Non condivido quasi nulla della linea editoriale de “Il Giornale” diretto da Sallusti. Un quotidiano urlato, poco incline all’approfondimento culturale, spesso disposto a solleticare strumentalmente le pulsioni peggiori dei lettori. Un crocevia paradigmatico della stravaganza italiana, intreccio di interessi politici, informativi ed economici direttamente conducibili al variegato impero berlusconiano. Il Giornale ha fatto di tutto in questi anni per rendere più barbarica la vita pubblica del nostro Paese e, per una singolare nemesi storica, ha finito per pagare per primo il risultato di tanto abbrutimento. Come si può definire una condanna al carcere per un direttore di giornale come Sallusti, colpevole di omesso controllo circa la pubblicazione di un articolo che, tra l’altro, non ha mai scritto (il vero autore è Farina, in arte “Betulla”)? Abominio, orrore, follia, disgusto, pena, rabbia, inquietudine e smarrimento sono i primi aggettivi che mi vengono in mente. Se è possibile spedire in carcere un giornalista per avere espresso delle opinioni, per quanto sgradevoli, tendenziose o erroneamente riportate, significa che l’Italia non ha più titolo per sentirsi parte integrante e rispettabile del mondo cosiddetto civile, democratico e fondato sullo stato di diritto. Cose del genere possono accadere nell’ Iran di Mahmud Ahmadinejad o  nella Corea del Nord di Kim Jong-un, mai in Italia. Da oggi, è chiaro a tutti, la nostra civiltà non vale di più di qualsiasi altro staterello dittatoriale del Terzo o Quarto mondo. Questa condanna però contiene anche degli aspetti positivi. Il potere mostra finalmente il suo lato feroce , violento e repressivo, facendo d’incanto evaporare quella maschera di ipocrisia che spesso protegge le azioni peggiori e più abbiette. Il carcere per Sallusti rappresenta fortunatamente un abominio alla luce del sole, scandalo che  non intende nascondersi dietro paraventi o stantie retoriche, costringendo ognuno di noi ad interrogare la propria coscienza. Chi può rimanere oggi in silenzio conservando in futuro il diritto ad intervenire, avendone titolo, nel pubblico dibattito italiano? Nessuno. Mai come in questo caso vale la massima di Voltaire: “Non condivido le tue idee ma darei la vita perché tu possa liberamente professarle”. Bisogna immediatamente armonizzare la legge italiana in materia di diffamazione in modo da renderla coerente con il contesto normativo dei Paesi per davvero civili e democratici. Ma è sbagliato leggere il caso Sallusti esclusivamente sotto questo aspetto. Se così fosse non si spiegherebbe la sproporzione tra la mite sentenza di primo grado (5.000 euro di ammenda) e il severo pronunciamento dei giudici d’appello (14 mesi di carcere).  Diversi giudici sono giunti a conclusioni così diverse utilizzando lo stesso codice. Nessuno ceda alla tentazione di credere che, in fondo, “uno che dirige un giornale alla Sallusti i guai se li cerca”. La questione va posta correttamente su un piano diverso e spersonalizzato. Bisogna difendere un principio di civiltà irrinunciabile, quello stesso per il quale, e lo dico senza retorica alcuna, in tanti nel corso della storia hanno versato il sangue. La libertà d’espressione è pietra d’angolo per qualsiasi umana e dignitosa comunità. Il crollo di questa metaforica “linea Maginot” può essere presagio dell’arrivo di una nuova era, oscurantista e feudale, capace di riproporre in chiave tragica le peggiori nefandezze del nostro polveroso passato. Il Medioevo già si intravede all’orizzonte.

    Francesco Maria Toscano

    27/09/2012

     

    Categorie: Editoriale

    9 Commenti

    1. Uno di passaggio scrive:

      Capisco la difesa delle opinioni, che andrebbero difese anche dalle opinioni dominanti però. L’articolo incriminato deformava i fatti reali ammantandolo di un aurea di giustizialismo e solleticamento dei piú beceri istinti forcaioli, sollecitando tra l’altro in modo distorto e manipolatore gli aspetti relativi alla maternità, alla procreazione. I media di massa sono uno strumento, e come altri strumenti ne va regolato l’uso. La parola é un’arma può creare molto danno e molto dolore. L’uso responsabile di essa non preclude il corretto esercizio della propria libertà di opinione. Rimango stupito del fatto che proprio qui non si distingua tra la realtà dei fatti e l’abrivio delle pulsioni. L’articolo incriminato era falso, violento e con evidenti intenti istigatori veicolati con questioni molto intime e profonde. Tra l’altro qualsiasi editore corretto avrebbe rettificato su sollecitazione dell’interessato. La parola può fare danno, l’uso consapevolmente aggredente e ferente è una responsabilità personale, e come tale rientra nel codice penale.

