Il vescovo della diocesi di Locri-Gerace, Giuseppe Fiorini Morosini, ha recentemente scritto una lettera al premier Monti paventando il rischio che i territori della locride, già economicamente deboli, possano risultare ulteriormente danneggiati e penalizzati da alcune politiche pubbliche unicamente volte al contenimento della spesa (clicca per leggere). Il risoluto intervento del vescovo Fiorini Morosini, successore a Locri di monsignor Bregantini, ha provocato letture e analisi ad ampio raggio, alcune delle quali tendenti ad inserire l’iniziativa del vescovo all’interno di un quadro più complesso e articolato, che vedrebbe coinvolto persino l’attuale Papa Benedetto XVI (clicca per leggere). Scenari, questi ultimi, che il vescovo bolla come fantasiosi e assolutamente privi di qualsiasi fondamento. Il Moralista, in esclusiva, lo ha intervistato a beneficio dei lettori.

     

    Vescovo Morosini perché ha sentito il bisogno di scrivere una lettera dura al premier Monti, rompendo di fatto il clima di unanime e acritico consenso che avvolge il governo dei cosiddetti tecnici?

    La mia lettera non è una critica nel merito dei provvedimenti economici del governo. Mi mancano le competenze specifiche per fare un’analisi di questo tipo. Io ho una formazione di tipo filosofico e il mio intervento è completamente rivolto alla situazione della locride. In questa prospettiva, le difficoltà di questi territori hanno origini molto lontane nel tempo, per cui sarebbe scorretto indicare Monti, da poco al governo, come responsabile e causa delle tante criticità che ci affliggono. Questo non mi esime però dal fare presente a Monti che le sue politiche, fatte di continui tagli, di sicuro non risolveranno nessuno dei tanti problemi che viviamo.

    A Monti invece è riconosciuto il ruolo di salvatore…della patria. Cosa sbaglia?

    Io ho evidenziato due concetti importanti. Il primo riguarda la politica dei numeri, e il secondo concerne il concetto di risparmio. La politica dei numeri è una politica perversa. Una regola che stabilisce, ad esempio, un numero minimo di abitanti per la creazione di un presidio sanitario può avere un senso in una città come Roma, ma può rivelarsi ingiusta ed inefficace in una realtà come la locride, insieme di tante comunità spesso poco popolate e mal collegate. Situazioni specifiche richiedono interventi diversificati e mirati.

    Passiamo al concetto di risparmio

    L’idea di tagliare i costi ha un senso se applicata a realtà ricche. A chi ha dieci puoi chiedere di dare cinque. Ma a chi ha uno cosa vuoi chiedere?

    La locride è ferma a uno?

    Molti paesini, specie nell’entroterra, continuano a sopravvivere non tanto contando sul lavoro, che non c’è, quanto sul fatto che vengono ancora garantiti alcuni servizi essenziali. Tagliando le poste, gli asili e le scuole materne, questi piccoli centri conosceranno una nuova emigrazione capace di spopolarli del tutto. E’ questo quello che desideriamo? La politica economica del governo Monti, continuando così,  darà l’ultimo colpo, decisivo e mortale, per le sorti del nostro sud in generale e della locride in particolare.

    Esempi pratici?

    Prendiamo il caso delle ferrovie. Non è che da qui passavano un’infinità di treni e ora ne hanno soppresso qualcuno. No. Hanno definitivamente cancellato i pochi treni a lunga percorrenza che collegavano il nostro territorio al resto d’Italia. Senza dimenticare lo stato pietoso dei collegamenti stradali. Dalla locride per raggiungere Reggio Calabria in macchina si impiegano quasi due ore. Questo è il quadro reale della situazione. Ed bene che il premier Monti ne prenda rapidamente atto.

    Il suo appello ha sortito effetti?

    Io non ho il potere di cambiare le cose ma ho il dovere di sensibilizzare le coscienze. Ogni giorno sento sulla mia pelle le sofferenze di una intera comunità che chiede aiuto, che si rivolge alla Caritas per mangiare, per poter pagare le bollette e per trovare un posto di lavoro. Qualcosa bisogna pur fare.

    In teoria le risposte dovrebbe darle la classe politica

    Appunto. Spesso i politici, presi dalla contingenza, non hanno il tempo materiale di ascoltare la gente. Chi vive in mezzo agli uomini, invece, conoscendo le tante difficoltà, non può rimanere inerte.

    Non crede che la voce della Chiesa sia oggi tutto sommato debole di fronte ai guasti di un modello neoliberista affamante?

