Piange il cuore nel pensare alle sofferenze del popolo greco. Ieri, un parlamento di criminali ha approvato, grazie ad una maggioranza risicata,  alcune misure indegne destinate a generare nuova povertà e sofferenza (clicca per leggere). Da anni la Grecia è in piena recessione, piegata e umiliata da continui tagli alla spesa pubblica che alimentano una spirale perversa e inarrestabile. La crisi “impone” l’adozione di  misure di austerità che, peggiorando scientificamente il quadro, consigliano in prospettiva di adottare riforme ancora più austere e rigorose. Si tratta di uno schema sadico e sapiente che non avrà mai fine. Fino a quando non sarà definitivamente prosciugata qualsiasi parvenza di benessere sociale in capo al popolo ellenico, i sacrifici non finiranno. Per usare una metafora abusata, potremmo ricorrere all’immagine del famoso cane che si morde la coda. I greci, e in misura meno drammatica tutti i cittadini d’Europa, vengono continuamente raggirati. “I sacrifici”, dicono mentendo sapendo di mentire, “servono per risanare e ripartire”. Le bugie si rincorrono e la situazione continua a peggiorare inesorabilmente. Nessuno, neppure di fronte all’evidenza empirica, riconosce che l’austerità non ha fatto altro che aggravare terribilmente il quadro economico della Grecia. Sono in mala fede. Sanno benissimo che le politiche del “rigore” abbattono la produzione e i consumi, favorendo contestualmente la crescita esponenziale della disoccupazione. Ma proprio questo è il risultato che vogliono realizzare senza poterlo ammettere. Siamo di fronte al più grande genocidio storico dai tempi del nazismo, sterminio in guanti bianchi mascherato a fatica dietro le sembianze irreali di una crisi economica congiunturale. Piazza Syntagma, ieri come nel febbraio scorso, è di nuovo simbolo di una nuova resistenza di popolo contro la barbarie delle oligarchie tecnocratiche. Da Papademos, il Monti greco, a Samaras nulla è cambiato. Le scelte di indirizzo politico, in Grecia come in Italia, appartengono solo formalmente ai rappresentanti eletti dal popolo non più sovrano. La Troika comanda, i burattini ubbidiscono. Nel giugno scorso, votando un bandito come Antonis Samaras, leader del partito conservatore Nea Demokratia, già sostenitore dello sciagurato governo tecnico presieduto da Papademos, i greci hanno fornito agli aguzzini la corda buona per impiccarli. Uno scenario ovvio e ampiamente prevedibile (clicca per leggere). Egoisticamente verrebbe da dire: “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. Ma noi italiani non possiamo dirlo. Siamo infatti pronti a ripetere gli stessi identici tragici errori che oggi condannano la Patria di Platone alla fame e alla disperazione. Il Pd, principale responsabile dell’arrivo al potere di Monti (fratello maggiore del greco Papademos), è in testa nei sondaggi. La Grecia indica la via, noi seguiamo a ruota. Di questo passo rischia di avverarsi presto la lugubre previsione dell’economista Nouriel Roubini che immagina il rapido esplodere di violenze indiscriminate condite da pubbliche esecuzioni (clicca per leggere). I nazisti di Alba Dorata, non a caso,  godono oggi di un consenso elettorale esteso e preoccupante che rende in prospettiva realistica qualsiasi inumana degenerazione nel cuore della “civilissima” Europa. Chi pensa, però, che la soluzione consista nel ritorno alle vecchie valute nazionali sbaglia analisi e strategia. E’ falso pensare che l’attuale abominio neoschiavista sia opera di una nazione cattiva, la Germania, desiderosa di annientare i popoli mediterranei. La Germania è solo testa d’ariete di un progetto lontanissimo dalle vecchie tradizionali atmosfere ultranazionalistiche proprie del novecento. Il piano di cinesizzazione dell’Europa è maturato, attuato e perseguito, all’interno di consessi massonici reazionari per loro natura intrinseca cosmopoliti e internazionali. Non stupisce infatti la notizia che “perfino la Germania” comincia ad avvertire i segni della crisi (clicca per leggere) . Le classi medie e proletarie tedesche, infatti, al pari delle altre ma con tempi maggiormente dilatati, devono essere comunque disarticolate  e umiliate. Non sarà la vecchia appartenenza nazionale  a salvare il metalmeccanico di Berlino, quello di Amsterdam o quello di Helsinki. Siamo di fronte ad un piano pan-europeo dal sapore neofeudale che intende modificare la struttura sociale del Vecchio Continente. Chi crede, perciò, di reagire al crimine rintanandosi all’interno dei vecchi confini, o è incapace di leggere gli eventi, o è in malafede. Siamo tutti nel mirino. E solo una rinnovata solidarietà tra i diversi popoli finiti nel tritacarne degli euro-mostri offre una concreta prospettiva di speranza e reale cambiamento.

