico spagnolo che, vista la crescente preoccupazione, immaginavo altissimo e fuori controllo. Con mio sommo stupore ho scoperto che gli iberici hanno un debito risibile, pari ad appena il 66% del Pil, mentre quello italiano è quasi il doppio. E allora, come si concilia tale realtà di fatto con le storielle che ci raccontano sulla insostenibilità del deficit che ci obbliga a tagliare welfare, salari e diritti? Impossibile non capire la falsità grossolana di alcune strumentali ricostruzioni. Siccome Rajoy si è messo in testa di sforare l’imbelle regola che  limita ad una massimo del 3% il rapporto annuo tra deficit e Pil, ecco che la Cupola-Troika ha cominciato a scatenare gli scagnozzi-mercati per fiaccare le resistenze del reprobo ribelle. Alla Cupola non bastano le misure di austerità e le controriforme sul lavoro imposte da Rajoy ad un Paese allo stremo con un tasso di disoccupazione che supera il 20%, in perfetta continuità con le politiche fallimentari del suo predecessore, il  socialista Zapatero. Ai vampiri evidentemente il sangue non basta mai. Intanto, però, anche in Spagna qualcosa si muove. Nelle importanti elezioni regionali svoltesi in Andalusia, ad esempio, le sinistre hanno riportato una importante vittoria. Il Psoe si appresta a governare un territorio più grande del Portogallo insieme al partito progressista Izquierda Unida, non lasciandosi tentare dagli inciucioni permanenti tra destra e sinistra che soffocano anche l’Italia, ma  sviluppando, al contrario, una politica di forte e chiara critica alle scelte neoliberiste dettate della Troika. Anche dalla Spagna arriva quindi un chiaro segnale di speranza che indica la strada del possibile e indispensabile cambiamento.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    3 Commenti

    1. Alessandro scrive:

      La mistificazione del debito pubblico non è soltanto una bufala colossale (come hai dimostrato nel caso Spagna), ma è proprio una impostazione ideologica. Perché in Europa hanno sempre voluto controllare il debito pubblico ma mai quello privato? Nel blog del professor Alberto Bagnai questo aspetto è trattato in maniera molto chiara e semplice in questo articolo http://goofynomics.blogspot.it/2011/11/i-salvataggi-che-non-ci-salveranno.html ed in quelli successivi. Bagnai sostiene che gli squilibri della bilancia dei pagamenti degli stati PIIGS (che importano più di quanto esportano) provocano un indebitamento del settore privato soprattutto con gli Stati più aggressivi nelle esportazioni, in primis la Germania. Cioè s’indebitano non per sostenere la domanda interna, ma per comprare i prodotti tedeschi (per semplificare). Pertanto il problema non sarebbe il debito sovrano, ma quello privato. Il caso spagnolo è l’esempio più lampante dove, come citi nell’articolo, con un rapporto debito/PIL al 66% non dovrebbe impensierire i mercati, ma il rapporto indebitamento privato/PIL è enorme (i dati sul blog di Bagnai) ed è questo che inquieta i mercati. E’ chiaro che una combinazione di eccessivo indebitamento sia pubblico che privato rischia di esplodere come in Grecia. Ma allora se è pericoloso il debito privato quanto quello pubblico perché nel trattato di Maastrich si è posto dei limiti solo al debito pubblico e non anche a quello privato? Bagnai ritiene elementare la risposta: è una risposta ideologica.. perché controllando il debito pubblico si controlla lo Stato (per dirla come un MMters il potere dello Stato di arricchire i cittadini con la spesa pubblica), mentre non ponendo vincoli al debito privato si lasciano liberi i mercati di capitali (la finanza) di prestare denaro anche agli Stati già fortemente indebitati (come se fossero Stati sub-prime… non ricorda niente? La musica non cambia mai). In sostanza la riduzione del debito pubblico, l’austerity, impoverisce il settore privato che inizierà a corrodere i propri risparmi fino a che non è costretto a contrarre debiti dal mercato dei capitali (libera circolazione del capitale, self-regulation, laissez faire laissez passer, over the counter). Praticamente il “costo” è spostato dal settore pubblico (sottoposto a vincoli) a quello privato turbo-capitalistico. E non è tutto, quando il settore privato non è più in grado di pagare i debiti, le sofferenze bancarie da chi sono ripianate? Chi le salva le banche? lo Stato, naturalmente… quindi il debito da privato diviene pubblico. E quei privati chi li salva? Ecco perché lo spread sale in Spagna… quando qualcuno presta i soldi li vuole indietro con gli interessi, sia il creditore pubblico o privato.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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