      • il Moralista scrive:

        Posso sottoscrivere ogni parola del tuo ragionamento rimanendo fermo sul punto. Il carcere per “responsabilità oggettiva” affibbiato ad un giornalista per omesso controllo di opinioni altrui è una risposta indegna di qualsiasi Paese civile. La portata diffamatoria del pezzo incriminato non sposta la questione di un millimetro. Nessun giornalista, qualunque cosa scriva, può finire in carcere per avere pubblicato un articolo o aver permesso ad altri di pubblicarlo. Nessuno discute l’estrema volgarità diffamatoria del pezzo di Farina. Non è questo il punto. Se cominciamo a mettere dentro le opinioni (anche le più false, indegne e strumentali) potremmo presto ripiombare nei fantasmi dei primi del novecento. Questa è la mia opinione (sperando che nessuno mi metta dentro per questo…)

        Ciao,

        Il Moralista

        • alessandro scrive:

          francamente Sallusti lo detesto e se l’informazione italiana è venduta e feudale, Lui ha fatto molto la sua parte… ora è vittima della stessa società medievale che ha contribuito a cristallizzare, come acutamente osservi, Francesco. Concordo con te che non dobbiamo essere tentati dai sentimenti di vendetta e di tifoseria… questo è un precedente grave! la legge è generale ed astratta ed in quanto tale, generalmente applicabile per tutti i casi analoghi futuri, non solo alla “fattispecie Sallusti”! nessuno dovrebbe essere incarcerato per le opinioni espresse ne per strada, ne in un salotto, ne in un giornale e soprattutto non deve essere punito in ragione di chi è riferita l’opinione, salvo il caso che insulti un poliziotto per strada! Per le diffamazioni a mezzo stampa (o altro mezzo) è sufficiente una pena pecuniaria
          E’ un fatto talmente grave che credo debba fare il giro di tutti i giornali d’Europa.. è una vergogna! siamo proprio la repubblica delle banane
          Spero almeno che il Capo dello Stato faccia qualcosa… che ne so… concedere la grazia senza esitazioni, invece di iniziare a farfugliare con i soliti indultini svuota carceri

        • Giovanni scrive:

          Caro Francesco,
          la penso come te al riguardo, mi chiedo però se sia vero che il pezzo è stato scritto da Farina, alias “Betulla”, l’agente segreto, perché se così fosse, vuol dire che nei giornali si utilizzano spie per disinformare.
          Tra l’altro il “Betulla” è stato radiato dall’Ordine dei Giornalisti, Sallusti è colpevole di averlo fatto scrivere.
          Saluti.

          • il Moralista scrive:

            Infatti, questo è un punto da approfondire. Nel caso in cui venisse dimostrato l’uso improprio della professione da parte di Sallusti, nonché la ripetuta violazione di regole deontologiche basilari, come quelle che tu giustamente richiami, sarebbe il caso che l’ordine dei giornalisti prenda in considerazione l’idea di sanzionare gravemente Sallusti, radiandolo se del caso. Ma, ripeto alla nausea, tutto questo con il carcere non c’entra nulla.

    2. Ivan scrive:

      Buongiorno a tutti. Per una volta non mi trovo per nulla d’accordo sul merito e sul metodo del suo articolo.
      Io abito a torino e ho seguito con attenzione la trafila dei gradi di giudizio inerenti alla questione “diffamatoria” dell’articolo sallustiano o betulliano. Sottolineo la mia residenza torinese perchè il giudice Cocilovo è giudice del foro torinese e quindi da queste parti vi è stata più cronaca che altrove sulla vicenda.
      Ora la condanna, che ha passato tutti e tre i gradi di giudizio e non prevede la condizionale perchè il Sallusti ha già condanne in definitivo per lo stesso reato, trova la sua base non sulla discriminazione di opinioni, seppur spregevoli (come tra l’altro lei sottolinea), ma sull’avere scritto un falso. Falsi sono molti, presunti, fatti riportati dall’articolo. Falsi. Perchè la falsità consapevole di un uomo anche di rilievo pubblico, che con i suoi scritti può diffamare e nuocere, si badi bene, non solo al giudice in questione, ma anche alla ragazzina coinvolta e alla sua famiglia (perchè le cose false riguardavano anche loro), deve essere lasciata impunita? Perchè c’è questo riflesso pavloviano per il quale molti giornalisti e blogger, senza aver letto l’articolo in questione ed essersi informati circa i fatti veri emersi dai processi, si sono schierati a difesa della libertà di opinione violata da una giustizia permalosa? Se io pubblicasi su un mio blog ( che non ho, ma poco importa) che lei è stato visto fare cose turpi, citando fatti inventati e in tal modo non esprimessi opinioni sul suo conto, ma semplicemente, sentendomi impunibile per la mia sacra professione di giornalista (sembra un nuovo clero!), dessi sfogo alla mia malevolenza danneggiando la sua immagine, influenzando le sue relazioni e la credibilità del suo pensiero. Il tutto raccontando menzogne e non esprimendo opinioni.
      Goebbels diceva”Calunniate, calunniate, calunniate…alla fine qualcosa resterà!”
      P.S. Lei ha tutta la mia stima per il fine e grande lavoro di analisi che svolge in presa diretta sui fatti che stanno accadendo sotto nostri occhi. Ha altresì una capacità di analisi sui fatti stessi molto originale e per me spesso condivisibile.
      In questo caso però, credo che anche lei sia stato vittima di un riflesso condizionato; condizionato dall’appartenenza alla professione di giornalista. Anche questo è un atteggiamento di casta.
      Con profonda stima suo Ivan Piloto

