Nel Popolo della Libertà qualche sussulto di dignità  incomincia ad intravedersi. E proprio da parte di quei cortigiani che a Berlusconi devono tutto, dalla loro carriera al  proprio posto al sole. Non è una cosa di poco conto, anche perché sembra un parricidio in piena regola. Quale sarà l’esito del braccio di ferro tra il padre ed i figli nel principale partito della destra italiana non è facile prevederlo adesso, in queste ore. Ci si può chiedere però cosa accadrebbe se i figli decidessero di cacciare il padre di casa, iniziando un nuovo cammino. Probabilmente a guadagnarci sarebbero più i figli che non il padre. Quest’ultimo, circondato da mezze figure, istintive come lui, potrebbe tentare la carta del nuovo partito, intraprendendo la strada dell’antieuropeismo, su cui ritroverebbe la Lega ed altri pezzi di destra insofferente. Andrebbe, in altri termini, a dare vita col carroccio ad uno schieramento demagogico, più vicino, in termini di idee e suggestioni, ai partiti populisti sparsi per il continente, che non alle forze appartenenti al campo del popolarismo europeo. Inutile dire che, in questa ipotesi, il concorrente diretto del Cavaliere, e di Maroni, sarebbe più Grillo che non l’alleanza di centrosinistra guidata da Bersani. E i figli? Finalmente liberi dal padre –padrone potrebbero tentare la carta del ricongiungimento con Fini e Casini, andando a costruire con essi, ma anche con Montezemolo ed alcune personalità del governo Monti, uno schieramento di centrodestra in grado di contendere al Pd il governo del paese. Fantapolitica? Beh, certo, ad oggi sembrerebbe proprio così. Ma se ci si ragiona un po’ sopra questo scenario appare il più logico, il più razionale. Per gli uomini del Pdl davvero l’ultima spiaggia, se si considerano le manovre che già sono iniziate a seguito dei risultati del voto siciliano. Non era ancora finito lo spoglio che Casini già rilanciava l’alleanza tra progressisti e moderati, rinfrancato dalla vittoria di Crocetta e spaventato dal successo dei grillini. Ma che il cuore di Casini, e soprattutto dei suoi elettori, batta altrove non è un mistero. Così come non è un mistero che Fini non riuscirebbe tanto agevolmente a portare le sue truppe nel campo degli ex e dei post comunisti. Quantunque quest’ultimi le accettassero. Di contro una lista centrista, promossa soltanto da Fini e Casini col supporto di qualche imprenditore di successo, potrebbe sperare in uno scenario di ingovernabilità dopo le elezioni, per far pesare ex post i propri voti in parlamento, ma non potrebbe minimamente pensare di vincere le elezioni, qualunque fosse la legge elettorale. Se poi la legge elettorale rimanesse quella attuale, nemmeno la prima ipotesi, evidentemente, avrebbe fondamento. Ecco allora che un Pdl senza Berlusconi, ancorché ridimensionato nel suo peso elettorale, potrebbe rivelarsi la carta giusta per tentare la ricomposizione di un fronte di centrodestra alternativo a quello che andrebbe a costituirsi all’ombra del Pd, che, individuando un buon candidato alla premiership, potrebbe davvero giocarsi la partita. Inutile dire che in un’ipotesi del genere le primarie appena convocate andrebbero immediatamente archiviate, oppure riproposte come primarie della nuova coalizione. Il che sarebbe anche utile per dare al progetto più forza e visibilità. C’avranno pensato Alfano, Formigoni, Gasparri e tutti gli altri? Io credo di si. Ma poi, come si dice in certi casi, tra il dire (o il pensare) e il fare…

    Luigi Pandolfi

    30/10/2012

    Categorie: Politica

    2 Commenti

    1. Twin Astir scrive:

      Sicilia docet. Non bisogna essere politologi per capire che sostenere ancora questo governo di euro-servi significa perdere voti. Tardivamente e con tutti i suoi difetti e guai giudiziari, Berlusconi lo ha finalmente capito, mentre i mantenuti nel PdL che vorrebbero ricompattarsi non si sa come e con chi, si illudono di salvarsi dallo “tsunami” grillino che li travolgerà. La gente vuole giustizia, equità, buon senso, intelligenza, concretezza e soluzioni, anzichè l’immobilismo. Si chiede semplicemente di tornare alla politica con la “P” maiuscola e sono patetici questi personaggi inconcludenti, quanto imbalsamati, che credono di salvarsi dal giudizio nazionale con piccoli riposizionamenti ed intese con le mezze figure che vorrebbero sopravvivere politicamente in veste di zerbini di un improbabile Monti-bis.

    2. Giuseppe scrive:

      Il PdL senza Berlusconi è molto più pericoloso che con lui. Ancora ancora il capo è titubante nel voler servire a tutti i costi l’ortodossia economica neoliberista, esprime critiche all’euro salvo rimangiarsele subito dopo, esprime accuse contro egemonie egoiste ed ostili (benché suonino come inutili ripicche), invita economisti keynesiani ad Arcore che gli spieghino come ridurre il rapporto debito/PIL con l’austerità sia impossibile e il solo tentarlo un suicidio. Gli manca solo un passaggio in pratica, quello di aderire definitivamente alla battaglia per il ritorno alla sovranità monetaria italiana (non necessariamente sposando in toto la MMT, anche altri economisti non MMTs infatti sono anti-euro).
      Io ho provato pure a sensibilizzarlo (http://www.truccofinanza.it/finanza/lettera-aperta-al-cavalier-silvio-berlusconi/) con una lettera aperta (come quelle del tuo amico Magaldi) ma non credo l’abbia letta per quanto io l’abbia spedita a tutti i suoi indirizzi mail che ho trovato. E non credo avrà mai il coraggio di compiere un passo tanto audace, benché ne sarebbe lui stesso beneficiario (alla fine dell’euro-disastro le azioni Mediaset varranno molto meno di oggi, e così tante altre sue proprietà in Italia, e le patrimoniali che si renderanno obbligatorie incideranno anche nella sua carne viva!). Ma penso anche che (tranne forse la Lorenzin) non ci sia un solo politico euro-scettico nel PdL, quindi senza di lui avremo una versione ingrandita di Futuro e Libertà o di Casini & Co., tutti servi e “pisciaturi” che pensano solo alla poltrona, proni ai veri comandanti della nostra ex-democrazia. Basterà che il dio dei mercati finanziari agiti un pochino il suo avatar (lo spread) per far decidere ai nuovi eletti, moderati o progressisti che siano, di cedere le redini ad un nuovo governo tecnico che schiacci ulteriormente i diritti e le speranze degli Italiani.
      E chi ha capito questo attentato all’Italia anziché unirsi in una sola forza che fa? Si disperde in tanti piccoli gruppetti senza alcuna speranza (e non voglio dare la colpa di questo a te Francesco, sia ben chiaro) perché un leader carismatico è troppo integralista o paranoico per fare diversamente.

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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