Adesso che la cosiddetta antipolitica soffia così forte da mettere in discussione le posizioni di comando della nostra stanca e immutabile oligarchia al potere, la casta sarà costretta ad inventarsi qualcosa. Con ogni probabilità, i rimedi da individuare per “ridare credibilità alla politica” riusciranno, se possibile, perfino a peggiorare un quadro già ampiamente disastroso. I drammi sociali che i popoli Europei vivono , specie quelli meridionali, dipendono interamente dall’indirizzo economico imposto ai paesi dell’Unione. Le ricette iperliberiste, fatte di tagli al welfare, ai diritti dei lavoratori, di bassi salari, competizione tra poveri e controllo ossessivo dell’inflazione sono alla base dei suicidi, del riemergere del terrorismo nonché del ritorno sulla scena europea di partiti a vocazione chiaramente nazista come quello greco chiamato “Alba d’oro”. Ora, se la governance europea fosse composta da uomini in buona fede, questi ultimi riconoscerebbero l’oggettivo fallimento delle loro politiche. Ma siccome, è questo il punto che sfugge ai più, la distruzione del modello europeo è il fine e non il collaterale effetto di politiche sbagliate, i vari Draghi, Monti, Merkel e Von Rompuy insisteranno nell’iniettare veleno nel corpo già debilitato dei paesi più deboli come l’Italia. Se da noi esistesse una buona politica, la riconosceremmo dalla capacità di individuare in maniera lucida il vero nodo del problema. La buona politica è quella che non ratifica il fiscal compact, che concepisce il ruolo della Bce in un’ottica di servizio verso il bene pubblico, che chiede all’Europa integrazione politica e non solo monetaria, che riscopre Keynes per far ripartire l’economia reale, che punta alla piena occupazione e alla giustizia sociale, che crede in una solidarietà europea non ipocrita e spinge perciò nella direzione degli eurobond. I demagoghi in buona o cattiva fede individuano invece rimedi inutili, buoni per tamponare la crescente rabbia di una popolazione ridotta volutamente allo stremo. I dibattiti sugli sprechi sono funzionali all’economia liberista che vuole dimostrare come l’intervento dello Stato nell’economia sia sempre sinonimo di ruberie e soprusi che gravano sulle spalle del bravo e laborioso contribuente. Non c’è dubbio che alcune retribuzioni siano eticamente scandalose, ma la diseguaglianza va combattuta in un’ottica d’insieme, perché gli immensi profitti e le ingiustificate rendite finanziarie di pochi gruppi gridano vendetta molto di più degli strapuntini garantiti ai vari Scilipoti. Dobbiamo imparare ad interiorizzare un diverso modo di concepire lo Stato. Non più semplice garante e custode dei privilegi delle classi padronali, ma principale protagonista della lotta all’ingiustizia sociale, attento alla equa redistribuzione di un ricchezza prodotta anche attraverso politiche pubbliche volte a stimolare la domanda interna. L’idea dello spreco fa effetto, così come il falso mito che predica come lo Stato debba tenere i conti in ordine alla stregua di una famiglia privata. La ricchezza immessa nel circuito dalla pubblica autorità è come l’acqua piovana. Non si distrugge, ma ritorna semmai all’origine sotto altra forma. Il dramma vero si chiama siccità, che fa tristemente rima con austerità.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Editoriale

    19 Commenti

    1. alessandro scrive:

