Hollande si è già rivelato, politicamente, un delinquente. Guardato da tutti con sospetto a ridosso delle elezioni francesi perché ritenuto, a torto, un elemento potenzialmente non asservito agli interessi delle élite schiaviste sovranazionali che stanno affamando il Vecchio continente, il “budino” (questo l’azzeccato soprannome che accompagna il Presidente transalpino) ha già deluso tutte le aspettative di chi sperava nel cambiamento. Hollande è un elemento di continuità rispetto alla storia recente del socialismo europeo, oramai ridotto a scimmia delle destre, nonché fenomeno tristemente subalterno sul piano economico e culturale rispetto ai nefasti paradigmi del peggiore neoliberismo. Il centro vero del potere decisionale europeo è oramai lontanissimo dai luoghi della politica. E la Francia, purtroppo, non fa eccezione. La democrazia rappresentativa è divenuta un inutile orpello, svuotato di senso e sorretto da un riverenza soltanto formale che rischia di aprire a breve il passo a nuove forme di potere chiaramente autoritarie e post-naziste. Il potere che la tecnocrazia esercita senza mandato democratico rappresenta una brillante e raffinata evoluzione del pensiero totalitario conosciuto nel corso del novecento. La croce uncinata domina l’Europa e, oggi come ieri, basta un cenno di pochi oligarchi per portare morte e distruzione negli angoli più remoti del Continente, a partire dalla Grecia. Hollande è una specie di Bersani, giusto un tantino meno provinciale, demagogo e opportunista, capace di rimangiarsi le promesse elettorali con la stessa faccia di tolla di un Berlusconi qualsiasi. La conquista dell’Eliseo da parte dell’ex compagno di Segolene Royal non ha per nulla mutato l’indirizzo politico della governance europea. Hollande non parla più di fiscal compact (indispensabile per impoverire le masse), non propone più gli Eurobond e , per giunta, si accanisce contro la povera Grecia fiancheggiando di fatto le pulsioni neonaziste di Frau Merkel. Insomma il binomio Merkel-Hollande ricorda molto il famigerato “Merkozy”, se non fosse per l’improvviso aumento esponenziale del tasso di ipocrisia che accompagna la figura dell’attuale Presidente francese. In compenso Hollande, mentre serve pavidamente gli interessi della grande speculazione internazionale, cerca di rifarsi una verginità sventolando provvedimenti insensati in tema di fisco. Non è tassando a dismisura la ricchezza che uno Stato degno di questo nome persegue un’idea nobile di giustizia sociale. L’equità del salario, la dignità del lavoro stabile, l’abbattimento della disoccupazione, l’aumento armonioso della capacità produttiva, la qualità della sanità e dell’istruzione pubblica rappresentano indicatori utili a valutare la bontà dell’operato di un governo. Il resto è demagogia, buona per coprire ingiustificabili dietrofront che spiazzano una pubblica opinione francese che, di questo passo, finirà presto per preferire i fascisti originali del Front National a quelli imbellettati, travestiti da tecnocrati progressisti, ben nascosti dietro la figura apparentemente mite di Hollande, alias “il budino”.
Francesco Maria Toscano
25/08/2012
Qualcuno dovrebbe spiegare il perchè Hollande sul versante politico europeo appare così tiepido, praticamente in continuità con Sarkozì. Magari Lui stesso. Ma a me pare così strano.. c’è qualcosa che non mi convince. Gli annunci del programma elettorale di Hollande per combattere la finanza speculativa e soprattutto la rinegoziazione del fiscal compact, erano dei temi di discontinuità molto forti rispetto al comune denominatore europeo dell’austerità, per svanire così nel nulla, come se certe cose non le avesse mai pronunciate! Sarò ingenuo, ma qualcosa deve essere successo per sedare quest’uomo… magari l’influenza e le pressioni di qualche “potere” che l’ha messo all’angolo. Tra l’altro è straordinario il fatto che di Hollande non si sappia quasi nulla e che i giornali e TG ne parlino poco. Ma se penso ai giornali italiani non mi stupirebbe, ma avete provato a dare un’occhiata a quelli francesi? Io ho l’impressione che sia stato isolato ed in fin dei conti penso anche che non è all’altezza del suo compito (forse era un bravo amministratore, un bravo sindaco, ma come presidente?) e si sia circondato delle persone sbagliate. Sono senza parole, era tutta fuffa elettorale? io credo ancora di no. C’è dell’altro. Potrebe cambiare qualcosa nell’ipotesi di un’eventuale vittoria dei social-democratici in Germania, in Italia e di Obama negli USA? La deludente prestazione dei rispettivi leader politici, potrebbe far dubitare: vedi la debole crescita e la forte disoccupazione americana per via delle tiepide iniziative di Obama o l’appoggio dell’SPD tedesco alle politiche di austerità (Bersani non lo cito neanchè.. non siamo mica qui a smacchiare i leopardi..). Non mi sfuggì che durante una manifestazione elettorale organizzata durante la campagna elettorale francese, che ospitò i principali leader socialdemocratici europei (tra i quali Dalema, Bersani e Martin Schulze), l’allora candidato Hollande disse che la sua vittoria non sarebbe bastata per imprimere un cambiamento decisivo nelle politiche europee, senza il successo elettorale anche dei socialisti dei principali paesi prossimi alle elezioni (Germania e Italia). Forse aveva già sentore che sarebbe stato isolato? un cambio di guardia in Europa a vantaggio dei goversi socialdemocratici potrebbe dare una svolta?
Cosa ti aspettavi da un dirigente? Ambire a un ruolo sottende una mentalità e un’attitudine. Raggiungerlo sottende una selezione tra i tanti che le condividono. Ovviamente la selezione premia maggiore abilità e minore moralità.
Parguez. “Uno dei principale responsabile di tutto questo disastro è il regime dell’ex presidente francese Francois Mitterand, che conosco e con cui ho lavorato, e oggi appare Francois Hollande, una creatura del banchiere Jacques Attali e Mitterand stesso. Neanche John Maynard Keynes, l’innominabile delle facoltà di economia, vrebbe immaginato una situazione come quella doi oggi. I piani di delfazione furono avviati nel 1982 dal ministro Attali, tornato oggi attraverso Hollande. Attali disse che l’aumento della disoccupazione doveva essere a lungo terrmine, si doveva creare un vero capitalismo e più razionale gestito da chi aveva e ha il compito di comandare”.
[…] sulla efficacia delle politiche promosse del “budino” ci era già venuto in tempi passati (clicca per leggere), ma ora i dubbi lasciano spazio alle più desolanti certezze. Dimostrando rara originalità Hollande […]