Non c’è solo la Grecia a testimoniare il fallimento dell’Europa di Maastricht. Quello è il caso più acuto, più estremo, che rimbalza sui media quotidianamente, per ammonire gli altri paesi europei su quale potrebbe essere il loro destino qualora decidessero di non bere più l’amara medicina prescritta dai burocrati dell’Unione. “Si potrebbe finire come la Grecia”, sentiamo ripetere in continuazione. E perché proprio come la Grecia e non come la Spagna? Oppure come il Portogallo, la Slovenia, la Romania, Cipro, la Polonia, l’Irlanda, la stessa Francia? Perché no, come l’Italia, giustappunto. Per rispondere a questa domanda dobbiamo per prima cosa chiarirci le idee su cosa intendiamo col termine “crisi”. Ingenuamente abbiamo preso per buona la storiella che la “crisi” era quella del debito pubblico, dei cosiddetti spread: siamo in “crisi” perché paghiamo più interessi sul nostro debito rispetto alla Germania. Questa la spiegazione che ci hanno dato a Bruxelles ed a Francoforte, poi anche a Roma. Tradotto: ci vogliono più soldi del bilancio statale per pagare gli interessi a coloro che ci prestano i soldi, perciò dobbiamo stringere la cinghia. Più tasse e meno reddito per recuperare quattrini da dare a chi investe sui nostri titoli di stato. Ordunque, la graduatoria dei paesi in crisi è compilata in primo luogo tenendo conto di questi parametri che, per comodità, potremmo definire “finanziari”. Più debito e più spread uguale più crisi. Questo in estrema sintesi l’assioma.  Sennonché poi ci rifletti un poco sopra e incominci a pensare che qualcosa non funziona in questo ragionamento. Ti fai una prima domanda: quanto pagava l’Italia, per esempio, di interessi sui buoni del tesoro venti anni fa? Nel 1992 il tasso medio di interesse dei titoli di Stato era del 14,05%, dei titoli decennali del Tesoro (Btp) del 12,07 %, mentre sui Bot si pagava mediamente il 14 %. Ed oggi, al tempo della “crisi”? Il 2011 si è chiuso con questi dati: tasso medio di interesse dei titoli di Stato del 3,61%, dei Btp del 5,25%, rendimento medio ponderato dei Bot del 3,17%. Per il 2012 le stime sono addirittura al ribasso. Perché in quegli anni non si parlava allora di “crisi” con tanta enfasi e preoccupazione come si fa oggi? Evidentemente perché il termine “crisi” veniva usato ancora con una certa ponderazione, avendo riguardo sì alle questioni monetarie, che pure all’epoca avevano il loro peso, ma soprattutto ai problemi dell’economia reale, ai consumi, alla domanda interna, alla produzione di beni e servizi, al livello delle esportazioni, al tasso di occupazione.Problemi che oggi, ancorché si siano enormemente aggravati, passano addirittura in secondo piano rispetto a quelli che afferiscono alla sfera finanziaria, al bilancio statale, al debito sovrano. È una questione ideologica, e al tempo stesso di predominanza di interessi, beninteso. La “crisi” oggi c’è, ed è molto più forte, ma lo spread non c’entra assolutamente niente. La conseguenza di questa situazione è che i paesi membri dell’Unione, ed i loro governanti, anziché guardare la luna si attardano a guardare il dito che la indica, per parafrasare un detto cinese, facendo precipitare, con le loro politiche, le nostre società sempre più verso l’abisso dell’indigenza. Mentre la loro concentrazione è rivolta a rastrellare quattrini dai redditi delle persone, per bruciarli nel calderone della spesa per gli interessi sul debito pubblico, l’economia reale muore giorno dopo giorno per asfissia, per gli stessi effetti recessivi delle politiche di austerity che gli stati stanno follemente e violentemente attuando. E’ un circolo vizioso, lo vogliamo capire si o no? I parametri di compatibilità europea, da Maastricht in giù, in questo quadro appaiono sempre più come il cappio che stringe il collo dei paesi membri, non tanto la garanzia della loro stabilità od il presupposto del loro futuro benessere. E non c’è bisogno di evocare la Grecia per rendersene conto, basta guardare in casa propria. Diciamolo francamente: quest’Europa ha fallito e sarebbe venuto il momento di prenderne definitivamente atto. Senza accanirci al suo capezzale, mettendo in campo inutili quanto nocivi tentativi di rianimazione, il cui costo viene messo impudentemente sul conto dei cittadini, dei ceti più deboli della società. L’articolo 2 del trattato istitutivo della CEE recitava così: “La Comunità ha il compito di promuovere uno sviluppo armonioso delle attività economiche nell’insieme della Comunità, un’espansione continua ed equilibrata, una stabilità accresciuta, un miglioramento sempre più rapido del tenore di vita (…)“. Sono passati 55 anni e quegli obiettivi suonano più beffardi che mai, stante la situazione che accumuna gran parte dell’Eurozona. Forse sarebbe venuto il momento di ripensarla quest’Europa, di rimuoverne le macerie per ricostruirla su altre basi. Ripensare Maastricht, l’Euro, il ruolo dalla Bce, il modo di gestire e smaltire il debito dei paesi membri, il rapporto tra sfera finanziaria ed economia reale. Per ricostruire un’Europa che abbia al centro i cittadini, i giovani, il lavoro. E’un’impresa ardua, certo, ma se la politica non è all’altezza di tali compiti quale funzione può ancora rivendicare presso le nostre società? Intanto se ne cominci a parlare, senza tabù e timori reverenziali…