      E’ giusto porre l’accento sul fatto che la partita si gioca in Europa. Per quanto la politica nazionale si sforzi nel fare riforme o la spending review, l’Italia non è in grado di rispettare gli impegni di rigore richiesti dalla UE. In particolare il fiscal compact limita le politiche di deficit spending (già limitate dalla modifica del pareggio di bilancio nella nostra costituzione) e prevede di ridurre complessivamente il rapporto debito/PIL al 60%, ovvero all’interno dei parametri di Maastricht. La regola è che se questo indicatore supera il 60%, il debito deve essere ridotto ogni anno di un ventesimo della distanza dal valore di riferimento. Atteso che il rapporto DEB/PIL italiano è attualmente al 123% ed ammonta ad oltre 1.900 miliardi… fate voi le debite considerazioni. Come dice il Moralista, se vogliamo parlare veramente di riscatto della politica, le forze politiche devono imporre una mozione che vincola Monti ad annunciare all’UE che l’Italia non è in grado di rispettare siffatto patto di bilancio (come ha fatto già il Premier spagnolo Mariano Rajoi), almenoché non si decida consapevolmente di voler distruggere e CINESIZZARE l’economia italiana nei prossimi 5 anni , per trasformarla nello spazio vitale della Germania. In un articolo riprodotto su Micromega su un’intervista all’economista Vladimiro Giacchè, questi ritiene che il fiscal compact ci costerà tagli per circa 120 miliardi l’anno per i prossimi anni.
      http://temi.repubblica.it/micromega-online/approvato-il-vincolo-di-bilancio-vladimiro-giacche-da-oggi-keynes-e-fuorilegge-impossibile-investire/
      Se i calcoli sono corretti, ma anche ipotizzando 100 miliardi l’anno di tagli, nessuna politica di crescita, nessun Eurobond, nessuna riforma o spending review ci salverà dalla catastrofe economica e dal taglio dello stato sociale. Questo senza contare i contributi che dovremo versare al fondo salva stati e a tutte le sanzioni che pagheremo per inadempimento dei trattati.

    2. alessandro scrive:

      Tutto ciò premesso l’Italia non può chiedere forme di condivisione dei debiti sovrani all’Europa, Eurobond ed un ruolo più attivo della BCE, senza avviare una seria spending review. L’UE non si può accollare gli sprechi italiani, solo perché la politica autoreferenziale non è in grado di contenersi negli sprechi e ruberie. I costi della politica oltretutto non sono spiccioli come in molti dicono. Da alcuni studi emerge che ammontano fra 9 miliardi (dati confcommercio) a 24 Mld (dati UIL). E’ inoltre necessaria una razionalizzazione e qualificazione della spesa pubblica italiana, in particolare di quella sanitaria, la lotta all’evasione fiscale (che si combatte prevedendo l’arresto per i grandi evasori, un concordato fiscale con la Svizzera, la diminuzione delle imposte a livelli accettabili e l’allentamento delle morse di Equitalia) e la riforma della giustizia per rendere la durata dei processi a livelli accettabili (solo questa riforma ci costa 1% del PIL). Questi impegni nazionali sono di fondamentale importanza per consentire al governo italiano di trattare in Europa la revisione dei trattati sul patto di bilancio con autorevolezza.

    3. Ugo scrive:

      Ma quanto mi urta l’uso di tutte quelle espressioni in inglese? “Spending review”? E’ davvero così difficile usare “revisione della spesa”? “Fiscal compact” fa più figo di “accordo sui bilanci”? “Deficit spending” cosa ci dà in più rispetto a “spesa a debito”? Dopo l’invasione del napoletano e del romanesco ora mi tocca pure sorbirmi quella dell’inglese! Tutte e tre splendide lingue, ma tanto più odiose quanto più impiegate con tracotante invadenza. La si finisse una buona volta…

    4. Togo scrive:

      Alessandro, noto che stai iniziando a valutare alcune delle misure di questo governo come “necessarie”.
      È evidente che tali misure siano propedeutiche ad una trattativa serie in UE e che da queste trattative possano scaturire decisioni per individuare ambiti e modalità di investimento extra fiscal compact.
      Il debito per spesa corrente non crea ricchezza reale ma effimera.
      Genera diseguaglianze mostruose che oggi abbiamo tutti sotto gli occhi.
      Credo infine che sia ingiusto addebitare a Mario Monti responsabilità che arrivano da lontano. Non è certo colpa sua se gli italiani non sono abituati a pagare le tasse.
      Credo che questa sia davvero l’ultima occasione per un paese al capolinea. “O risorgiamo come collettività intorno ad una visione condivisa oppure ognuno di noi fallirà com’e individuo”

    5. ampul scrive:

      Si certo poverino anche lui.. Si è dovuto rimboccare le maniche e lavorare sodo per cambiare la cultura del paese che non paga le tasse. Ma sai che mi dispiace per lui?!! Si è immolato per il bene di tutti.. Troppo lavoro, ma chi glielo fa fare?!!!!…

      Un altro esempio di amore per il proprio paese.. Mi ricorda qualcuno.. (“l’Italia è il paese che amo…”).

