Un idiota si riconosce il più delle volte dalle idiozie che dice. In questi tempi barbari e bui, il motivetto preferito dagli idioti rei confessi è quello che allontana il più possibile lo spettro elettorale perché “non si vince sulle macerie del Paese”. Nessuno spiega perché l’amata italica patria potrebbe subire colpi mortali nel caso in cui il popolo bovino votasse al cadere delle foglie d’ottobre, anziché nell’aprile dell’anno prossimo venturo. Nessuno scioglie l’arcano, ma molti ripetono di continuo la stessa fesseria. Forse la Francia è al centro di una gravissima carestia a causa delle recenti votazioni? O vi risultano tumulti di piazza nella regione tedesca del nord Reno-Westfalia, teatro della brillante e giovane affermazione dell’ottima Hannelore Kraft? Non ci sembra, cortesi signori. La cupidigia di servilismo che acceca molti mediocri giornalisti e alcuni pessimi politicanti, trasforma un massone reazionario cinico ed inespressivo come Mario Monti in nettare prezioso da gustare lentamente e fino in fondo. Quel nettare per il palato di privilegiati come Bersani e Casini,  diventa  però veleno mortale per i deboli, gli sfruttati e gli emarginati da questo sistema politico e di potere corrotto, infame, ipocrita e schiavista. Votare a ottobre del 2012 o nell’aprile del 2013 cambia poco in termini assoluti. Relativizzando, è bene avere presente come ogni giorno di governo Monti rappresenti un chiodo conficcato con sadismo nella carne viva degli ultimi e, conseguentemente, prima scompare dalla scena politica italiana questo macellaio in loden al servizio di una banda di euro strozzini molto influenti, meglio è per tutti. Capire quale forza politica vincerà le prossime elezioni politiche, ad ottobre o in aprile, è questione invece molto più seria. La destra è un deserto dei tartari, paralizzata dal grigiore meccanico di Angelino Alfano, e scossa dal desiderio di rivalsa di un Berlusconi non ancora rassegnatosi al ruolo di illustre panchinaro. La Lega è già di fatto scomparsa. L’estrema debolezza del vecchio polo di centrodestra fa male però anche alla cosiddetta sinistra. Bersani, pur senza avversari visibili, sta tentando in tutti i modi di perdere le prossime elezioni e, probabilmente, potrebbe perfino riuscirci. Il caso Mancino-Napolitano sulla trattativa Stato-mafia ha tracciato un solco difficilmente ricomponibile tra il Pd e l’Idv. Lo strabismo del Pd in tema di giustizia irrita non solo Di Pietro, ma anche tutte le persone perbene di questo mondo. Se la difesa impacciata di Napolitano allontana Di Pietro, l’adesione acritica e clownesca del partito di Bersani alle ricette iperliberiste di Mario Monti in Bilderberg rischia di fare scappare anche un improvvisamente migliorato Nichi Vendola. Quest’ultimo ha ultimamente posto una questione molto seria e difficilmente aggirabile dai maggiorenti del Pd (clicca per leggere)  riguardante la natura stessa della futura coalizione. Ha senso, si chiede correttamente Vendola, mettere in piedi un’alternativa politica formale che nella sostanza prosegua le solite ricette economiche affamanti? Bella domanda. Al Pd così resterebbe come alleato solo l’Udc di Casini e Caltagirone (editore capace di rivalersi su poveri giornalisti precari se condannato a risarcire i danni. Clicca per leggere). Un futuro governo Pd e Udc è un incubo da scongiurare. Una specie di prosecuzione del montismo senza Monti. Una ipotesi terribile e spettrale.

    Francesco Maria Toscano

    Categorie: Politica

    Un commento

    1. ampul scrive:

      bravo!

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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