Nel grande “Truman Show” della politica italiana il copione è già scritto. Destra e Sinistra fingono di fronteggiarsi e di operare responsabilmente per il bene pubblico. Niente di più falso. Il “moloch” formato da Pd, Pdl e Udc prosegue indisturbato e senza pietà l’azione di macelleria sociale, il tutto giustificato dal pericolo di finire come la Grecia. Ma la Grecia è già qui, con il suo carico di dolore, di precari, di disoccupati. Intanto Berlusconi annuncia la volontà di ritornare in campo. “Meno tasse per tutti”, uno slogan vecchio, tradito. Il re della comunicazione non sa più comunicare. Gli italiani non dimenticano. Sua è la colpa di quasi un ventennio di grigiore, inazione, incapacità, sfregio delle istituzioni repubblicane. Sua grandissima colpa l’essersi piegato senza condizioni ai diktat europei ed aver aperto la porta al governo dei professori e delle banche. Complice, della tragedia politica, l’ex opposizione. Per la prima volta nella storia della sinistra italiana un partito dichiaratamente progressista, il PD, ha appoggiato una controriforma limitativa dei diritti dei lavoratori (art.18) e con il voto favorevole all’introduzione del vincolo del pareggio di bilancio in Costituzione ha buttato a mare Keynes, che così raggiunge Marx, già sacrificato dopo la caduta del muro di Berlino e la svolta della Bolognina. E’ finita un’epoca, ma anche i nuovi protagonisti non convincono. Montezemolo non si dissocia dalle politiche montiane e persino Beppe Grillo sembra far parte del cast del reality. Grillo non va in televisione, ma le televisioni vanno da Grillo, soprattutto quando serve. I sondaggi prima non lo considerano, poi lo danno al 20% ed infine in decrescita (non felice). Sembra di risentire Berlusconi durante un comizio: “Abbiamo anche l’opposizione!”. Finché il “moloch” avrà anche un solo voto in più dei possibili concorrenti, tutto sarà tollerato. Al “moloch” non fa paura la cosiddetta antipolitica, ma la politica. Fuori dal blocco restano la Lega, l’Italia dei Valori, Sel e la Federazione della Sinistra. Sulla Lega c’è poco da dire. L’unico rinnovamento è quello imposto dalle inchieste della magistratura che hanno svelato l’ipocrisia di un partito che si diceva “cattivo”, ma onesto. Anche questa illusione o leggenda è caduta, finita. Per quanto riguarda gli altri oppositori del Governo Monti si potrebbe utilizzare la formula rivolta dagli insegnanti ai genitori di molti alunni, durante i ricevimenti di classe: “il ragazzo è intelligente, ma non si applica”. Vasto è l’isola che non c’è, la foto ingiallita dimenticata in qualche cassetto. Se la “bella dama” non vi vuole rassegnatevi. Cercate altre soluzioni, ho detto soluzioni, non ripieghi. Guardate all’attivismo della Fiom di Landini, a quello di Cremaschi con il suo comitato “No debito”, ai movimenti per la tutela dei beni pubblici che hanno portato 27 milioni di cittadini a votare per i referendum. Se siamo messi come la Grecia cominciate a guardare con interesse all’esperienza ellenica come ha proposto il politologo e scrittore Luigi Pandolfi (clicca per leggere). Copiare, in politica, non è reato. Una Syriza italiana, non è solo auspicabile, è un dovere per non lasciare tramontare definitivamente la storia della sinistra in Italia. Penso ad un partito che metta al primo posto nel proprio programma il lavoro; che sia riformista, nell’autentico significato del termine, ovvero apportatore di miglioramenti dal punto di vista sociale, lavorativo ed economico. Un partito che aspiri al governo del Paese. Un partito contro i poteri forti, coraggioso e capace, in caso di necessità o mancato rispetto dei patti, di nazionalizzare le grandi industrie e le banche. Un partito pacifista, contro le inutili spese militari, gli esportatori di democrazia, le cosiddette missioni umanitarie e le basi straniere sul nostro territorio nazionale. Un partito attento all’ambiente, contro la cementificazione selvaggia, i treni ad alta velocità e le autostrade che stuprano il paesaggio. Un partito, veramente popolare, vicino ai più deboli, favorevole a far pagare a chi ha di più. La crescita e i posti di lavoro si possono creare con la messa in sicurezza di un’Italia troppo fragile, spesso sottacqua dopo una pioggia consistente o in macerie quando la terra trema. E noi cittadini? Noi siamo ancora il quarto stato in cammino. Tra di noi, anche grazie ai nuovi mezzi di comunicazione, monta la “rabbia” contro le ingiustizie, le malversazioni dei potenti, il marciume del fascismo finanziario, e non succede solo in Italia, ultimo esempio la protesta dei minatori spagnoli. Anche questo è positivo e può aiutare a cambiare lo status quo. Nel romanzo “Qualcosa di scritto” Emanuele Trevi ricorda il monito di Laura Betti, artista amica di Pier Paolo Pasolini: “Ebbene sì – ho pensato tantissime volte – aveva ragione la Pazza, è la rabbia la cosa più importante […] C’è un legame così profondo tra la rabbia e la creazione, che tutti gli altri legami impallidiscono, sembrano superficiali, meno necessari. Tanto che alla fine, più ci pensi e più inizi a intravedere una verità che va anche oltre l’arte, una verità più assoluta, inizi a concepire la rabbia come la vera sostanza del mondo, la sua possibilità di esistere, la sua quintessenza”. Ed allora, se i partiti non ascoltano e non si muovono, esprimiamola a piena voce questa rabbia per costruire il mondo nuovo.

    Emanuele Bellato

    Vicemoralista

    Categorie: Politica

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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