    No. La voce del Papa, attraverso le ultime encicliche, si è fatta sentire in maniera chiarissima. Gli attacchi alla Chiesa nel suo complesso sono solitamente falsi, cattivi e alimentati da persone che non cercano la verità ma si limitano a spargere veleni

    Ne ricorda qualcuno in particolare?

    Mi vengono in mente tutte le ricostruzioni false e tendenziose che hanno accompagnato sulla stampa il trasferimento del mio predecessore monsignor Bregantini e la mia conseguente venuta nella locride. Hanno dipinto uno scenario dove il Vaticano, connivente con la mafia, avrebbe allontanato volutamente un vescovo scomodo per le cosche, sostituendolo con un altro, che sarei io, destinato a normalizzare la situazione perseguendo il supposto ripristino di una pacifica e interessata convivenza. Pura fantasia.

    E’ rimasto personalmente turbato da queste ricostruzioni?

    Quando sono stato nominato vescovo, conoscendo il clima che si respirava, chiesi al nunzio apostolico quale fosse il mio mandato. Mi rispose: vai, vedi agisci. Non aggiunse altro. Oggi tanti di quelli che dissero che avevano cacciato Bregantini per fare un favore alla mafia mi riconoscono un profilo antimafia. Qualcosa quindi non quadra. La stampa costruisce castelli in aria. La gente poi si nutre di tante menzogne dolosamente diffuse.

    Avverte il ritorno di un clima anticlericale?

    Certamente.

    Alimentato da chi?

    Da tutti quelli che spargono bugie sulle presunte ricchezze del Papa che, dicono falsamente, potrebbero essere usate per sfamare l’Africa.

    A proposito di lotta alla povertà. Alla Chiesa contemporanea viene spesso rimproverata una certa ostilità nei confronti della Teologia della liberazione, idea che mette i bisogni dei poveri al centro del messaggio evangelico di salvezza

    Bisogna capire cosa è la Teologia della liberazione. Io sono stato diverse volte in America latina. E’ falso dire che la Chiesa si è mai scagliata contro un’idea che professa il riscatto dei poveri. La Chiesa ha condannato quei teologi che hanno strumentalizzato l’azione della Chiesa per fini politici. La Chiesa non è un’istituzione politica, ma è portatrice di un messaggio di salvezza che si rivolge a tutti gli uomini. Leggendo ad esempio i documenti in proposito redatti dall’allora cardinale Ratzinger si coglie, non  la condanna per la Teologia della Liberazione in quanto tale, ma verso l’opera di convincimento marxista diffusa da alcuni che pretendevano di parlare in nome della Chiesa.

    Ma le idee di fondo della Teologia della liberazione restano valide?

    La Chiesa è sempre vicina al povero. In Brasile le scuole materne cattoliche tolgono i bambini poveri dalla strada e sfamano quelli che non hanno cibo. In America latina lo scandalo delle diseguaglianze economiche è insopportabile. Ma non per responsabilità della Chiesa.

    I cittadini della locride hanno apprezzato la sua presa di posizione?

    La mia lettera ha riscosso l’approvazione della gente della locride perché ha intercettato i suoi bisogni. I politici devono tornare a sintonizzarsi con i bisogni veri della gente. Sono troppo distanti dalla realtà quotidiana. L’ossessione di far quadrare i bilanci a tutti i costi produce guasti sociali.

    Ma questo governo, oltre all’ossessione per la fredda contabilità, pare molto attivo nel  limitare i diritti dei lavoratori e dei pensionati. Aldilà del dato economico, non crede che il montismo miri più ambiziosamente a ridisegnare la società in termini neofeudali?

    Non sono in grado di dire se alcuni interventi legislativi in tema di lavoro vanno più nella direzione della limitazione degli attuali diritti o in quella dell’ampliamento delle future opportunità. Un certo capitalismo ha prodotto in ogni caso gravi danni.

    Ma il capitalismo di oggi non è identico a quello del dopoguerra

    La società consumistica ha creato le premesse per un mondo fondato sull’egoismo e l’insensibilità. La politica economica contemporanea riflette questa degenerazione. Ricordo un intervento di tanti anni fa di un vescovo di Ivrea che invitava un grosso industriale di cui non ricordo il nome a ricordare che dietro ogni singolo licenziamento c’è un uomo. Allora l’industriale rispose al vescovo di farsi gli affari suoi. Non è cambiato poi molto. Slegare il profitto dalla morale è stato un tragico errore. La società contemporanea ha poi smarrito il concetto di solidarietà sulla scia anche di una interiorizzazione dell’idea dell’accumulo capitalistico.

