Monti, l’uomo nuovo in politica, si è scelto come compagni di viaggio gli usurati Fini e Casini. Tutti i sondaggi dimostrano che, non solo i due “statisti del tortellino” non aggiungono consensi ma, beffa delle beffe, zavorrano pure il consenso potenziale. Monti, calatosi oramai pienamente nel ruolo del politico, comincia evidentemente a capirlo. Non a caso aumentano paure e mal di pancia tra i big dell’Udc che temono di finire rottamati da un Professore settantenne, già in passato consulente di residuati bellici del calibro di Cirino Pomicino. Futuro e Libertà di Fini in realtà non esiste, e quindi  il problema della salvaguardia della nomenclatura del partito non si pone. Fini chiederà un posticino per sé e, per il resto, “chi s’è visto s’è visto”. Diverso il discorso dell’Udc di Casini e Cesa che, pur essendo un’accozzaglia di figure impresentabili, vanta velleità di forza politica ancorata ad una tradizione da difendere. Il pezzo scritto ieri per il Corriere della Sera da Sergio Rizzo (clicca per leggere), destinato a smascherare una delle tante operazioni spericolate promosse negli anni  da Lorenzo Cesa, va decriptato per bene. E’ in corso, seppur parzialmente silenziato, un violento scontro di potere sulla composizione delle liste che potranno fregiarsi dell’onore di sostenere Monti premier ( sai che culo…). Enrico Bondi, al quale Monti ha affidato il compito di valutare i curriculum dei vari aspiranti candidati, potrebbe sentirsi male nel verificare la congruità del materiale politico portato in dote dall’Udc. Come è noto, infatti, i principali esponenti del partito di Casini, da De Poli a Gino Trematerra, non brillano per cultura e presentabilità. Non a caso, infatti, come ha rilevato con stupore pure il Financial Times (clicca per leggere), Totò Cuffaro era considerato il prototipo dell’udiccino perfetto. Per Cuffaro, che sta scontando la galera con grande dignità, il problema della ricandidatura non si pone. Resta però irrisolta la posizione di Lorenzo Cesa, segretario nazionale dall’eloquio titubante. Arrestato nel 1993 per una brutta storia di tangenti, Lorenzo “il munifico”, passato qualche giorno al fresco, rese una sostanziale confessione iniziando l’interrogatorio con un incipit degno della banda bassotti: “Intendo svuotare il sacco” (clicca per leggere). Sergio Rizzo, dopo avere passato gli ultimi anni a scovare, insieme a Stella, bidelli in esubero assunti dalle pubbliche amministrazioni avvezze allo spreco, coglie solo ora il profilo improbabile di alcuni figuri protagonisti della politica italiana. Perché? Se volessimo essere maliziosi ( e vogliamo) potremmo ricordare che, come denunciato da Il Giornale, la sorella del giornalista Rizzo risulta essere consulente del sottosegretario Antonio Catricalà, vicinissimo a Monti (clicca per leggere). E siccome, come direbbero a Napoli, “Ccà nisciuno è fesso”, valutando insieme tutti gli ingredienti, il senso nascosto del pezzo di Rizzo sembra essere chiarissimo: il destino dell’oratore Cesa La Qualunque è irrimediabilmente segnato. Monti, per vie traverse e ben dissimulate, ha fatto capire al bel Pierferdinando Casini che non arretrerà di un millimetro.

    Francesco Maria Toscano

    4/01/2012

    Categorie: Politica

    3 Commenti

    1. Twin Astir scrive:

      Ora si capisce perchè quest’anno aumenta la tassa sui rifiuti (Tares): bisogna provvedere anche allo smaltimento di certa gentaglia che vorrebbe riciclarsi (se almeno fosse utile).

    2. Balbillus scrive:

      Però…articolo interessantissimo.

    3. Sonny scrive:

      Quanto mi piacciono certi collegamenti!

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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