      • il Moralista scrive:

        Grazie Ivan per il tuo commento che stimola la riflessione. Parto dalla fine. Non ho, ti assicuro, nessun istinto a difesa della Casta corporativa composta dai giornalisti, anche perché non ne faccio parte. Scrivevo come collaboratore a pochi centesimi al rigo per la Gazzetta del Sud prima di essere allontanato. Nessuno si è indignato per me, anche perché non cerco la solidarietà di nessuno. La libertà costa e io sono pronto consapevolmente a pagarne il prezzo senza per forza atteggiarmi a vittima “antisistema”. Nel merito del tuo commento sottoscrivo ogni tua parola, ma richiedo: è corretto mandare il carcere un giornalista anche per il più infame, turpe e mistificatorio articolo? Non credi sia pericoloso, in prospettiva, introdurre questo elemento nella già, poco libera, italica dialettica? Il nodo è tutto qui. Con stima,

        Francesco

        • pps scrive:

          Bene, finalmente siamo arrivati al dunque, non è stata un opinione ma un insulto violento basato su fatti palesemente falsi e tendenziosi che ha creato un danno a delle persone.
          Non c’è stata rettifica o ravvedimento alcuno…
          Il carcere è troppo, ok condivisibile, ma cosa propone per evitare che ciò non avvenga di nuovo e che funzioni da deterrente??
          La solita multa che possono pagare solo I noti grossi editori?!?
          Quale sarebbe una alternativa in linea coin tempi e uguale per tutti, giornalisti, blogger, anonimi…?

    3. [...] che le patrie galere fossero pronte ad accogliere il direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti (clicca per leggere). E’ molto pericoloso farsi attraversare dalla tentazione di subordinare la libertà di espressione [...]

    Commenta


    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


    LE TURBOIDIOZIE DI ALDO...

    Scritto il 7 - apr - 2019

    1 Commento

    FUSARO SINDACO NEL NOME...

    Scritto il 3 - apr - 2019

    2 Commenti

    QUESTA EUROPA E’ IL...

    Scritto il 21 - mar - 2019

    3 Commenti

    DOPO LA TRAGEDIA ARRIVA...

    Scritto il 2 - mar - 2019

    7 Commenti

    L’ERRORE PRIMIGENIO DEI GRILLINI

    Scritto il 28 - feb - 2019

    3 Commenti

    ALFANO E BOLDRINI CERTIFICANO...

    Scritto il 28 - lug - 2013

    4 Comment1

    BASTA CATASTROFISMI, LA RIPRESA...

    Scritto il 12 - nov - 2013

    5 Comment1

    MOVIMENTO ROOSEVELT: UNA FORZA...

    Scritto il 18 - feb - 2015

    13 Comment1

    BERSANI SULLA LUNA

    Scritto il 18 - mar - 2012

    3 Comment1

    L’ASSOCIAZIONE “NEW DEAL PER...

    Scritto il 15 - nov - 2014

    4 Comment1

    • Chi è il moralista

      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

    • Cos’è il moralista

      Sito di approfondimento politico, storico e culturale. Si occupa di temi di attualità con uno sguardo libero e disincantato sulle cose. Il Moralista è un personaggio complesso, indeciso tra l'accettazione di una indigeribile realtà e il desiderio di contribuire alla creazione di una società capace di riscoprire sentimenti nobili. Ogni giorno il Moralista commenterà le notizie che la cronaca propone col piglio di chi non deve servire nessuno se non la ricerca della verità. Una ricerca naturalmente relativa e quindi soggettiva, ma onesta e leale.

    • Disclaimer

      ilmoralista.it è un sito web con aggiornamenti aperiodici non a scopo di lucro, non rientrante nella categoria di Prodotto Editoriale secondo la Legge n.62 del 7 marzo 2001. Tutti i contenuti appartengono ai relativi proprietari, qualora voleste richiedere la rimozione di un contenuto a voi appartenente siete pregati di contattarci tramite la apposita pagina.