Ho iniziato a scrivere quest’articolo al ritorno da una conferenza sulla Teoria monetaria moderna (MMT) tenutasi in Italia, a Reggio Calabria, organizzata da Francesco Toscano e patrocinata dalla Regione Calabria e dalla Provincia di Reggio Calabria. La Teoria monetaria moderna ha suscitato notevole interesse in Italia perché smentisce le ripetute affermazioni secondo le quali non esiste alternativa all’austerità e alle recessioni sempre più gravi che attanagliano l’Eurozona. Durante la conferenza, il professore Francesco Aiello, dell’Università della Calabria, ha sostenuto che le politiche macroeconomiche concepite per portare l’Italia fuori dalla recessione dovrebbero essere adottate solo se viene dimostrato che aumentano la produttività dei lavoratori. A suo avviso in Italia la politica di austerità, nella forma di tagli significativi alla spesa pubblica, dovrebbe essere adottata di default, ritenendo che la spesa del Governo italiano ha generalmente danneggiato la produttività.  Io ho risposto che le politiche che trascinano l’Italia in una recessione gratuita e generano milioni di disoccupati sono autodistruttive, causano grande sofferenza, sprechi smisurati e pregiudicano considerevolmente la produttività. Le politiche dell’MMT, segnatamente i programmi di garanzia occupazionale sviluppati dai miei colleghi, contribuirebbero a migliorare notevolmente la produttività italiana in molteplici settori. Nel presente articolo prendo in considerazione uno di questi settori che dimostra fino a che punto le politiche di austerità vigenti in Italia sono divenute insensate. L’austerità ha spinto la disoccupazione giovanile sopra il 35 per cento. Il risultato è che i giovani laureati italiani stanno emigrando. La perdita della maggiore fonte del futuro aumento di produttività del Paese risulta particolarmente grave, dal momento che l’Italia registra un numero di laureati inferiore rispetto alla maggior parte delle nazioni sviluppate. In che misura questa perdita di produttività incide negativamente sull’Italia? Consideriamo la perdita in termini di produttività causata dall’emigrazione di una coppia calabrese. Vincenzo e Santa (nata Freno) Saraceno erano due contadini analfabeti che nel 1896 hanno lasciato Reggio Calabria per emigrare nello Stato di New York. Dopo essere giunti negli Stati Uniti hanno avuto fra i 12 e i 16 figli, che sono il tipico esempio di italo-americani: le ragazze, spesso a 16 anni, hanno sposato altri italo-americani, hanno lasciato la scuola e hanno cominciato a loro volta ad avere dei bambini. Le ragazze della famiglia Saraceno sapevano leggere e scrivere, ma il diploma di scuola superiore era fuori discussione. Durante la Grande Depressione sono riuscite a portare avanti le loro giovani famiglie. Una delle ragazze Saraceno ha sposato un membro della famiglia Marino, dando alla luce Raffaele (Ralph in inglese). Ralph è stato il primo laureato di questa famiglia estesa ed è stato ammesso alla Scuola di Legge di Harvard. In seguito è diventato il Leader della maggioranza del Senato di New York. Era un Repubblicano che ha lavorato di concerto con il Governatore Democratico Mario Cuomo. Un’altra figlia dei Saraceno ha sposato un Italo-americano di nome Johnny. Johnny non era molto istruito ma è stato insignito della stella di bronzo per aver servito come capocarro durante la Seconda Guerra Mondiale. Alla guida del carro armato Sherman aveva distrutto15 casematte tedesche, contribuendo così ad aprire una breccia nelle fortificazioni tedesche lungo il confine. Lo Sherman era imponente, aveva una corazzatura malamente inclinata e inadeguata e un motore a benzina che innescava incendi rovinosi quando la corazzatura veniva squarciata. I tedeschi avevano a disposizione la migliore artiglieria portatile anticarro e contro i mezzi corazzati ed erano esperti nel posizionare le loro casematte in modo da proteggere i campi di tiro sovrapposti che si sarebbero disintegrati nell’attacco alla fanteria o alla corazzatura particolarmente debole dei fianchi dello Sherman. La figlia più piccola dei Saraceno ha dovuto cambiare il nome in Jane per volontà delle suore irlandesi (che hanno insistito affinché avesse un nome più “americano”). Ha sposato un carpentiere, Joseph Carbone (la cui famiglia era di origine abruzzese), che alcuni anni prima era stato imbarcato su un bombardiere, combattendo nel teatro europeo. Ha contribuito a condurre raid in cui il 20% della capacità offensiva dei bombardieri veniva distrutta. (Come Johnny, anche Joseph parlava raramente del suo servizio militare). I Carbone hanno avuto due figli: June è stata la