      Battute a parte, vorrei capire come fa l’Italia (a seguito delle trattative di cui parli) individuare ambiti e modalità di investimento extra fiscal compact (o accordo sui bilanci..) dal momento che proprio a seguito dell’approdo (grazie a dio!!, no…?!) del pareggio di bilancio l’Italia potrà avere solo manovre correttive in questo senso.
      Insomma per intenderci, e per fare capire a tutti, io faccio parte di quella schiera di cittadini che vedono lo stato come la propria famiglia…
      Fammi capire, please, come faccio a risanare il mio debito di 1900 miliardi spendendo contemporaneamente per avere ricchezza. Anzi individuando termini e modalità di investimento. Perché davvero, non c’arrivo.
      Mi perdonerai l’ignoranza.

    6. alessandro scrive:

      @Togo
      No, no, no, quando esordisci con “noto che stai iniziando a valutare” significa che oggi stò dicendo cose diverse e/o opposte a ieri e che oggi mi son ravveduto.. ma rispetto a cosa e a chi? Se ti riguardi i miei precedenti interventi nel sito del moralista non troverai niente di incoerente rispetto a quanto affermo rispetto a questo articolo. Per forma mentis e in base alla mia educazione, sono stato abituato a utilizzare bene il mio denaro e quello degli altri, quindi aborro quando vedo sprechi di risorse, che potrebbero essere utilizzate per finalità più produttive o di miglior utilità sociale. Aborro gli sprechi, ancor più quando parliamo dei soldi dello Stato. Non a caso sopra ho parlato di tagli ai costi della politica e razionalizzare e riqualificare la spesa. La differenza fra me, te e Monti, caro Togo, è che i tagli agli sprechi per te e Monti costituiscono economie di bilancio destinate a ripianare il debito pubblico, per rispettare il patto di bilancio (cosiddetto fiscal compact.. cosiddetto in Europa..) e l’art. 81 cost. (pareggio di bilancio), mentre io utilizzerei le risorse liberate dai tagli per finanziare spese più produttive, possibilmente per investimenti.
      Le riforme di Monti sono necessarie se vanno in questa direzione, perché agli investitori non interessa se il debito è alto, ma se l’Italia è in grado di onorarlo e se, a lungo termine, non è destinato ad aumentare rispetto alle prospettive di crescita del paese. Se poi avessimo una vera banca centrale europea, avremo meno problemi di crisi dei debiti sovrani.
      Infine, siccome la Germania non vuole modificare il patto di bilancio, perché ritiene pendaccioni gli italiani e i paesi del sud Europa, se togliessimo questa banale scusa ai tedeschi eliminando gli sprechi all’italiana, avremo un minimo di credibilità, per avanzare proposte di modifica dei trattati sul patto di bilancio

    7. alessandro scrive:

