La domanda sorge spontanea: ma Domenico Zambetti, assessore lombardo, già coordinatore regionale dell’Udc, è “pisciaturi” o no? Intanto bisogna fare chiarezza dal punto di vista ortografico e linguistico. Checché ne scriva il bravo giornalista Gian Marco Chiocci per i lettori de “Il Giornale” (clicca per leggere) , il termine “pisciaturu” non è corretto. In realtà, l’etimologia precisa di una parola che ha un significato inequivoco, che non permette cioè l’utilizzo ipoteticamente alternativo di validi sinonimi, è “pisciaturi”, con la “i”  finale. Al limite, italianizzando il truce vocabolo, è possibile optare per il più arrotondato  “pisciatore” (“e” finale). Il termine “pisciaturu” (“u” finale), mi risulta in vero nuovo e sconosciuto. Può darsi che tale forma arcaica sopravviva nel linguaggio corrente di qualche landa desolata della Calabria interna, non lo escludo a priori, ma, più probabilmente, propendo per l’errore ortografico e fonetico del giornalista. Insomma si dice “pisciaturi” e non “pisciaturu”. Ma quale figura umana si merita in genere il poco ambito titolo di perfetto “pisciaturi”? In linea di principio, tutti possono ricoprire in astratto la carica ricoperta da Zambetti a sua insaputa, anche se, in concreto, alcune categorie partono certamente avvantaggiate: prima fra tutte quella dei politici. “U pisciaturi”, infatti, è un misto di ipocrisia, falsità, pseudo furberia e inaffidabilità. Quando le cose vanno bene, il bravo “pisciaturi” mostra in genere il suo volto migliore. In campagna elettorale, poi, dà il meglio di sé. Promette, ammicca, offre caffè a  profusione, ti abbraccia e ti sorride. A urne chiuse, invece, “u pisciaturi” cambia registro: non risponde al telefono, gira le chiamate alla sua segretaria e, guarda caso, è quasi sempre in riunione. In genere tutti i politici “pisciaturi” non corrono alcun rischio concreto. Illudono spesso povera gente con poco, si garantiscono cioè un consenso clientelare sulle pelle di categorie sociali svantaggiate, da ignorare cinicamente una volta raggiunto l’obiettivo desiderato. Capita poi che alcuni “pisciaturi” più sprovveduti, alla Zambetti per capirci, si mettano in testa di poter “mpapocchiari” (manipolare, ndm) alcuni personaggi violenti che danno un peso specifico alle parole. A quel punto, senza accorgersene, il politicante di turno diventa una marionetta nelle mani dei clan. Zambetti fa più pena che rabbia. I politici più scaltri di lui (quasi tutti per la verità) raramente si sporcano le mani direttamente. Delegano cioè la raccolta del consenso a figure ambigue, da poter poi immediatamente rinnegare nel caso sorgessero problemi inaspettati. A dirla tutta poi, il gotha della ‘ndrangheta raramente si impegna allo stremo per favorire questo o quel candidato,  questo o quel partito politico. Capita più spesso che alcuni “politici pisciaturi” si rivolgano alle cosche nella speranza di racimolare qualche voto, di quanto non avvenga il contrario. La ‘ndrangheta poi, quella più seria e manageriale, non punta tutto su singoli uomini, ma mira a puntellare logiche di sistema che sorvolano le biografie personali. Logiche che si nutrono spesso di prassi antiche e consuetudini consolidate (spesso protette da impianti formalmente inattaccabili), generalmente insensibili ai capricci e alle giravolte dei “pisciaturi” di turno.

    Francesco Maria Toscano

    16/10/2012

    2 Commenti

    1. ampul scrive:

      ben detto… e mettiamo i punti sulle i!!!

    2. osvaldo scrive:

      Pisciaturo:Vaso da pisciarvi,orinale.(vocabolario Napoletano-Toscano ).A Napoli sinonimo di cesso,raccoglitore di merda,chiavica,cloaca in tutti i sensi.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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