Si susseguono, in vista del vertice europeo di fine giugno, gli incontri riservati tra i principali leader dell’Unione alla ricerca di “soluzioni per risolvere la crisi”. Il Corriere delle banche continua con la sua politica di ordinaria disinformazione, dipingendo pure oggi il nostro premier Monti come un sottile mediatore, capace di fare squadra con Hollande per indurre Merkel a più miti consigli. E’ inutile ribadire come questi incontri, spacciati per decisivi, siano in realtà inutili passerelle. Da questa governance europea non può venire nulla di buono, ed è ingenuo aspettarsi soluzioni da chi trae giovamento dalla crisi. La massoneria reazionaria che ha nell’ombra immaginato ed elaborato percorsi finalizzati ad imporre un nuovo modello sociale neofeudale, mantiene un ferreo controllo su tutte le dinamiche di potere del Vecchio continente. Il recente caso greco è emblematico. Samaras, sadico torturatore del suo stesso popolo, nonché cavallo di troia della tecnocrazia massonica e reazionaria che usurpa la guida dell’Europa, è riuscito a vincere le elezioni in Grecia grazie ad una ben studiata propaganda politica falsa e di stampo terroristico. Dopo avere interferito sul voto ellenico fingendosi preoccupati e comprensivi, gli euroschiavisti, a urne chiuse, hanno immediatamente indossato i sudici vecchi panni, intimando perciò ai greci di rispettare alla lettera i già conclusi accordi capestro senza patetiche manfrine. Accordi che prevedono naturalmente il definitivo smantellamento di quel che resta dello stato sociale, per inseguire il definitivo e macabro trionfo di un immenso lager a cielo aperto popolato da una moltitudine abbrutita di nuovi disgraziati straccioni. Anche gli idioti hanno oramai compreso come le politiche di austerità provochino solo recessione. Non ci vuole un premio nobel per intuire come il taglio continuo di salari e pensioni abbatta per forza la domanda interna, generando perciò nuovi licenziamenti e conseguente aumento della disoccupazione. Così come non ci vuole un fenomeno per comprendere come la crisi dei debiti sovrani sia in realtà un comodo strumento per ottenere due risultati diversi ma complementari: da un lato l’aumento del famigerato spread fornisce ai singoli governanti una giustificazione di comodo buona per torturare ulteriormente i cittadini in buona fede (“dobbiamo tagliare per salvare l’Italia!”); dall’altro gli alti tassi di interesse sul debito costituiscono certamente un problema per i lavoratori italiani ed europei tartassati e spremuti, ma garantiscono fonti di guadagno parassitarie immense e spropositate per la grande speculazione finanziaria internazionale che tiene al guinzaglio i governi. Se la Bce fosse una normale banca di ultima istanza, che garantisce cioè direttamente e illimitatamente il debito dei singoli Stati,  il problema dello spread sarebbe già risolto. La Bce invece preferisce riempire di soldi le banche che comprano di rimando i titoli degli Stati, pappandosi così anche il 7% di interessi senza avere fatto proprio nulla. Questa partita di giro non ha alcun senso né politico, né monetario né macroeconomico. E’ solo un’arma per combattere con ferocia la subdola lotta di classe che stiamo vivendo, dichiarata da un pugno di miliardari contro milioni di poveri. Attenzione però. Non si tratta di una lotta di classe  vecchio stampo, del tipo cioè che vedeva fronteggiarsi nel novecento capitale e lavoro. Niente affatto. Si tratta di una lotta di classe condotta sapientemente da una aristocrazia di ritorno che punta a disarticolare il sistema capitalistico nel suo insieme, braccio della storia, violento e vendicativo, di quella nobiltà crudele e ingiusta ghigliottinata ai tempi di Robespierre. Imprenditori e lavoratori sono ugualmente nel mirino. Questa nuova lotta di classe non c’entra nulla con il possesso dei mezzi di produzione. Si gioca fra chi vuole difendere la civiltà, il progresso e la democrazia contro le forze dissimulate e oscure che credono in un diverso sistema valoriale che legittimi alla luce del sole la disuguaglianza antropologica tra gli uomini. I re ci hanno messo poco più di due secoli per provare a riattaccarsi la testa sul collo.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Politica

    2 Commenti

    1. alessandro scrive:

      Analisi condivisibile, che mi richiama al recente libro, “la lotta di classe dopo la lotta di classe”, di Luciano Gallino che spiega molto bene come appunto la lotta di classe non è più condotta dal basso, ma bensì dall’alto verso il basso: una classe dominante globale muove nella direzione di limitare lo sviluppo delle classi sociali dei lavoratori (classe media e operaia). Questa “lotta dall’alto” ha comportato un progressivo aumento di ricchezza detenuta da pochi e e nel contempo della povertà e nonché la compressione dei redditi delle classi meno abbienti e dello stato sociale.

    2. [...] 22 giugno ho scritto un pezzo dal titolo “una diversa lotta di classe” (clicca per leggere), nel quale prefiguravo la cristallizzazione di una nuova lotta di classe che accumuna i destini di [...]

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    1 Commento

    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

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