      @Togo
      Critica a “Mario Monti su alcune riforme “necessarie”: la riforma del mercato del lavoro in discussione aumenta il costo del lavoro, leggere per credere
      http://www.lavoce.info/articoli/-lavoro/pagina1002994.html
      Come noto il successo della Germania stà nel tenere i salari bassi (basso costo del lavoro)rispetto alla loro produttività, in modo da rendere i propri beni e servizi competitivi all’esportazione. L’Italia grazie a Monti aumenta il cuneo fiscale così da rendere la nostra produzione ancor meno competitiva… alla faccia dei professori. Tagliando per ipotesi 6 miliardi di costi della politica si potrebbe ridurre di due punti il cuneo fiscale. Ma nonostante i piddini non l’hanno capito, l’abolizione dell’articolo 18, consente alle imprese di agitare lo spauracchio del licenziamento, in modo tale da imporre al lavoratore abbassamenti dello stipendio. Cioè o mangi la minestra o salti la finestra… aaah ecco come Monti ottiene la moderazione salariale!! i costi ricadono sempre sui soliti noti!!
      Con la riforma della giustizia potremmo accorciare i tempi dei processi, magari copiando i migliori esempi europei. Attireremo sicuramente maggiori investimenti esteri (alcuni studi valutano l’intervento 1 punto di PIL). Ancora.. l’arresto dei grandi evasori e dei recidivi è il modo migliore per dissuadere gli evasori e un concordato fiscale con la Svizzera ci farebbe fare cassa.
      Se Monti facesse tutto questo, potrebbe recuperare non più di 50 miliardi l’anno, in ogni caso non sufficienti per pagare il costo del patto di bilancio europeo. Ci sono anche delle riforme da fare che hanno un costo (quelle sopra descritte sono quasi “a costo zero”) che non potrà essere sostenuto, per via della scellerata politica di austerità dei patti e pareggi di bilancio, se non tagliando lo stato sociale. Queste sarebbero le manovre dei professoroni?

    8. alessandro scrive:

      @Togo
      critica a “Il debito per spesa corrente non crea ricchezza reale ma effimera”. La Pubblica amministrazione paga i beni e servizi alle imprese fornitrici soprattutto attraverso le spese correnti, con ciò creando ricchezza reale nel settore privato. Cioè aumenta il PIL. Parte della spesa così sostenuta dallo Stato rientra all’Erario sotto forma d’imposte.

    9. Togo scrive:

      Alessandro, premetto che l’eventuale cambio di opinione e prospettiva non è, in generale, una cosa da evitare o vivere in maniera negativa. In ogni caso non era di questo che volevo discutere.
      Condivido moltissime delle cose che scrivi, dagli sprechi alla riforma del lavoro, ma credo che ciascuno di noi oggi debba avere la voglia e la curiosità di affrontare strade diverse. Per me non è accettabile pensare di risollevare il paese mantenendo gli stessi strumenti di governance utilizzati negli ultimi 20 anni. E bisogna anche prendersi il tempo di aspettare che i nuovi strumenti e le nuove azioni siano compiute per avere una visione complessiva.

      Come già sai, infine, non condivido la tua analisi sugli effetti della spesa pubblica così com’e stata intesa in tutti i decenni trascorsi. Oggi purtroppo ne viviamo gli effetti.

      • alessandro scrive:

        sono aspetti molto complessi questi ricchi di sfacettature, ma chi ha le idee chiare almeno sui principi e temi generali non cambia opinione, semmai le arricchisce di ulteriori elementi, anche con il dialogo costruttivo con altri che giustamente hanno punti di vista non sempre allineati.
        Togo, hai notato che quando intervieni tu, il numero dei post aumenta vertiginosamente? non avrai per caso tendenze tipo troll o provocatore della rete? scherzo.. grazie per la discussione costruttiva.

    10. alessandro scrive:

