I due momenti che sintetizzano meglio di ogni  altro l’assoluta stupidità della politica ai tempi della seconda Repubblica,sono, nell’ordine, “il programma” e “le primarie” (del centrosinistra). Partiamo dal primo. Finita l’era delle cosiddette ideologie, quella cioè in cui i diversi partiti erano portatori naturali e immediatamente  riconoscibili di progetti, istanze, filosofie e  interessi certamente diversi e distinguibili, siamo sprofondati nel grigiore dell’alternanza fra eguali. Un tempo, per capirci, per intuire quale fosse l’idea di società immaginata dal Pci non c’era alcun bisogno di leggere, un minuto prima di una qualsiasi tornata elettorale, fantomatici programmi ambigui, insulsi, ondivaghi e puntualmente dimenticati a urne chiuse. La piattaforma politica e strategica del Pci, così come quella della Dc, dei socialisti, dei liberali, dei repubblicani e persino dei missini, era automaticamente riconoscibile attraverso lo studio dei pensatori di riferimento che ogni partito gelosamente custodiva e proponeva. Non si poteva essere comunisti senza conoscere nulla del pensiero di Marx e Gramsci; non si poteva sperare di diventare punte di diamante della Dc senza avere fatto lo sforzo di leggere Don Sturzo o  Jacques Maritain. Nessun iscritto al partito liberale avrebbe disconosciuto Einaudi, così come nessun repubblicano degno di questo nome sarebbe rimasto impreparato nel discutere della gesta di Mazzini o Garibaldi. Ditemi voi oggi  quale corrente di pensiero filosofica, economica, sociologica, scientifica può venirvi automaticamente in mente  al suono delle parole “Pdl”, “Pd”, “Udc”,” Idv” ,”Piripò” e “Piripì”. Probabilmente, anziché un filosofo qualsiasi, vi verrà istintivo sfogare subito una liberatoria pernacchia. Ma non perché siete populisti, semplicemente perché tutte le sigle menzionate (non sono partiti. I partiti erano una cosa seria) non possiedono oggettivamente uno straccio di piattaforma culturale, limitandosi quindi a gestire perlopiù affari e a difendere nomenclature immutabili, dispensate cioè espressamente dal tentativo di produrre pensiero politico. Il neoliberismo dogmatico, infatti,  è l’unica dottrina condivisa e dominate, buona per l’intero arco Costituzionale. La linea politica, furbescamente spacciata per necessità tecnica, è perciò tracciata per tutti, e non si deve discutere (Fridman a volontà: tagli, rigore e austerità). Non potendo parlare più di strategia politica, né tantomeno proporre diverse idee di società, i partiti (si fa per dire…) che popolano lo zoo italico (ma in Europa non stanno meglio), devono per forza inventarsi qualche fesseria che li legittimi agli occhi dei rispettivi elettorati, differenziando strumentalmente gli uni dagli altri. E’ come vestire diversamente due gemelli monozigoti; sono identici, ma truccati differentemente si mimetizzano. I trucchi che il Pdl e il Pd utilizzano in questa direzione sono molteplici. Berlusconi è un perseguitato per alcuni e un criminale per  altri. A destra non c’è bon ton istituzionale, a sinistra sì. Berlusconi fa il Bunga Bunga e la Bindi no. E altra amenità del genere. Quando però c’è da prendere decisioni politiche decisive e strategiche che incidono per davvero sulla vita dei cittadini, tali pseudo partiti si riscoprono subito identici. La precarietà sul lavoro sbarca in Italia con la sinistra di Treu e viene perfezionata dalla destra con la legge Biagi; la trattativa con la mafia pare essere patrimonio condiviso; il rigore nei conti pubblici piace a tutti; i salari da fame vanno bene a tutti, e questa Europa dittatoriale e tecnocratica incarnata da Monti è osannata da tutti. Chiaro? Il programma è una foglia di fico che serve per alzare cortine fumogene che impediscano al cittadino elettore di percepire la sostanziale inutilità della scelta. “Non siamo uguali”, sembrano dire il Gatto e La Volpe, “lo si capisce leggendo il programma”. Sì, buonanotte. Visto che il primo punto ha già preso molto spazio, rinvio per superiore e insindacabile necessità tecnica (altrimenti lo spread si incazza) l’approfondimento del punto 2, già anticipato all’inizio del pezzo. Quanto sono stupide le primarie del centrosinistra, in sintesi, ve lo spiego domani scrivendo un articolo ad hoc. Anche il Moralista, come potete notare, si è fatto il suo bel programma (e forse lo rispetto pure).

    Francesco Maria Toscano

    14/09/2012

    Categorie: Editoriale

    4 Commenti

    1. alessandro scrive:

      complimenti bel pezzo, salvo pochi sostanziali distinguo, la frase sulla bocca di tutti “i partiti sono tutti uguali” non è più una frase retorica qualunquista. La realtà è che non c’è una visione e un modello di sviluppo economico e sociale a cui i partiti s’ispirano. I partiti si appiccicano delle etichette che farebbero vomitare i vari architetti del pensiero politico moderno. Oggi l’ideologia dominante in Italia è la fotocopia del manuale del perfetto neo-liberista Hayekiano un pò paraculo un pò clericale, sempre pronto alla morale col deretano degli altri.

    2. Ugo scrive:

      Eh, sì. Questa volta anche a mettercela tutta è impossibile trovare una pecca nel ragionamento che ci proponi. Qualunquismo un tubo: le cose stanno proprio come le dipingi.

    Commenta a alessandro


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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