La discussione dei tre leader, Alfano, Bersani e  Casini, sulla riforma della legge elettorale ha qualcosa di surreale. Mentre il paese vive una fase convulsa e drammatica, nel mezzo di una crisi economica e sociale oramai evidentissima e coinvolgente quasi tutti i paesi dell’europa meridionale, i nostri politici discutono di questioni di contorno. Intendiamoci, la legge elettorale è un argomento serio che merita attenzione, senno e mediazione. Ma proprio perché è un argomento “neutro”, andrebbe affrontato con animo sgombro, al riparo dal clima incandescente che rischia a breve di paralizzare il Paese. Se i tempi della riforma sono discutibili, il merito è poi inaccettabile. Da quello che traspare, pare che la troika locale formata da Pdl, Pd e Udc abbia trovato un punto di intesa rispetto ad un sistema ibrido che riesce miracolosamente ad unire tutti i difetti dei sistemi maggioritari e di quelli di tipo proporzionale tralasciandone chirurgicamente i vantaggi. I sistemi maggioritari, in estrema sintesi, garantiscono stabilità ma non sempre riflettono in Parlamento l’ effettiva rappresentatività delle diverse forze in campo. Il proporzionale, invece, è fedele rispetto ai rapporti di forza, ma non garantisce la omogenea creazione di maggioranze di governo. Una soglia di sbarramento, magari al 5%, scoraggia infine l’eccessiva, velletaria o ricattatoria frammentazione partitica. Secondo il disegno  pensato dagli scienziati che consigliano i leader delle principali forze presenti in Parlamento, avremmo invece un tipo di legge elettorale proporzionale ma con un premio di maggioranza da assegnare non più alle coalizoni, ma solo al partito di maggiroanza relativa, un diritto di tribuna per i partiti che non superano il quorum che di fatto incoraggia la frammentazione e nessuna possibilità per gli elettori di esprimere una preferenza sul candidato. Un sistema, peggiore del Porcellum attuale, che servirà soltanto ai partiti che sorreggono il governo Monti per sbarazzarsi delle voci critiche e non allineate. Una legge pericolosamente simile alla legge Acerbo di mussoliniana memoria che assegnava un malsano premio di maggioranza al partito di maggioranza relativa. Il fascismo classico dell’epoca e quello finanziario di oggi finiscono con il dotarsi degli stessi strumenti. Continuo a ritenere il proporzionale puro con sbarramento al 5% lo strumento elettorale più coerente rispetto ad una Repubblica parlamentare come l’Italia. Se invece si preferisce un sistema nel quale le alleanze si fanno prima e si esprime un candidato presidente sulla scheda bisogna virare senza indugio verso un sistema di tipo presidenziale. Il resto è solo confusione.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Politica

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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