    Francesco Maria Toscano

    8/11/2012

    Categorie: Editoriale, Esteri

    5 Commenti

    1. ugo scrive:

      Francesco: “solo una rinnovata solidarietà tra i diversi popoli finiti nel tritacarne degli euro-mostri offre una concreta prospettiva di speranza e reale cambiamento”.

      Voglio prendere positivamente questa affermazione, e altrettanto positivamente chiedo: con che forme? Dentro o fuori dalle linee (marce) istituzionali? In che modi? Da solo proprio non riesco a darmi risposta.

    2. totò scrive:

      Commento solo per dirti che il quarto “clicca per leggere” ti rende onore.
      Saluti,totò.

    3. ALESSANDRO scrive:

      Di questo piano pan-europeo dal sapore neofeudale sarebbe anche ora che qualcuno ce lo spieghi. Mi chiedo quanto tempo ancora aspetteremo prima di poter leggere il libro di Gioele Magaldi. Nella conferenza stampa di ieri, Berlusconi ne ha fatto un cenno molto diretto, ha parlato di un preciso disegno di consegnare gli stati al mercato dei capitali internazionali, che decidono gli interessi sul debito pubblico, in quanto con l’euro gli Stati non possono emettere moneta. Ha attaccato la Germania e le politiche di austerità di Monti. Paradossalmente il PD e la sinistra tutta lasciano che certe “intuizioni” e critiche le muova la destra, piuttosto che prendere atto di come si stà evolvendo la crisi economica. Berlusconi probabilmente spara a zero contro la Germania e le austerità per fini propagandistici, però dice la cosa giusta e la sinistra lo accusa di antieuropeismo populista, per nascondere l’imbarazzo di aver appoggiato le politiche più destrorse della storia italiana del governo Monti e di aver partecipato al disegno pan-europeo (con in testa “gli illuminati” Prodi&Draghi&PadoaSchioppa) introducendo una moneta zoppa che ci stà disintegrando. Come potrebbe ora la sinistra criticare un progetto che hanno voluto loro? come potrebbe un Gianni-Letta-Bildemberg appena accennare del piccolo problemino monetario che ha l’Europa? dovrebbe innanzitutto dire che Prodi ha avuto una piccolissima svista, oppure che era tutto un disegno deciso a tavolino!
      Per quanto riguarda quelle che definisci “le marce indietro”, non ritengo che l’uscita dall’euro non pregiudichi il proseguo di una integrazione politica ed economica europea, fondata sulla solidarietà la cooperazione e lo stato sociale, ma senza questa moneta, che non funziona. Ma questa è una mia posizione e rispetto la tua.
      Comunque anche secondo me il quarto “clicca per leggere” ti rende onore.

    4. Diego scrive:

      Un’idea che serpeggia è che per costruire quell’Europa già sognata dagli illustri padri del passato e rilanciata in tempi recenti da GOD e pochi altri, sia ormai necessario prima far deflagrare quest’unione monetaria aguzzina. Cioè, uscire dall’Euro con ciò che ne comporta.

      cosa ne pensate di questa suggestione?

    5. mimmo cipri scrive:

      e quindi quale soluzione consigli , alterna ad uscire da euro ed europa ?

    Commenta


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