Non c’è bisogno di chiamare nessuno a raccolta nel tentativo di scongiurare l’arrivo di un nuovo fascismo, perché il fascismo è già tornato da un pezzo. La Seconda Repubblica, creatura mostruosa, malvagia e deforme, nata dall’incestuosa unione tra mafia e Stato è peggio del fascismo. Il sangue versato da Paolo Borsellino non vale meno di quello di Giacomo Matteotti, e l’attuale monolitico sistema informativo che alterna minacce a blandizie per continuare a tenere i cadaveri sott’acqua, è nell’insieme peggiore del vecchio istituto Luce. L’ipocrisia spaventosa di intellettuali invecchiati male come Eugenio Scalfari ammanta di falsa regalità una dittatura strisciante e violenta che non tollera la verità e venera il pensiero unico. I ciambellani di corte che denunciano da venti anni i tentativi  di un impresario d’accatto come Berlusconi di condizionare il corso della giustizia, attaccano i pm Ingroia e Di Matteo con argomenti che farebbero impallidire Sgarbi e Santanché. I vari Battista, Sorgi, Ainis e altri simili menestrelli di regime difendono l’indipendenza della giustizia solo nella misura in cui colpisce figure sgradite. Se dalle intercettazioni emergono però tentativi da parte di uomini del Quirinale di inquinare un’inchiesta che vuole rendere giustizia ai tanti morti del biennio stragista, l’indipendenza della giustizia diventa subito un ferrovecchio da sacrificare sull’altare del prestigio delle istituzioni. Le istituzioni, cari Soloni ben pagati, si difendono impedendo che uomini dagli atteggiamenti discutibili restino comunque al loro posto, non rivendicando il diritto di mettere la polvere sotto il tappeto. C’è una intercettazione, più spaventosa delle altre, nella quale Loris D’Ambrosio, consigliere di Napolitano, chiede a Nicola Mancino di parlare con l’ex ministro Martelli al fine, questo sembra il senso del nobile consiglio, di concordare una versione di comodo per intralciare le ragioni della giustizia. Come è possibile in democrazia difendere questi tentativi? Come è possibile non cogliere la pericolosità di alcune puerili giustificazioni? Qualunque cittadino sotto processo ha da oggi il diritto di contattare i testimoni per indurli a concordare versioni di comodo. Non capite, servi sciocchi di un regime morente, che così facendo demolite i pilastri che reggono la nostra fragile civiltà? Nessuno di voi considera la dignità più importante dell’interesse? Evidentemente no. La trattativa ha forgiato gli equilibri di potere degli ultimi venti anni, e la scoperta di quelle vergognose malefatte calerà il definitivo sipario su questo sistema di potere. La fine coinciderà geometricamente con un ritorno al principio. Credo che i direttori dei grandi giornali debbano essere subito indagati per concorso morale in strage. I cittadini comuni devono scendere in piazza per chiedere che venga fatta giustizia in ogni direzione.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Italia

    Un commento

    1. ampul scrive:

      l’uno speculare all’altro in questo sistema che definire monolitico è un eufemismo!
      Scalfari? pse…..!!!

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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