    Quale ruolo ha oggi la Chiesa?

    La Chiesa forma le coscienze. Noi riproponiamo il messaggio evangelico. Le famiglie oggi si indebitano per inseguire beni e desideri superflui.

    Avverte una cappa mafiosa su questa area?

    Non avverto nessuna cappa. I problemi si affrontano nel rispetto dell’uomo, anche di quelli che sbagliano. Io condanno l’usura, l’intimidazione, il traffico di droga e dico che Dio farà giustizia del male, ma accolgo tutte quelle persone che vogliono redimersi e cambiare.

    Come ha vissuto le notizie pubblicate da organi di stampa come il Fatto Quotidiano che hanno pubblicato documenti che testimoniano profonde lacerazioni interne alla Chiesa di Roma?

    Sono vicende che non conosco e non mi toccano. Ogni realtà umana conosce le lotte per il potere e anche la Chiesa purtroppo non ne è esente. Sono lotte che mi lasciano assolutamente indifferente.

    Esiste la massoneria dentro la Chiesa?

    Non ho alcuna informazione al riguardo ma una cosa è certa: la Chiesa non va d’accordo con la massoneria. Sono realtà distinte e contrapposte. Non si può aderire contemporaneamente alla Chiesa cattolica e alla fratellanza massonica. E’ sufficiente la fratellanza in Gesù Cristo. Chi accusa la Chiesa di avere al suo interno presenze massoniche abbia il coraggio di fare i nomi.

    Ma secondo lei esistono vescovi e cardinali massoni?

    Io non ho modo di sapere se uno aderisce o meno alla massoneria. Se dovessi sapere che nel mio clero c’è un sacerdote massone lo sospenderei immediatamente. Il cardinale Ratzinger in proposito ha firmato in passato un documento chiarissimo ed esaustivo.

    La voce della Chiesa è oggi complessivamente flebile di fronte ai drammi della crisi economica e sociale?

    La voce della Chiesa non è affatto debole. La dottrina sociale della Chiesa non entra nel merito della moralità di alcuni provvedimenti come il pareggio di bilancio in Costituzione. La Chiesa si preoccupa di salvaguardare alcuni valori e alcuni principi fondamentali. Ogni volta che la Chiesa, storicamente, si è spinta oltre ha sbagliato.

    La preoccupa lo svuotamento delle democrazie nazionali ad opera di un superorganismo europeo composto da tecnocrati nominati?

    Non è possibile, se è questo che mi chiede, pretendere che la Chiesa prenda una posizione che di fatto rimproveri il Presidente Napolitano per avere incoraggiato la formazione del  governo Monti. Mi preoccupano le sceneggiate. Un minuto prima che arrivasse Monti, la destra e la sinistra si accusavano di tutto ed oggi,  invece, gestiscono insieme il potere. Recite elettoralistiche.

    Insomma il rischio che la tecnocrazia soffochi la nostra democrazia non lo vede

    Monti è semplicemente il risultato del fallimento della nostra classe politica.

    Sergio di Cori Modigliani, artista e scrittore, ha collocato la sua lettera all’interno di uno scenario più articolato che finirebbe con il palesare il fastidio del Papa verso la politica di austerità della cancelliera tedesca  Angela Merkel.

    Una ricostruzione ridicola e divertente. Ho riso di fronte a quella ricostruzione. Ma chi avrebbe poi  mandato la lettera a tutti i sacerdoti francesi e tedeschi? Una lettera che sarebbe diventata addirittura cult nei Paesi d’oltralpe? Fantasie allo stato puro.

    Chiudiamo con una analisi più generale. La fine dell’Urss ha paradossalmente fatto male all’occidente?

    L’Urss  non aveva nessuna attenzione per i poveri. Sono stato due anni nella repubblica Ceca dopo la caduta del muro. Ho sentito di persona le tante sofferenze provocate dal comunismo. La fine delle ideologie in generale, e non dell’Unione sovietica in quanto tale, ha impoverito la nostra cultura e la nostra società.

     E la politica calabrese è all’altezza dei bisogni di questa terra?

    La politica calabrese affronta le emergenze senza una visione strategica del futuro. Ma non si può chiedere alla Chiesa di supplire ai limiti della politica. Non dobbiamo ripetere gli errori del passato.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Società

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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