prima di questa famiglia estesa a conseguire la laurea. È stata una delle prime donne a essere ammesse a Princeton e poi ha ottenuto la Laurea in Legge a Yale. Oggi occupa la Smith Chair all’Università del Missouri-Kansas City (UMKC) ed è invitata in tutto il mondo come oratore di spicco in scuole di legge ancora più prestigiose. Ci siamo sposati 33 anni fa. Altri discendenti di Vincenzo e Santa Saraceno si sono laureati alla Scuola di Legge di Harvard e altri sono dentisti, infermiere, banchieri, ingegneri biomedici eccetera. I divorzi sono rari fra i loro discendenti a conferma che la vecchia battuta sulle tre questioni che contano di più per gli italiani –  famiglia, famiglia e famiglia – vale ancora oggi. Una coppia di contadini analfabeti ha lasciato l’Italia e ha generato un massiccio aumento della produttività e una famiglia straordinariamente estesa qui in America. La perdita apparentemente irrilevante della Calabria nel 1896 ha invece procurato all’America notevoli vantaggi. Pasquale Catanoso, un altro professore della Calabria, ha risposto criticamente alla mia storia sui Saraceno, affermando che chiunque potrebbe fare un esempio simile e che l’Italia non ha università del rango di Princeton e Yale. Entrambe queste affermazioni in realtà sono in sintonia con le mie argomentazioni. In America tutti possono fare decine di esempi di famiglie come i Saraceno. La storia della famiglia estesa di mia moglie è al contempo la storia di una straordinaria crescita della produttività e delle opportunità di una famiglia e un classico esempio di ciò che ha reso grande l’America. Da una prospettiva americana, i Saraceno rappresentano una famiglia tipica. Noi siamo una nazione di famiglie di immigrati i cui discendenti hanno compiuto progressi straordinari anche se la famiglia originariamente arrivata in America era formata da semplici contadini analfabeti. L’Italia non costringe più contadini analfabeti ad emigrare. La massiccia disoccupazione giovanile causata dall’austerità sta sempre più spingendo le migliori speranze dell’Italia a lasciare la loro patria. L’austerità costituisce un attacco brutale ai bambini, ai giovani e alla produttività dell’Italia. L’austerità è una politica insensata, ma difendere l’austerità in virtù di presunti timori sul danno che la spesa pubblica arreca alla produttività va ben oltre la follia. Quando gli italiani difendono il programma di austerità che sta inducendo centinaia di migliaia di giovani italiani a fuggire dalla loro patria e al contempo sostengono di voler proteggere i loro figli, sappiamo che hanno valicato i confini della follia, sconfinando nell’ipocrisia spregevole. Supponiamo, ai fini della discussione, che il Professore Catanoso abbia ragione e che l’Italia non abbia equivalenti di Princeton e Yale. Gli studiosi italiani spesso criticano aspramente le loro università e facoltà. La critica centrale è che le decisioni vengono prese sulla base delle conoscenze più che del merito. Posto che questo sia vero, la domanda è: perché l’Italia non crea le sue università di livello internazionale, soprattutto al Sud? L’Italia può creare un magnifico gruppo di università. Può fondare nuovi atenei gestiti sulla base del merito da professori che fanno parte della diaspora italiana. Queste università non avrebbero le sovvenzioni di Princeton e Yale, ma diverrebbero presto (se le critiche attuali sono fondate) università di spicco e incoraggerebbero le menti migliori e più brillanti dell’Italia a restare. La risposta reale, naturalmente, è di porre fine alla disoccupazione involontaria applicando le politiche suggerite dalla MMT e al contempo creare queste nuove splendide università affinché i laureati possano trovare un impiego produttivo in Italia. Gli italiani devono scegliere. Possono continuare a sprecare il talento di milioni di italiani, in particolare dei loro giovani, a causa di tassi di disoccupazione pari a quelli registrati durante la Grande Depressione; possono continuare a farsi beffa della loro affermazione di essere preoccupati per il benessere dei loro figli, spingendo proprio i loro figli ad abbandonare l’Italia a causa dell’austerità. Il messaggio dell’America all’Italia è semplice: fateci un favore, mandateci i vostri Saraceno. Oppure l’Italia può decidere di porre fine alla recessione, creare lavoro e realizzare un gruppo di università di prim’ordine. Non tutte le scelte sono difficili.

    William Black

    Traduzione a cura di Mariacarmela Minniti

     

    Categorie: Esteri

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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