Il prossimo Presidente della Repubblica sarà Giuliano Amato. A meno che qualche imprevisto non cambi in corso d’opera la portata degli eventi, l’ascesa sul Colle del dottor Sottile rappresenta la classica soluzione di “sistema”. La seconda Repubblica nasce sul sangue delle stragi che trucidarono nel 1992 Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Falcone fu ucciso dal tritolo il 23 maggio del 1992 mentre il Parlamento italiano era impegnato ad eleggere il successore al Quirinale di Francesco Cossiga. La strage di Capaci costrinse Giulio Andreotti, da tutti considerato il candidato più quotato, a lasciare il passo in favore di Oscar Luigi Scalfaro, democristiano atipico e moralisteggiante. L’indagine condotta oggi, fra mille difficoltà, dalla Procura di Palermo avrebbe approfondito anche il ruolo svolto da Scalfaro nella fase della oramai accertata trattativa Stato-mafia (clicca per leggere). Purtroppo la morte ha bussato prima dei pm. Senza fare luce sulle vere dinamiche del biennio stragista che insanguinò allora un’Italia già scossa dal ciclone “Mani Pulite”, non costruiremo mai una democrazia libera e compiuta. Il sistema di potere che ancora oggi avvelena l’Italia è il risultato diretto degli accordi scellerati di quegli anni. Per questo tutti i magistrati che hanno via via tentato di servire la verità, sono stati progressivamente isolati, depotenziati e ostacolati dall’intero establishment italiano. Certi segreti vergognosi devono rimanere tali, altrimenti il finto prestigio di tanti alti papaveri crollerebbe immediatamente e per sempre. Guarda caso, da Scalfaro in poi, sono saliti sul Colle più alto solo figure politiche che rivestivano un ruolo politico importante durante il tragico biennio ’92-’93. Dopo Scalfaro venne il turno di Carlo Azeglio Ciampi, già Presidente del Consiglio nel 1993, anno in cui le stragi si spostarono in Continente. Anche Ciampi è stato ascoltato dalla magistratura palermitana procedente (clicca per leggere). Finito il settennato di Ciampi è iniziato quello, tuttora in corso, di Giorgio Napolitano, presidente della Camera nel 1993 e futuro ministro dell’Interno nel  primo governo Prodi. La polemica fra l’attuale inquilino del Quirinale e la magistratura che indaga sugli anni della trattativa è cronaca recente. Non tutti sanno però che, secondo Gioacchino Genchi, ex vicequestore di Palermo, le bombe scoppiate a Roma nel 1993 nelle chiese di San Giovanni in Laterano e San Giorgio al Velabro contenevano due messaggi precisi: “Si trattata di due messaggi per i Presidenti delle Camere dell’epoca, Giovanni Spadolini e Giorgio Napolitano”. Da ministro dell’Interno, poi, Giorgio Napolitano assunse alcune decisioni molto controverse che, tra l’altro, suscitarono allora le critiche veementi di un magistrato come Ilda Boccassini che temeva cedimenti sul fronte della lotta alla mafia (clicca per leggere). Le telefonate di Mancino sono infine di stringente attualità. Da una rapida disamina storica, quindi, si evince in maniera chiara che l’oligarchia politica dominante, selezionata negli anni del terrore probabilmente sulla base di criteri non raccomandabili, punta ad eleggere sempre un Presidente della Repubblica che abbia ricoperto un ruolo negli anni a cavallo tra la prima e la seconda Repubblica. Giuliano Amato, Presidente del Consiglio indicato da Scalfaro nel 1992, anno orribile delle stragi di Capaci e via D’Amelio con annessa trattativa, rappresenterebbe perciò una soluzione ottimale per tutti quelli che tremano all’idea che alcuni scheletri possano finalmente uscire dagli armadi. Con Amato sul Colle  in molti continuerebbero a dormire sonni tranquilli per altri sette lunghissimi anni. Troppe cose sono, infatti, ancora pericolosamente sospese. Nessuno, ad esempio, sa ancora (e forse mai saprà) chi e perché depistò i processi sulla morte di Borsellino costruiti intorno alla figura improbabile del boss da strapazzo Vincenzo Scarantino. Spunta proprio ora, inoltre, a pochi mesi dal rinnovo del governo e dall’elezione di un nuovo Presidente della Repubblica, un dossier anonimo di dodici pagine che riguarda proprio gli anni della sciagurata trattativa (clicca per leggere). Sarà un caso? In questi pochi mesi si decide il destino dell’Italia per i prossimi decenni.

    Francesco Maria Toscano

    6/01/2013

    Categorie: Editoriale, Politica

    7 Commenti

    1. Sonny scrive:

      Condivido le tue considerazioni, ma a differenza del passato, ho come l’impressione che tutto sia più difficile, e che qualcosa rischia di saltare travolegendo tutto e tutti. La situazione internazionale è molto cambiata e sinceramente il centro degli interessi non è più l’Europa, per cui se c’è da tagliare qualche ramo secco lo lasceranno fare, perché in pochi all’estero si scomoderanno per impedirlo.

    2. ugo scrive:

      Uh, signur! Giuliano Amato! Siamo a posto. E il prossimo chi dovrebbe essere? Jack lo Squartatore?

    3. [...] possa sentirsi tutelato in pieno solo dalla eventuale nomina di un uomo come Giuliano Amato (clicca per leggere), già premier nel 1992 e capo di quel governo che  decise “misteriosamente” di sostituire al [...]

    4. [...] sostenevo la tesi che individuava nel pessimo Giuliano Amato il probabile successore di Re Giorgio (clicca per leggere). Amato, non a caso il preferito di Napolitano, ricopriva il ruolo di presidente del Consiglio nel [...]

    5. [...] passaggio tra la prima e la seconda Repubblica, stagione tristemente cadenzata dalle bombe di mafia (clicca per leggere). Nel frattempo le quirinarie di Beppe Grillo hanno incoronato la maestrina di Report, Milena [...]

    6. [...] Se, dico per ipotesi, domani rispuntasse un candidato gradito al duo Pdl-Pd, tipo Giuliano Amato (clicca per leggere), passerebbe senza affanni. I numeri ci sono. Franco Marini, espressione dell’inciucione, ha già [...]

    7. [...] le proprie luride radici nei misfatti di ieri, tuttora coperti da una patina di gelatinosa omertà (clicca per leggere). Tutto questo, glielo dico con sincerità, non migliorerà di un millimetro le sue sorti personali. [...]

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      Francesco Maria Toscano, nato a Gioia Tauro il 28/05/1979 è giornalista pubblicista e avvocato. Ha scritto per Luigi Pellegrini Editore il saggio storico politico "Capolinea". Ha collaborato con la "Gazzetta del Sud" ed è opinionista politico per la trasmissione televisiva "Perfidia" in onda su Telespazio Calabria.

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