Mentre continua imperterrita la macabra “ballata dei suicidi” da Venezia a Catania, la nostra politica politicante si riprende per due giorni la scena in occasione di una surreale tornata amministrativa. I partiti di governo, dal Pdl  al Pd, rischiano il tracollo, stritolati dall’appoggio forzato ad un governo espressione della peggiore finanza mondiale. Nonostante i tanti servi che applaudono Monti senza soluzione di continuità per un piatto di lenticchie, la situazione sociale è esplosiva. Il popolo comincia a decifrare gli strumenti comunicativi utilizzati per circuirlo e ridurlo in miseria, ma la consapevolezza da sola non basta per creare un’alternativa. Sapere di essere vittime immolate di un piano ben congegnato finalizzato ad una idea di asservimento di masse finalmente abbrutite e terrorizzate dalla fame, è solo il primo passo. L’indignazione, lo sgomento e la rabbia devono presto lasciare il passo all’analisi fredda e lucida. Spesso le reazioni emotive e sguaiate finiscono paradossalmente per rafforzare i propositi reazionari dei malvagi legalizzati al potere. Al contrario è utile diffondere strumenti concettuali semplici, alla portata di tutti, che colpiscono alla radice la propaganda neonazista che copre e consente l’attuazione di politiche criminali e assassine, la cui efficacia agli occhi dei proponenti è confermata dall’ondata di suicidi. Per i nostri governanti, badate bene, lungi dall’essere un fattore di debolezza o di preoccupazione, la disperazione suicida dilagante costituisce la prova inoppugnabile della validità del loro operato. Chi ricopre responsabilità politiche importanti, quasi mai può permettersi il lusso di valutare il proprio operato con le lenti deformanti del sentimento. Alla Fornero o a Monti, cioè, dell’angoscia degli esodati non gliene può importare di meno dal punto di vista umano. Dal punto di vista politico, invece, l’aumento degli atti di autolesionismo è per il governo Monti motivo di vanto e orgoglio presso quei potentati occulti che lo hanno imposto al potere in Italia con licenza (invito) di uccidere. I lettori del Moralista non solo non sono affatto stupiti dal quotidiano bollettino che elenca tristemente i nomi dei suicidi, degli orfani e delle vedove, ma sanno da tempo come tale fenomeno, lungi dall’essere casuale, è il risultato voluto di una strategia di lungo percorso (clicca per leggere). I nostri suicidi testimoniano una nuova forma di martirio per la resistenza. E l’unico dovere per chi resta è oggi quello di far sì che il sangue delle vittime non risulti vano e inutile.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    Un commento

    1. Togo scrive:

      Provo ancora a dare un contributo alla discussione ed al confronto.
      Vorrei scansare ogni equivoco premettendo che le statistiche non raccontano le storie degli individui e i loro drammi.
      Ad ogni modo, stando ai freddi numeri, non siamo di fronte ad un incremento dei suicidi rispetto agli anni scorsi. Anzi, negli ultimi anni di crisi, i suicidi sono stati inferiori agli anni 2001-2004, che sono stati certamente anni economicamente più sereni degli ultimi 4.
      Forse in questo momento c’è un attenzione mediatica speciale su questo tema? E se si, perché?

      Non credo che su questo argomento verranno proposti improbabili paragoni con il Giappone. Paese dove si sa, il numero dei suicidi è elevatissimo nonostante l’economia sia Florida.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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