    Luigi Pandolfi

    20.10.2012

    Categorie: Politica

    5 Commenti

    1. Togo scrive:

      Caro Luigi, la credibilità passa anche per la buona fede usata in ciò che si afferma. Confondere lo spread con il tasso d’interesse é un’operazione poco credibile agli occhi di chi ha un minimo di strumenti di analisi. Per definizione, lo spread é un differenziale e non un tasso. Evocare quindi tempi in cui i tassi d’interesse dei titoli italiani erano alti (ti ricordo che sono passati 20 anni) per dire che si stava meglio quando si stava peggio, é un’operazione buona per i nostalgici dei tempi andati e non per chi guarda al futuro. Dal l’introduzione dell’euro, e per ben 10 anni, abbiamo vissuto in un contesto con spread molto basso. Questa è la realtà. La verità é un dovere per chi aspira a costruire una credibilità di lungo periodo. Inutile fare improbabili confronti con la situazione dei mercati di 20 anni fa. Esattamente come é inutile far riferimento ai suicidi per motivi economici come se fossero davvero davvero aumentati da quando Mario Monti è Presidente del consiglio. Non è vero! E questo è lo stesso gioco dei media, definiti come servi del potere, che enfatizzano e strumentalizzano i suicidi in questo senso. Non si capisce come sia possibile che i media servì del potere facciano un gioco evidentemente contrario agli interessi del potere stesso.

      • ALESSANDRO scrive:

        infatti l’autore dell’articolo dopo aver parlato di spread, ha posto in relazione i tassi del ’92 con i rendimenti di oggi, non lo spread di oggi con i tassi di allora. Cioè ha messo in relazione i tassi di due periodi differenti e non, come osservi criticamente, un differenziale con un rendimento. Quindi il ragionamento è fondato anche sui dati. Quanto a Monti, questo personaggio non ha fatto altro che aggravare la crisi, oltrechè commettere degli errori tecnici clamorosi come nel caso esodati! e meno male che era un tecnico con i controca..i!

    2. Giovanni scrive:

      Oltre allo spread io dare un’occhiata al nostro listino azionario, quanto è cresciuto il Dax tedesco rispetto al FTSE MIB Italiano?
      Il nostro listino dal 2007 ad oggi ha perso più del 150%; facciamola adesso una bella analisi economica!

    3. Togo scrive:

      Alessandro è evidente a qualunque lettore che non è così! Questa o è malafede oppure incapacitá di analisi. I rendimenti elevati del 92 hanno talmente tante e banali spiegazioni che non ho nemmeno la forza di sostenere. Sono sicuro che mi perdonerai!

      • alessandro scrive:

        l’autore intendeva sottolineare che negli anni passati i rendimenti (tassi) erano più elevati eppure non veniva agitato lo spauracchio dello spread per giustificare il rigore dei conti, non c’è bisogno di scrivere un trattato dell’andamento dei tassi dal ’92 ad oggi e delle motivazioni. se poi hai preso un abbaglio fra spread e rendimenti o sei in malafede o non hai sufficiente capacità di analisi, ma non importa… ti perdono una volta e anche la seconda, ma non la terza! quindi sii più preciso nell’eventuale terzo commento, se poi non hai più forza nel sostenere i tuoi ragionamenti per giustificare l’operato della sanguisuga del tuo Presidente Monti ogni ulteriore intervento è superfluo e privo di concretezza. Anche il divorzio fra Banca d’Italia e Tesoro è un motivo della lievitazione dei tassi, tutte politiche scellerate di esautoramento del ruolo dello Stato nel controllo delle politiche fiscali e d’indebitamento, che nascono nel passato e proseguono con Prodi e Monti.
        Un caro saluto

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