Io sono da sempre un proporzionalista convinto. Il mito della “governabilità” non sta in piedi. Non può essere una legge elettorale a garantire la durata dei governi. E poi chi ha stabilito che un governo debba durare ad ogni costo? Il fascismo assicurava governabilità e stabilità ma ha portato l’Italia al disastro. Dal dopoguerra fino all’epoca di Mani Pulite, invece, la cosiddetta partitocrazia, capitanata da mamma Dc, ha rappresentato l’esatta antitesi rispetto alla suggestione della stabilità. Eppure l’Italia cresceva a ritmi sostenuti fino a diventare una delle principali potenze industriali al mondo. Bisogna cambiare impostazione. L’assillo non può essere quello di drogare a dismisura la rappresentanza parlamentare per permettere la formazione di governi forti. Primo perché non è il numero che determina la reale forza di un governo in carica; e secondo perché tale prassi  è ingiusta e irrispettosa della reale volontà del corpo elettorale. Il Parlamento deve riflettere fedelmente i  rapporti di forza che il Paese esprime. Punto. Sarà poi compito dei partiti trovare eventualmente in Parlamento convergenze programmatiche. I sistemi parlamentari funzionano così dappertutto. Se poi qualcuno preferisce legittimamente un sistema improntato ad un maggiore decisionismo, avanzi la proposta di instaurare anche in Italia un modello di tipo presidenziale come quello statunitense. Ma l’idea di mantenere un impianto costituzionale fondamentalmente di tipo parlamentare, introducendo però surrettiziamente elementi spuri propri dei sistemi presidenziali (tipo l’indicazione del premier nella scheda), è da cialtroni. Il cosiddetto “Porcellum” è una specie di proporzionale corretto che garantisce alla Camera un premio spropositato alla coalizione vincente. Un vero e proprio obbrobrio. I sistemi elettorali si dividono fondamentalmente in due grandi categorie: proporzionali e maggioritari. I primi si adattano perfettamente alle repubbliche parlamentari (ad esempio la Germania), i secondi sono indicati per i Paesi che hanno scelto il presidenzialismo (come gli Stati Uniti). Ergo, a costituzione invariata, l’Italia non può che scegliere il proporzionale. La seconda Repubblica è fallita miseramente anche perché poggiava su una architettura fondamentalmente incoerente. Berlusconi ha vinto ampiamente le ultime elezioni garantendosi una solida maggioranza parlamentare. Eppure ora governa Monti. Può quindi dipendere dalla legge elettorale la forza di un governo? Non facciamo ridere. Grillo ha gridato al golpe perché i partiti stanno cambiando la legge elettorale al fine di rendere più difficile la conquista del premio di maggioranza. A parte la tempistica sospetta e la “paraculaggine” di personaggi come Casini che oggi attaccano una legge che prima per opportunismo imposero (Follini si dimise da segretario Udc proprio perché contrario al Porcellum), la decisione è giustissima e sacrosanta. Gli italici bipolaristi all’amatriciana si stracciano le vesti gridando al complotto temendo il trappolone in prospettiva Monti bis. Anche questo argomento non regge. Pdl, Pd e Udc già sostengono questo governo infame e consociativo. Se nelle urne oltre il 50% degli italiani dovesse accordare nel complesso fiducia ad uno dei tre partiti di maggioranza, la successiva formazione di un governo tecnocratico a guida Monti dovrebbe considerarsi democraticamente ineccepibile. Se non vogliono l’agenda Monti, gli italiani non votino per i suoi fiancheggiatori. Altrimenti si godano ancora il professore di Varese per altri lunghi anni. Ottenere, ipoteticamente, il 55% dei seggi a fronte di un consenso intorno al 30% rappresenta invece un chiaro e non giustificabile abominio antidemocratico. Chiunque vinca.

    Francesco Maria Toscano

    9/11/2012

    Categorie: Editoriale

    2 Commenti

    1. alessandro scrive:

      Il ragionamento non fa una piega. Ma mio avviso un sistema elettorale proporzionale puro potrebbe portare ad una eccessiva parcellizzazione e proliferazione del numero dei partiti, quindi sarebbe opportuno che sia corretto da una adeguata soglia di sbarramento, almeno del 5%. In Italia si è cercato di applicare un modello presidenziale favorendo il bipolarismo a costituzione invariata e anche i partiti politici a seguito della costituzione del PD (con fusione di PDS e Margherita e altre schegge) e del PdL hanno cercato di ripetere il modello americano con due grandi coalizioni. Ora fanno anche le “finte” primarie all’americana. Le primarie in America sono un’altra roba! A mio avviso ogni paese ha una tradizione a se, una sua storia ed un suo elettorato e questa impostazione è una forzatura decontestualizzata dalla realtà istituzionale e politica italiana, che ingabbia l’elettore a scegliere fra due coalizioni esattamente uguali nei contenuti, salvo alcuni lievi distinguo. Questo dimostra in parte anche il forte astensionismo in Sicilia e quello previsto per le elezioni del 2013. A questo punto è meglio una non scelta e pensare ad una rivoluzione “pacifica”, ma agguerrita, gandhiana, ma anche un pò sporca e sopra le righe… forse dovremo pensare ad un pò di uova e lancio di monetine

    2. [...] stile prima Repubblica. Unico sistema elettorale possibile, tra l’altro, a Costituzione vigente (clicca per leggere). Non tutti ricordano che l’Italia è ancora oggi una Repubblica parlamentare. Questo significa che, [...]

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    "nella mia vita ho conosciuto farabutti che non erano moralisti ma raramente dei moralisti che non erano farabutti." (Indro Montanelli)


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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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