      a costo di sembrare isterico, vorrei spiegarmi ancora meglio perchè questo è il tema fondamentale che caratterizzerà il tavolo politico europeo nei prossimi mesi. Se si decide che i debiti miei sono in parte anche i tuoi, è inevitabile che io devo dimostrare almeno di non sprecare le mie risorse. E’ una questione politica, ancor prima che economica. Pertanto una qualche forma d’integraione fiscale è ineludibile. La Merkel imbottisce il cervello dei tedeschi tutti i giorni dicendogli che non possono pagare per i paesi spendaccioni del sud Europa e che non si può creare inflazione per non ripetere la tragica esperienza della repubblica di Weimar. Omettendo ovviamente che fino a tre anni fa hanno fatto largamente uso di spesa a debito per finanziare le riforme e le imprese tedesche, che oggi negano agli altri paesi. Se i paesi fossero più virtuosi e ottimizzassero l’efficacia, l’efficienza e l’economicità della spesa, la Germania non potrebbe utilizzare questa motivazione per imporre assurde politiche di austerità che… diciamoci la verità, servono solo per annientarci, sbarazzarsi della concorrenza, cinesizzarci, comprarci e sfruttarci come laboratorio di produzione per l’esportazione dei loro prodotti verso i mercati emergenti. E’ impossibile per l’Italia fare riforme strutturali capaci di rispettare il rigore del patto di bilancio (100-120 miliardi l’anno). Quindi anche se si costituissero gli Stati Uniti d’Europa, con una BCE prestatrice di ultima istanza, una qualche forma d’integrazione fiscale è assolutamente necessaria. Ma il patto di bilancio può anche consistere in un sistema di costi standard, mediante il quale con appositi indicatori, si fissano degli obiettivi di medio e lungo termine, che misurano l’efficacia l’efficienza e l’economicità della spesa (es: qualità dei servizi pubblici offerti rispetto al costo delle spese di funzionamento della pubblica amministrazione). Se entro una certa data (es: 2016) non si raggiunge l’obiettivo di uno o più indicatori, il paese inadempiente non accede agli Eurobond. Questa sarebbe la mia proposta di patto fiscale di bilancio. Spero che Hollande faccia questa proposta.. e che Monti per caso legga questo mio post.. magari mi assume come aiuto tecnico al tecnico del tecnico per il patto fiscale europeo. Buonanotte

    11. Togo scrive:

      Intanto sono passato da bimbo-minchia a troll…spero sia una promozione :-)
      Scherzi a parte, (@ampul) quando parlo di modalità di investimento diverse, mi riferisco a strumenti simili a quelli appena descritti da te. È evidente che le formule potrebbero essere tantissime, come per esempio bond legati a singoli progetti infrastrutturali che puntano alla crescita.

      In ogni caso si tratta di debito. E per farti prestate dei soldi devi essere credibile. Devo portare a termine i progetti. Devi agire in buona fede e restituire i soldi che ti hanno prestato quando l’opera su cui hai investito avrà generato ricchezza.

      Quando fai l’esempio dei tuoi debiti che diventano anche miei, è chiaro che non presupponi che tu possa stampare moneta. Se tu potessi stampare moneta per ripagare i tuoi debiti, io non vorrei avere crediti con te. Non vorrei che mi venissero ripagati con la tua carta straccia. È semplice! L’esempio del Giappone, relativamente al debito, è improprio anche per questo. Il Giappone produce ricchezza e i creditori sono quasi per il 100% giapponesi.

    12. ampul scrive:

      Ma guarda rileggendo quello che scrivi, non posso che essere d’accordo con te! Se accedo ad un prestito (oggi come non mai!!!…) la banca ha bisogno di contare su garanzie reali del fatto che io quel prestito riesca a appianarlo… E se non dovessi riuscire (per tanti motivi, di salute, inadempienze, insolvenze..) intanto si assicura con le polizze (ad alti livelli, sono nati i cds, una meraviglia sìssì!!!)… Poi ha bisogno di garanti, fidejussioni, ecc.

      Quindi a fronte di questa premessa, se l’Italia vuole accedere al denaro deve essere credibile e ripianare i propri debiti (la faccio terra terra..).

      Il punto è: per essere credibile nei confronti di chi? Della BCE che ha creato queste diseguaglianze tra sistemi paese? Ai mercati internazionali? Ai grossi gruppi finanziari che speculano ricattando i paesi attraverso l’emissioni di bond inesistenti, facendoseli pagare come oro?
      E se tutto questo avvenisse, se l’Italia quindi diventasse “credibile”, ci si arriverebbe soltanto attraverso che cosa?
      Solo facendo aumentare quelle diseguaglianze che dicevamo prima… Ed è quello che stanno facendo… Avere delle manovre ogni anno di 120 miliardi di euro, significa andare solo in una direzione… Distruzione delle classi medio/basse a favore soltanto delle classi abbienti.. (sembro Marx…)

      Ecco perchè dire che siamo tornati al passato invece di progredire non è del tutto fuori luogo. Oggi dovremmo guadagnare di più e lavorare di meno, invece lavoriamo di più e guadagniamo di meno…

      Ciao e grazie.

    13. alessandro scrive:

      Togo, non andare in Giappone, rimani in Europa! intanto gli occhi a mandorla ti diventeranno comunque sia a te che a me perchè ci stanno cinesizzando!!
      Il patto di bilancio europeo è un falso problema perchè se ci fossero gli Stati Uniti d’Europa con un debito sovrano unificato, l’euro moneta sovrana emessa dalle istituzioni europee attraverso la BCE ed eurobond, avremo la stessa condizione degli USA con la FED. I Californiani non sanno e nemmeno gliene frega niente del debito della South Carolina perchè nella loro testa sono tutti americani sotto una stessa bandiera, unica nazione di stati federati unica lingua. In Europa questa integrazione ancora non c’è, prevalgono egoismi nazionali e si parla l’inglese, lingua di uno stato che è fuori dall’eurozona e non ha aderito al patto di bilancio. Quindi per arrivare a unificare il debito degli stati europei in un bilancio unico consolidato, ci si potrà arrivare solo gradualmente, passo passo, accettando inizialmente forme “leggere” e graduali d’integrazione fiscale di bilancio, senza compromettere possibilità di rilancio dell’economia attraverso ricorso della spesa a deficit positiva. Via via col tempo e con l’integrazione politica ed economica che si rafforza, diverrà naturale non occuparsi del debito altrui. Insomma è un problema POLITICO, in quanto se l’euro diventasse moneta sovrana come il dollaro teoricamente a noi non ce ne dovrebbe fregare niente di quanti debiti ha la Grecia, il Portogallo o di questo o quell’altro paese

    14. alessandro scrive:

      allo stesso tempo non si può calare improvvisamente in una europa di stati nazionali, un unico bilancio consolidato. I primi a mandarci affan… sarebbero i tedeschi e (forse) francesi. Necessitano passaggi graduali d’integrazione affinchè uno si fidi dell’altro.
      Togo, quando t’innamorerai di una ragazza (ancora sei un bimbo-minchia.. sono solo infatuazioni.. mi sei simpatico), se fosse piena di debiti ci penseresti 1000 volte prima di sposarla. Quando la conoscerai meglio e la amerai, sarete una cosa sola, corpo, anima e cervello.. debiti e crediti
      @Ampul, non solo distruggere le classi medio basse, ma distruggere tutta l’economia italiana, poi vengono a comprarci i tedeschi ai saldi di fine stagione, tanto io, te e Togo accetteremo di lavorare anche per un tozzo di pane
      sicuramente conoscerete Nigel Farage
      http://www.youtube.com/watch?v=v-vgp0g42xI

    15. ampul scrive:

      Assolutamente vero in tutto quello che dici. O meglio (per non urtare la stima di nessuno.. eheh) sono d’accordo in tutto e per tutto con te alessandro.

      Per quanto riguarda Farage, qualche settimana fa un mio amico mi aveva mandato una mail con quel suo famoso video.. Volevo segnalarlo su questo blog ma poi m’e caduto di mente.
      Mi hai anticipato! Bravo!
      E cmq lui dice cose sacrosante. E noi ci fregiamo di averle sostenute da sempre e in tempi non sospetti.
      Accogliamo il farage volentieri.
      Please, Mr. Farage come on this tube.

    16. ampul scrive:

      Moral tube! ;-))))

    17. Togo scrive:

      Ahahahaha, Alessandro sono un bimbo-minchia precoce. Già passata la fase dell’innamoramento e del matrimonio.
      Dal 94 ad oggi, lo stock del debito italiano è praticamente raddoppiato e non mi pare di aver vissuto anni di boom economico. Il resto sono tutte grosse grosse balle!

    Commenta a alessandro


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    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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